W le famiglie

Beati Beltrame
I santi coniugi Luigi e Beltrame Quattrocchi siano per noi esempio di una vita consacrata all’amore…

Ogni evento della vita di Gesù, a partire dal santo Natale appena celebrato, è una luce che si accede sul suo mistero per illuminarlo in tutta la grandezza della sua verità. Cosa è cambiato o quali sono i paralleli dopo 2000 anni? «Quando venne il tempo della purificazione… portarono il bambino a Gerusalemme… per offrire in sacrificio una coppia di tortore e di giovani colombi (era l’offerta dei poveri)» (Lc 2, 22-24). La Sacra Famiglia è osservante della legge degli uomini (erano andati per il censimento) e a quella di Dio. Quanto la Legge prescrive, loro osservano. Gesù oggi si presenta al tempio per essere offerto al Signore e riscattato. La purificazione era imposta solo alla madre e si richiama a Nm 18,15: «Ogni essere che nasce per primo da ogni essere vivente, offerto al Signore, così degli uomini come degli animali, sarà tuo; però farai riscattare il primogenito dell’uomo e farai riscattare il primo nato di un animale immondo». Oggi è proprio questa la tragedia umana. Nessuno più si riconosce proprietà esclusiva del Signore. È vero che tutto iniziò nel giardino dell’Eden, ma sembra che oggi la questione morale non esiste più. In questo, grande responsabilità è anche della Chiesa, del Popolo di Dio: molti suoi figli non sono come Maria e Giuseppe. Non insegnano con la vita la verità della loro appartenenza esclusiva al Signore e alla sua divina volontà. Da notare che Luca concentra il suo racconto sul primo atto cultuale di Gesù nella città santa come luogo anche dell’evento pasquale e punto di partenza della nascente comunità cristiana.

« Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone… lo prese tra le braccia e benedisse il Signore… Ora lascia o Signore (il Nunc dimittis)… e parlò a Maria    anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2, 25-35). Il Nunc dimittis, a differenza del Magnificat e del Benedictus, sembra sia stato composto da Luca aiutandosi con i testi di Isaia. Dopo i primi tre versi che riguardano Simeone, gli altri descrivono la salvezza universale portata dal bambino che tiene in braccio. Il simbolo della spada può ispirarsi a Ez 14,17 (se io mandassi la spada contro quel paese…) o, forse, a Zc 12,10 (… guarderanno a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito). Certo è che questa “spada” Maria non ha mai rifiutato. La vediamo sempre gioiosa e sorridente al fianco di Gesù, incurante delle pene che dovrà affrontare, sempre pronta a quel “sì” perché la volontà del Signore si compia. Simeone riconosce in questo bimbo la gloria del popolo d’Israele: il popolo eletto da cui era stato predetto che sarebbe germogliato il Messia. Simeone lo vede come il Salvatore promesso “davanti a tutti i popoli”. Sì, Gesù è la luce venuta a illuminare tutte le genti: è questa universalità del mistero di Gesù-Messia che può fare anche di noi delle persone luminose perché aperte alla sua luce, all’ampiezza della sua irradiazione che giunge fino ai confini del mondo e della storia. I nostri fratelli d’Oriente celebrano la Presentazione del Signore come festa dell’incontro. E un incontro giustamente si celebra: di Gesù con il Dio dei padri e con il popolo dei credenti, nel segno della luce, tra promessa e compimento.

«C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme». Ora il vangelo ci presenta due vegliardi santi: Simeone e Anna. Essi sono davvero i precursori di ogni discepolo: i primi, dopo Maria e Giuseppe, a riconoscere Gesù, ancora bambino, come Signore e gloria del popolo di Israele; i primi a lodarlo e a darne testimonianza. Ma come avviene questo riconoscimento? Esso avviene soprattutto grazie alla perseveranza di entrambi nell’attesa della salvezza. Di Anna, in particolare, si dice che non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio giorno e notte. Questa ininterrotta vigilanza interiore, questa dedizione senza termine di continuità, questo servizio oblativo a Dio pieno di fede e di donazione, è tutto questo che la rende capace di profetare davvero su Gesù, anticipando, a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme, l’identità salvifica di quel Bambino. Anche Anna, figlia di Fanuele, conosce Gesù per vera ispirazione dello Spirito Santo. Lo conosce e parla di Lui a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Entrambi, Simeone e Anna, ci insegnano che la profezia è data per essere comunicata, annunziata, rivelata, fatta risuonare in tutti i cuori. Nessuna vera profezia potrà mai morire in noi, estinguersi, perire.  Solo il vecchio Simeone e l’anziana Anna… E perché soltanto loro due? E…tutti gli altri del Tempio di Dio, che erano i perfetti israeliti, gli osservanti della legge dove sono…? Erano persone religiose e conoscevano tantissime cose, ma erano ciechi dentro al cuore perché privi di umiltà, e di piccolezza interiore. Infatti lo Spirito santo guarda solo il cuore: se dentro c’è terra buona per far germogliare la sua Parola, se c’è davvero posto per Lui, per il Signore.

