Separati in casa…

Dedico l’articolo a Luciano, Noemi e la loro cordiale zia che da Alessandria sono venuti a visitare Pompei. Come è mia abitudine attacco subito bottone e il discorso si centra sull’amore e il matrimonio. Questo articolo vuole essere un modo per precisare meglio quanto dicevo loro.

Ci sono dei matrimoni, purtroppo tanti, che non fanno cronaca, dove non accade nulla di particolare, coppie che vediamo sempre insieme, che forse invidiamo. Alcune, forse, anche indicate ad esempio di fedeltà, di complicità, di comunione. Invece, spesso, vivono nello stesso appartamento ma si ignorano. Certo, mai come in questa giornata è da condannare qualsiasi tipo di violenza familiare e sulle donne, gli inermi, ma qualche volta è preferibile una crisi, un momento di discussione, un diverbio, anziché una convivenza che si trascina da anni, dove i due praticamente si ignorano. Sono separati in casa, sono due ombre che si aggirano nello stesso appartamento e lui dice ai figli “tua madre” e non “mia moglie” e lei “tuo padre” e non “mio marito”. Come si giunti a ciò? Ho già scritto dei Beati Luigi e Maria, ma li ricordo ancora perché nella loro casa era ospite fisso il Signore. Spesso noi, tutti, ma in questo caso i coniugi, viviamo con Dio lo stesso rapporto che abbiamo con gli altri: separati in casa! Dio è un ectoplasma, un’ombra nella nostra vita, senza volto, senza parole da dirci, senza reciproche affettuosità, senza abbracci né baci. Eppure per tentarlo chiesero a Gesù: “Maestro qual è il più grande comandamento?”, “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua mente, con tutta la tua anima” rispose Gesù. Andiamo a Messa, recitiamo le coroncine e il rosario, sappiamo a memoria le giaculatorie, l’atto di fede, di speranza, di carità, i misteri principali, i sette doni dello Spirito Santo, le virtù teologali e cardinali, i novissimi, ma viviamo con Dio separati in casa, nella cella della nostra anima! Eppure viviamo, oh! sì viviamo certi di essere zelanti credenti, ma per una vita intera possiamo stare insieme con Dio senza amarlo, come conviventi anonimi, senza scambiarci mai una parola. Capendo questo possiamo capire cosa vuol dire stare una vita con una persona che centellina le parole, che martirio vivere nel reciproco silenzio. Moltiplicato all’infinito, questo martirio lo vive Dio nei nostri confronti. Come fare per vedere se abbiamo con Dio un rapporto idilliaco, fatto di amore vicendevole o siamo “separati in casa”? Facile! Pensate alle cose che dite a Dio. Quante volte al giorno “parlate” con Lui? Cosa gli dite? Quale avvenimento della vostra vita lo vede veramente al centro? “…con tutto il cuore, con tutta la tua mente, con tutta la tua anima”, Dio non si può amare relegandolo in un cantuccio. Se poniamo Dio al centro, se, cioè, lo rendiamo “visibile” nella nostra esistenza, allora anche la coppia vivrà una nuova visibilità, un nuovo significato: marito e moglie lo sono dal giorno del matrimonio, ma lo devono essere per entrambi. L’amore per il coniuge, per il prossimo, è il riflesso del primo comandamento. Percependo di avere avuto in dono l’amore questo mi conduce a diventare dono, sento il bisogno che questo amore si propaghi, che altri ne possano gioire.

Che sia per voi una giornata feconda, piena di amore, un abbraccio, nel Signore, Aniello Clemente.

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