Teologia – La scelta del papa emerito

Mi hanno chiesto quale è la mia opinione sulla scelta del papa emerito, le opinioni anche fra gli “addetti ai lavori” sono diverse e per poter rispondere in onestà, da oblato benedettino, attingo dalla frase portante della Regola:

Christo omnino nihil praeponere (Nulla anteporre all’amore di Cristo).

Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: stessa maturità, stessi valori evangelici, stesse problematiche, due decisioni diverse! Chi non ricorda quelle pagine scompaginate dal vento mentre Giovanni Paolo II era già al cospetto del “Massimo Fattore?”. L’«urlo» dei fedeli, che spesso è guida del dogma magisteriale, viene raccolto dal suo successore e il «santo subito» diventa realtà. Come mai, allora, Benedetto XVI non ha “emulato” il suo predecessore; che, forse, si voleva precludere una possibile strada per la santità? Alcuni hanno “sospettato” che gli ultimi accadimenti abbiano influito sulla decisione del Papa, ma Aristotele ci ricorda che il phrόnimos (l’uomo saggio) è l’uomo che sceglie secondo coscienza, con coraggio, che è “medietà” tra temerarietà e viltà, cioè l’«agire ponderato e scelto» (Etica Nicomachea, II, 6.7; III,6). Cosa ha motivato, quindi, la sua decisione? La maturità di coscienza, la capacità di discernimento non è mai attribuibile o copia, delle decisioni di un altro. Benedetto XVI ha fatto una scelta epocale non perché si è “dimesso” ma perché ha dichiarato, fortemente, Gesù nostro contemporaneo. Scrive Kierkegaard. «C’è una differenza abissale infinita fra Dio e l’uomo; perciò si è visto che, nella situazione della contemporaneità, diventare cristiani… è per la ragione umana un tormento… In rapporto all’Assoluto non c’è infatti che un solo tempo: il presente; per colui che non è contemporaneo con l’Assoluto, l’Assoluto non esiste affatto. E poiché Cristo è l’Assoluto, è facile vedere che rispetto a lui, è possibile solo una situazione: quella della contemporaneità» (Esercizio del cristianesimo, a cura di C. Fabro, Studium, Roma 1971, 126). Noi, cattolici, affermiamo che Gesù ci è contemporaneo e va adorato e Benedetto XVI precisa: «Solo Gesù è capace di leggere nel fondo del nostro cuore e di svelarci la nostra verità (XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo Dei Vescovi, 7-28 Ottobre 2012». Ecco, lo Spirito, che è “grazioso” e “capriccioso” ha dettato la scelta del Papa: «Christo omnino nihil praeponere», come insegnava il grande Santo di cui il Papa, profeticamente, ha preso il nome. Il Papa sceglie di essere il cristiano che sulla soglia del burrone non tentenna, si lancia sapendo che il Signore gli verrà incontro. Sceglie di essere l’homo absconditus, per essere come Gesù che “si ritira” di notte a pregare. Ecco, quindi, che Benedetto XVI ci indica la via per la santità che interpella il momento presente e seppure in modo, per alcuni, contraddittorio, strano, il Papa addita la strada per una nuova ascesi: amore di Dio (e della Chiesa) fino alla dimenticanza di sé, direbbe Sant’Agostino. Il vero cammino di santità tende alla theòsis: camminare alla ricerca di Dio, in libertà di coscienza: «Nulla anteporre all’amore di Cristo».

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