Pensate!… solo questa vecchierella e questo povero vecchio accolgono il Figlio di Dio, che entra nel suo Tempio santo! E oggi com’è la situazione?! Oggi il mondo non sa che Gesù è la luce che deve illuminare Dio della sua verità più pura e più santa. Non lo sa perché i cristiani, costituiti suoi profeti nel Battesimo e testimoni per il Sacramento della Confermazione, tacciono, non parlano, sono divenuti tutti muti. Anzi, spesso prestano la loro voce al coro che è contrario a Cristo Gesù e lo oscurano nella sua unica e sola mediazione di grazia, verità, giustizia, redenzione, santificazione, vita eterna. Il cristiano che da vero profeta si trasforma in un falso predicatore di Dio è la più grande sciagura e calamità per il mondo intero.

Gesù è la Sapienza incarnata ed eterna e che nella sua umanità, pieno di sapienza, cresce e si fortifica nell’amore di famiglia che lo accolto nella fede. Il vangelo di oggi ispira l’esortazione di Giovanni Paolo II: «famiglia, diventa ciò che sei!».

Un abbraccio a tutte le famiglie del mondo, A.C.

pensiero della sera

luna buonanotte
come la luna si specchia nel mare specchiatevi negli occhi della persona amata…

«Ho imparato che non posso esigere l’amore di nessuno. Posso solo dar loro buone ragioni per apprezzarmi ed aspettare che la vita faccia il resto» (William Shakespeare).

«Aprendí que no puedo decir que amamos a nadie. Yo sólo les puedo dar buenas razones para mí apreciar y esperar a que la vida para hacer el resto».

«Je ai appris que je ne peux pas prétendre aimer quelqu’un . Je ne peux que leur donner de bonnes raisons de me apprécier et attendre pour la vie pour faire le reste».

«I learned that I can not claim to love anyone. I can only give them good reasons to appreciate me and wait for life to do the rest»

Col naso schiacciato ai vetri, persa nella diafana luce dei lampioni, osservi le piccole nuvole di fiato che seguono il ritmo del tuo respiro. Un lampo, improvviso, squarcia la notte e illumina a giorno, per un attimo, fugace come un battito di ciglia, il golfo più bello del mondo. Ripensi al giorno in cui sei rimasta “folgorata” da quel ragazzo che adesso, uomo fatto, dorme supino, con la bocca che accenna un sorriso; forse sogna di te o ti piace crederlo. Così, ingenuamente, tiri il fiato e lo adagi sul vetro disegnando un cuore trafitto dalle vostre iniziali.

Buona notte. A. C.

Cicero pro domo sua

La locuzione, tradotta letteralmente significa “Cicerone in difesa della sua casa”, è il titolo di un’orazione tenuta da Marco Tullio Cicerone per riavere l’area e i fondi per rifabbricare la sua casa, confiscatagli durante l’esilio. Si cita volentieri all’indirizzo di chi difende con fervore una causa propria, o di chi si esalta nel far valere le proprie ragioni. Ebbene, questa volta userò questo spazio per pubblicizzare alcuni opuscoli dei quali sono l’autore con il caro amico e direttore della E.D.I. il prof. Piccinno

Nel libro vi è l’essenziale di tutto ciò che riguarda il Battesimo, con molte indicazioni e spiegazioni di segni e simboli battesimali. Seguendo lo svolgimento del Rito del Battesimo dei Bambini, presenta i contenuti telogici, liturgici e spirituali del Battesimo. Disseminate nel libro vi sono alcune citazioni dei Padri della Chiesa, i quali ci hanno tramandato delle bellissime riflessioni; vi si trovano immagini di opere d’arte battesimali, le quali fanno «vedere» con gli occhi ciò che si crede con l’intelligenza; inoltre vi sono delle indicazioni pratiche per la celebrazione; se corredato negli appositi spazi di qualche foto del battesimo, potrebbe essere adottato come ricordo del Battesimo

http://www.edi.na.it/collane/65-il-battesimo-del-nostro-bambino–9788889094716.html

Nel libro vi è l’essenziale di quanto riguarda la Confermazione, con molte indicazioni e spiegazioni di segni e simboli della Confermazione. Seguendo lo svolgimento del rito della Confermazione, i curatori presentano i contenuti teologici, liturgici e spirituali della Confermazione. Disseminate nel libro vi sono alcune citazioni dei Padri della Chiesa, i quali ci hanno tramandato delle bellissime riflessioni; vi si trovano immagini di opere d’arte relative al sacramento, le quali fanno «vedere» con gli occhi ciò che si crede con l’intelligenza; inoltre vi sono delle indicazioni pratiche per la celebrazione. Alla fine vi è una pagina da personalizzare con foto e informazioni del confermato, in questo caso potrebbe diventare un bel ricordo della Confermazione.

http://www.edi.na.it/collane/66-la-mia-confermazione–9788889094730.html

Nel libro, terzo della Collana, vi è l’essenziale di quanto riguarda l’Eucaristia, con molte indicazioni e spiegazioni di segni e simboli dell’Eucaristia. Seguendo lo svolgimento del rito dell’Eucaristia, i curatori presentano i contenuti teologici, liturgici e spirituali del terzo sacramento dell’Iniziazione cristiana. Disseminate nel libro vi sono alcune citazioni dei Padri della Chiesa, i quali ci hanno tramandato delle bellissime riflessioni; vi si trovano immagini di opere d’arte relative al sacramento, le quali fanno «vedere» con gli occhi ciò che si crede con l’intelligenza; inoltre vi sono delle indicazioni pratiche per la celebrazione. Alla fine vi è una pagina da personalizzare con foto e informazioni, per questo potrebbe diventare un bel ricordo della Prima comunione.

http://www.edi.na.it/collane/67-la-nostra-eucaristia-9788889094778.html

Nel libro vi è l’essenziale di quanto riguarda il rito del matrimonio, con molte indicazioni e spiegazioni di segni e simboli delle nozze. Seguendo lo svolgimento del Rito delle nozze, i curatori presentano i contenuti teologici, liturgici e spirituali delle nozze. Disseminate nel libro vi sono alcune citazioni dei Padri della Chiesa, i quali ci hanno tramandato delle bellissime riflessioni; vi si trovano immagini di opere d’arte relative al sacramento, le quali fanno «vedere» con gli occhi ciò che si crede con l’intelligenza; inoltre vi sono delle indicazioni pratiche per la celebrazione. Alla fine vi è una pagina da personalizzare con foto e informazioni. Potrebbe diventare un bel ricordo delle nozze.

http://www.edi.na.it/collane/68-le-nostre-nozze-9788889094891.html

Spiegazione di segni e simboli del sacramento della Penitenza e della riconciliazione. Presentazione del Rito della penitenza. Illustrazione dei contenuti teologici, liturgici e spirituali della penitenza e riconciliazione. Disseminate nel libro vi sono: citazioni dagli scritti dei Padri della Chiesa; immagini artistiche legate alla penitenza; indicazioni pratiche; bibliografia essenziale.

http://www.edi.na.it/collane/51-penitenza-e-riconciliazione-9788898264001.html

Auguri a Stefano e Stefania…

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Pietro da Cortona: il martirio di santo Stefano, si vede a destra Saulo (il futuro san Paolo) che tiene i mantelli.

Stefano è il “protomartire”, cioè il primo cristiano ad aver dato la vita per testimoniare la propria fede in Cristo e per la diffusione del Vangelo. Gli Atti degli Apostoli, ai capitoli 6 e 7, narrano la sua chiamata e la sua morte. Dopo la Pentecoste, il numero dei discepoli andò sempre più aumentando e sorsero dei dissidi fra gli ebrei di lingua greca e quelli di lingua ebraica, perché secondo i primi, nell’assistenza quotidiana, le loro vedove venivano trascurate. Allora i dodici apostoli (Giuda era stato rimpiazzato da Mattia At 1,15-26), riunirono i discepoli dicendo loro che non era giusto che essi disperdessero il loro tempo nel “servizio delle mense”, trascurando così la predicazione della parola di Dio e la preghiera, pertanto dovevano trovarsi dei sostituti. Vennero eletti Stefano, uomo pieno di fede e Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas e Nicola di Antiochia; a tutti, gli apostoli imposero le mani, (la chiesa ha visto in questo atto l’istituzione del ministero diaconale). Gli Atti degli Apostoli raccontano come Stefano fosse pieno di grazia e di fortezza, e come compisse grandi prodigi tra il popolo, non limitandosi al lavoro amministrativo ma essendo attivo anche nella predicazione, soprattutto fra gli ebrei della diaspora, che passavano per la città santa di Gerusalemme e che egli convertiva alla fede in Gesù crocifisso e risorto. Verso l’anno 36 gli ebrei ellenistici, vedendo il gran numero di convertiti, sobillarono il popolo e accusarono Stefano di “pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”. Gli anziani e gli scribi, secondo quanto riportato dagli Atti, lo catturarono trascinandolo davanti al Sinedrio[1] e con falsi testimoni fu accusato e alle domande del Sommo Sacerdote Stefano rispose pronunziando un accalorato discorso, il più lungo degli Atti degli Apostoli, in cui ripercorse la Sacra Scrittura dove si diceva che il Signore aveva preparato per mezzo dei patriarchi e profeti l’avvento di Gesù, e che gli Ebrei avevano risposto sempre con durezza di cuore. Questo fece scatenare l’odio dei presenti e Stefano, ispirato dallo Spirito, alzò gli occhi al cielo e disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo, che sta alla destra di Dio”. A quel punto i presenti lo trascinarono fuori dalle mura della città e presero a lapidarlo. I loro mantelli furono deposti ai piedi di un giovane di nome Saulo (il futuro apostolo delle genti, Paolo di Tarso), che assisteva all’esecuzione. In realtà non fu un’esecuzione, in quanto il Sinedrio non aveva la facoltà di emettere condanne a morte, ma non fu in grado nemmeno di emettere una sentenza in quanto Stefano fu trascinato fuori dal furore dei presenti, quindi si trattò probabilmente di un linciaggio. Tra la nascente chiesa e la sinagoga ebraica il distacco si fece sempre più evidente, fino alla definitiva separazione; la Sinagoga si chiudeva in sé stessa per difendere e portare avanti i propri valori tradizionali; la nascente religione, sempre più inserita nel mondo greco-romano, si espandeva iniziando la straordinaria diffusione del Vangelo.

santa-stefania-e-santo-stefano-Una precisazione e una bella storia come mio augurio ai tanti Stefano e Stefania che mi onorano della loro amicizia. La precisazione è che Santa Stefania si festeggia il 18 settembre in ricordo della beata Stefania, vergine francese, martirizzata a Vienne. Con lo stesso nome si commemora anche la beata Quinzani, morta nel 1530, il 2 gennaio. Nel presepio, qualche volta, vedrete una giovane donna con un bimbo in braccio. Secondo un’antica narrazione era una giovane lavandaia non ancora coniugata. In quel tempo alle giovani non era consentito far visita alle donne che avevano appena partorito, quindi Stefania non avrebbe potuto vedere Gesù Bambino. Tuttavia si recò alla Grotta ma gli Angeli le impedirono l’accesso. Stefania prese una pietra e l’avvolse nelle fasce, la strinse al petto e in questo modo entrò e si avvicinò al Bambino. Al suo cospetto la pietra si animò e si trasformò miracolosamente in un bambino al quale fu imposto il nome di Stefano, il primo bambino nato dopo Gesù, ecco perché festeggiato il 26[2].

[1] La data è quasi certa perché non fu crocifisso, bensì lapidato, questo significa che la morte di Stefano è avvenuta durante il periodo di vuoto amministrativo seguito alla deposizione di Ponzio Pilato (36 d.C.), il quale si era irrimediabilmente inimicato la popolazione per l’eccesso di violenza usata per sedare le rivolte. In quel periodo a comandare in Palestina era quindi il Sinedrio, che eseguiva le condanne a morte tramite lapidazione, secondo la tradizione locale. In particolare, nella Bibbia è scritto che Stefano si inimicò alcuni liberti, probabilmente sono i discendenti dei giudei, condotti a Roma da Pompeo nel 63 a. C., venduti come schiavi e in seguito liberati.

[2] Cf. i link allegati. http://www.edi.na.it/arte/173-po-assieme-se-mettetteno-a-sonare-i-mestieri-del-presepio-napoletano-9788898264138.html;http://www.edi.na.it/arte/172-te-piace-o-presepio-viaggio-nel-fantastico-mondo-del-presepio-napoletano-9788898264179.html. Qualora si dovessero acquistare più copie potete rivolgervi a mio nome all’editore (prof. Piccinno) per uno sconto sui volumi e le spese di spedizione.

Santo Stefano Patrono

grazia alla stazione
mia moglie: se sorride così dopo 37 anni di matrimonio con me o è folle o è votata alla santità…

Santo Stefano è il Patrono di molti comuni italiani e chi, come me, ha quasi 12 lustri vissuti esplorando il mondo e il volto d’altri, ha vivi nella memoria luoghi e persone e oggi ne approfitto per ricordare quei paesi dove S. Stefano è onorato come Patrono, partendo dal Settentrione dove negli anni ’80 con la mia cara moglie eravamo giovani sposi: a confine con Mariano Comense avevamo il nostro nido d’amore, una mansarda a via Milano 44, a Fino Mornasco lavoravo in Fisac, e ricordiamo con affetto Minicozzi e i tanti amici di allora, A San Stino di Livenza e a Caorle abbiamo vissuto un’estate speciale con i nostri amici Gianni e Marisa, Cesano Maderno, Tradate e Vimercate, tante volte attraversati nelle nostre scorribande giovanili, chiudono il ricordo affettuoso del Nord. Essendo anche il patrono di Prato ricordiamo e inviamo i nostri auguri a i nostri amici e parenti ad Alfonso, a Rosetta e alle loro famiglie. Melito, Qualiano, Tuoro, Capua, mi riportano ai tempi della giovinezza, del Bar 2000, a Mena e a Edoardo, a Nunzia e a Bianca e ai tanti amici che la foce della vita ha portato lontano. Di Vitulazio, salutiamo con particolare affettuosità Giuseppe e mio fratello Michele con la sua bella famiglia. Per ultimo Telese Terme tante volte attraversato quando raggiungevo la mia futura sposa, allora giovane studentessa e quando mi recavo dalla mia cara mamma allora convalescente ed oggi, circondata dall’affetto e dalle cure dei suoi cari, vi si reca in visita al lago.

Che la gioia del Natale riscaldi ancora i vostri cuori, con rinnovato affetto un abbraccio ai miei amici di ieri, di oggi e…, di domani, A.C.

In quella grotta siamo tutti fratelli

mani
Insieme, anche dalle rovine, possiamo far spuntare un fiore…

En esa cueva que todos somos hermanos

In that cave we are all brothers

Dans cette grotte nous sommes tous frères

Buon Natale, o meglio, che sia un Natale di pace! Che ironia della sorte: mentre ci scambiamo parole di augurio e di pace, la cronaca è un elenco di morti. Mentre con cura scartiamo i regali posti sotto l’albero, cuori impazziti ammazzano i loro amori ed esseri indegni di chiamarsi uomini tolgono la vita ai propri simili. E quel che più mi sconcerta è che i morti innocenti stanno correndo incontro al Padre implorando il perdono dei loro carnefici. Ormai la morte non ci sorride più beffarda: troppo indaffarata a raccogliere corpi inermi sui cigli delle strade, nei burroni, lungo le strade, fuori dalle discoteche, nei cantieri di lavoro… Ed impreca, pensando a quando il suo lavoro era molto meno oneroso perché, per lo più, si moriva di vecchiaia! Ormai siamo assuefatti alle cattive notizie e, quel che è peggio, siamo diventati così apatici da pensare di non poter cambiare questo stato di cose, ma io credo che non sia così e la convinzione mi è venuta guardando il piccolo presepio costruito per il mio nipotino Matteo. È vero che la centralità di tutto è la capanna e il miracolo della Natività, ma chi rende il tutto animato, coreografico, piacevole allo sguardo? Senza essere miscredente, chi sono i personaggi del presepio? “I Pastori”. Sì, proprio loro. Il dormiente, lo stralunato, la pastorella, lo zampognaro, il suonatore di flauto, il portatore d’acqua, il bovaro, il mugnaio, tutti coloro che presi singolarmente non son degni di nota per la loro povertà, ma insieme formano la sinfonia che canta la lode al Bambino. Dopo che gli angeli li avevano avvertiti dell’evento, raccolsero le poche masserizie, spinsero le greggi per mettersi in cammino verso Betlemme. L’evangelista Luca scrive: «andarono senza indugio» (Lc 2,16). I poveri non hanno nulla che li trattenga. Partono senza guardare indietro (ciò che chiederà il Maestro: Mt 5,20.22). Il loro cammino viene guidato da una stella, ma soprattutto il cammino viene orientato dalla fede, i pastori ancora non lo sanno ma sono i primi discepoli del Signore. E lo saranno per la loro fede che si manifesta con pochi verbi. La fede è prima di tutto un “andare verso”. È un “trovare” e un “vedere”. Essi non sono andati alla ricerca di una verità astratta, ma hanno incontrato una Persona, viva. Nell’innocuo, fragile segno di quell’inerme Bambino hanno accolto il Signore della pace. Ma la fede, per essere vera, è ancora un “riferire” l’esperienza vissuta, la gioia dell’incontro. Nel loro cuore c’era l’attesa di un avvenimento che li avrebbe resi ricchi per sempre. Saranno i primi a testimoniare il Vangelo sconvolgente di un Dio fattosi uomo (precursori di Maria di Magdala e dei discepoli di Emmaus). Il dinamismo del credere comporta un’andata e un ritorno; senza il desiderio dell’annuncio la fede resta solo un’esperienza soggettiva. La testimonianza del credente non lascia indifferenti, ma interroga e suscita crisi spesso salutari. Eccoci dunque al nocciolo del mio ragionamento. È vero, la maggior parte di noi non è che un comprimario sulla scena del mondo, attori reclutati per fare la “folla” nel grande kolossal che è la vita, insignificanti pastori che osannano i tanti dèi di turno (che però non vivono in squallide capanne!!!), chini nell’ossequio e nel credere che non possiamo far  nulla. Eppure se avessimo prestato più attenzione ai tanti presepi visitati come turisti e non come pellegrini, avremmo notato che in quella grotta, nella genesi della nuova storia, c’era la Pace. «Egli infatti è la nostra pace» scrive Paolo ai cristiani di Efeso (Ef 2,14). Perché la pace è la centralità della grande notizia del Natale. Nel grembo della Vergine Madre siede il «principe della pace» (Is 9,5). Non è ardito, dunque, all’alba di questo nuovo anno, seguendo l’esempio del Papa e Obama, restituire a noi, “ai pastori”, l’esaltante missione di “educatori alla pace”. Impresa ardua! Come ogni sfida. Ma la pace, e qui dobbiamo interrogarci tutti, non è solo il silenzio delle armi, questo è una conseguenza. La pace è pienezza di amore, è armonia. È il prisma della vita che si rifrange in molte virtù, come la tolleranza, il rispetto, l’amore per la verità, il dialogo. Educare alla pace significa farsi compagni di viaggio nell’arduo cammino della libertà, la quale permane autentica se amica della verità e dell’amore. Anche oggi, in questo mondo frastornato dal fragore delle armi degli innumerevoli conflitti bellici, come i pastori di Betlemme, la gente guarda nella direzione della pace, tutti la vogliono, sta dentro l’orizzonte di ogni desiderio umano. Ma perché allora non la si raggiunge? Mi perdonino quelli che, a torto a ragione, mi accusano di parlare troppo spesso di religione, ma credo che non si raggiunga la pace perché molti hanno smarrito “l’avvenimento”, la sorgente. Ma i pastori no! La grandissima gioia di vivere una vita illuminata dalla stella fa pensare che valga la pena di andare nella direzione giusta: alla volta di Betlemme. La «pace in terra agli uomini che egli ama» ha il volto di tanti uomini e tante donne di buona volontà. Ha il volto del vicino di casa, della suocera “petulante” o della nuora “ingrata”, ha il volto di nostro figlio, di nostra madre, di ognuno di Voi che mi leggete con sopportazione o con affetto. Non restiamo chiusi nei nostri cenacoli paralizzati dalla paura di non essere in grado di migliorare il mondo, di spazzare via con un tornado tutte le sue brutture, guerre, ingiustizie, carestie. Usciamo incontro ai fratelli “armati” solo della pace che ci infonde il Bambino, quel soffio gentile che accarezza i visi bruciati dall’arsura, da quella sete di Infinito che solo in Lui può trovare Pace.

Shalom, buon Natale e pace a tutti, Aniello Clemente.

Grazie per i 100 “Mi piace”

buongiorno3Grazie perché sotto l’albero ho trovato un grande regalo, fatto da 100 mani che, insieme, pian piano, hanno infiocchettato questo dono che mi ha reso più felice del bimbo che riceve l’agognato dono. Alcuni li tengo ben presente nel cuore e nella mente: sono i “miei” ragazzi coi quali ho condiviso un pezzo di vita, ed oggi giovani uomini e donne speranze del nostro futuro, Alessia Agazzi, Andrea Orsini, Chiara Baronio, Davide Zavaglio, Dario Vice, Federico Raggi, Matteo Venturini, Ravinder Sing, Sabry Bergamaschi, Samuel Ferrari, Serena Girelli, Tatiana Ciobanu e tanti altri che ricordo sempre con affetto; o miei amici e compagni di studio come Annalisa Picardi, Eugenio Tuppo, Francesca Di Capua, Maria Esposito, Nunzia Gianniello, Pia D’Elia, Patrizia De Iulio, Regina Paolomba, Rosalba Iaccarino, Tina Fiorentino e i tanti che hanno diviso il banco con me; le famiglie del gruppo Danza coi quali condivido la gioia del saggio a giugno, capitanate da Raffaelle Pandolfi, come rappresentanti delle mamme e dei papà cito per i tanti Rakele Scialla e Franco Aversa; e come dimenticare i miei affetti più cari, le mie adorate figlie Evelyn e Deborah, i miei generi Giuseppe e Alessandro, le mie figlie “adottive” Antonella, Clelia, Teresa, e le loro splendide famiglie. Ringrazio tutti quelli che per motivi di spazio non ho potuto citare e in particolar modo alcuni amici di Brescia e Provincia e i tanti nuovi amici del Sudamerica che mi hanno ricordato le mie origini venezuelane. Qualcuno riterrà puerile allietarsi per “soli” 100 “Mi piace”, ma io non mi occupo di gossip o di una materia “leggera”, né passo il mio tempo a chattare per richiedere nuovi “amici”, anzi, io parlo di una materia evanescente, in un film pesava solo 20 grammi, scusate, io parlo a una materia evanescente: l‘anima! Avere 100 amici vuol dire poter guardare in 200 occhi e scoprire il loro specchio, universi interi si spalancano davanti a noi se sappiamo guardare negli occhi di chi amiamo, di chi ci sta vicino, di chi condivide con noi questa splendida passeggiata terrena. È vero che è arduo rispondere ad interrogativi più grandi di me ma la mia teologia si fonda sull’ascolto della Parola, l’ossequio del Magistero, partendo sempre dalla certezza di essere una piccola creatura in dialogo col Trascendente. Questa piccolezza, la mia creaturalità, l’argilla della quale sono impastato a volte prende il sopravvento, ma so che nella mia libertà posso scegliere già qui quella felicità che mi è stata promessa altrove. So che l’albero del bene e del male è una leggenda, ma il serpente tentatore è una triste realtà, per questo a volte l’angelo soccombe e la bestia trionfa ma sant’Agostino ci ricorda che Dio è così potente da trarre sempre il bene anche dal male. Qualche scettico mi citerà Hobbes e Spinoza dicendomi che l’uomo è «lupo fra i lupi» e «i pesci più grandi mangiano i piccoli», ma rispondo che il profeta Isaia, il Dante della letteratura ebraica, ha detto che un giorno trasformeremo le nostre armi in vomeri e falci e non ci faremo più guerra. Ognuno di noi è chiamato a realizzare questa profezia, e, specialmente, in questo fausto giorno, mentre il Cielo si prepara ad unirsi alla Terra, uniti agli Angeli del presepio, non bisogna stancarsi di parlare d’amore tra gli uomini di buona volontà.

Auguri, un abbraccio, A.C.