pensiero del giorno

buongiorno1Il benessere non ha creato il superuomo ma il pover’uomo (Albert Schweitzer).

El bienestar no creó el superhombre, pero el pobre hombre.

The well-being did not create the superman but the poor man.

Le bien-être n’a pas créé le surhomme mais le pauvre homme.

San Tommaso d’Aquino

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Trionfo di san Tommaso, di Benozzo Gozzoli

Tommaso d’Aquino (Roccasecca, 1225 – Fossanova, 7 marzo 1274) fu un frate domenicano, esponente della Scolastica, definito Doctor Angelicus dai suoi contemporanei. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica che dal 1567 lo considera anche dottore della Chiesa. È venerato come santo anche dalla Chiesa luterana. Tommaso rappresenta uno dei principali pilastri teologici e filosofici della Chiesa cattolica: egli è anche il punto di raccordo fra la cristianità e la filosofia classica, che ha i suoi fondamenti e maestri in Socrate, Platone e Aristotele, e poi passati attraverso il periodo ellenistico, specialmente in autori come Plotino. Fu allievo di sant’Alberto Magno, che lo difese quando i compagni lo chiamavano “il bue muto” dicendo: «Ah! Voi lo chiamate il bue muto! Io vi dico, quando questo bue muggirà, i suoi muggiti si udranno da un’estremità all’altra della terra!». Tommaso spiega che l’uomo non può stabilire se il mondo è infinito o se è stato creato dal nulla, poiché queste tesi riguardano l’ambito della fede e non è possibile arrivarci razionalmente, l’uomo può solo rifarsi alle verità rivelate che dicono che l’universo ha effettivamente un punto zero dal quale è nato. Nelle opere di Tommaso l’universo (o cosmo) ha una struttura rigorosamente gerarchica: posto al vertice da Dio che viene posto come al di là della fisicità, governa da solo il mondo al di sopra di tutte le cose e gli enti; al di sotto di Dio troviamo gli angeli (forme pure e immateriali) ai quali Tommaso attribuisce la definizione di intelligenze motrici dei cieli anche esse ordinate gerarchicamente tra di loro; poi un gradino più in basso troviamo l’uomo, posto al confine tra il mondo delle sostanze spirituali e il regno della corporeità, in ogni uomo infatti si ha l’unione del corpo (elemento materiale) con l’anima intellettiva (ovvero la forma, che secondo Tommaso costituisce l’ultimo grado delle intelligenze angeliche), l’uomo è l’unico ente in contatto sia con il mondo fisico, sia con il mondo spirituale. Tommaso crede che la conoscenza umana cominci con i sensi, l’uomo non avendo il grado di intelligenza degli angeli non è in grado di apprendere direttamente gli intelligibili, ma può apprendere solamente attribuendo alle cose una forma e quindi solamente grazie all’esperienza sensibile. Un’altra facoltà necessaria che caratterizza l’uomo è la sua tendenza a realizzare pienamente la propria natura ovvero compiere ciò per cui è stato creato. Ciascun uomo infatti corrisponde all’idea divina su cui è modellato di cui l’uomo è consapevole e razionale, conscio delle proprie finalità, alle quali si dirige volontariamente avvalendosi dell’uso dell’intelletto (l’uomo prende le proprie decisioni sulla base di un ragionamento pratico con cui tra due beni sceglie sempre quello più consono al raggiungimento del suo fine). Al di sotto dell’uomo troviamo le piante e le varie molteplicità degli elementi. Il suo operato culmina nella Summa Theologiae (cioè “Il complesso di teologia”), in cui tratta in maniera sistematica il rapporto fede-ragione ed altre grandi questioni teologiche. Agostino vedeva il rapporto fede-ragione come un circolo ermeneutico (dal greco ermeneuo, cioè “interpreto”) in cui credo ut intelligam et intelligo ut credam (ossia “credo per comprendere e comprendo per credere”). Tommaso porta la fede su un piano superiore alla ragione, affermando che dove la ragione e la filosofia non possono proseguire inizia il campo della fede ed il lavoro della teologia. Dunque, fede e ragione sono certamente in circolo ermeneutico e crescono insieme sia in filosofia che in teologia. Mentre però la filosofia parte da dati dell’esperienza sensibile o razionale, la teologia inizia il circolo con i dati della fede, su cui ragiona per credere con maggiore consapevolezza ai misteri rivelati. La ragione, ammettendo di non poterli dimostrare, riconosce che essi, pur essendo al di sopra di sé, non sono mai assurdi o contro la ragione stessa: fede e ragione, sono entrambe dono di Dio e non possono contraddirsi. Questa posizione esalta ovviamente la ricerca umana: ogni verità che io posso scoprire non minaccerà mai la Rivelazione anzi, rafforzerà la mia conoscenza complessiva dell’opera di Dio e della Parola di Cristo. Si vede qui un esempio tipico della fiducia che nel Medioevo si riponeva nella ragione umana. Nel XIV secolo queste certezze andranno in crisi, coinvolgendo l’intero impianto culturale del periodo precedente. La teologia, in ambito puramente speculativo, rispetto alla tradizione classica, è considerata una forma inferiore di sapere, poiché usa le armi della filosofia senza partire da qualcosa che abbia la forza della necessità filosofica, ma Tommaso fa notare, citando Aristotele, che non si può mai dimostrare tutto (sarebbe necessario un processo all’infinito), ed anche che si possono distinguere due tipi di scienze: quelle che esaminano i propri principi e quelle che ricevono i principi da altre scienze, costruendo sopra di essi come su dati validi. La teologia, rivalutata, si costruisce le basi della sua substantia. L’ideale, per uno spirito concreto come Tommaso, sarebbe superare la fede e raggiungere la conoscenza ma, sui misteri fondamentali della Rivelazione, questo non è possibile nella vita terrena del corpo. Avverrà nella vita eterna dello spirito. La filosofia è dunque ancilla theologiae e regina scientiarum, primo fra i saperi delle scienze. Il primato del sapere teologico non è nel metodo, ma nei contenuti divini che affronta, per i quali è sacrificabile anche la necessità filosofica. Il primato della teologia verrà fortemente discusso nei secoli successivi, ma sarà anche lo studio praticato da tutti i filosofi cristiani nel Medioevo e oltre, tant’è che Pascal fece la sua famosa “scommessa” ancora nel XVII secolo. La teologia era questione sentita dal popolo nelle sacre rappresentazioni, era il mondo dei medioevali e degli zelanti studenti che attraversavano a piedi le paludi di Francia per ascoltare le lectiones dell’Aquinate nella prestigiosa Università della Sorbonne di Parigi, incontrandosi da tutta Europa.

pensiero del giorno

san tommaso«Donami, Signore Dio, la vita senza morte, il gaudio senza dolore, là dove c’è la somma libertà, la libera sicurezza, la sicura tranquillità, la gioconda felicità, la felice eternità, l’eterna beatitudine, la visione e la lode della verità, o Dio! Amen» (Tommaso d’Aquino, Piae Preces, s.3).

Dame, Señor Dios, la vida sin muerte, la alegría sin dolor, donde existe la libertad definitiva, el profundo libre, tranquila y segura, la felicidad alegre, feliz eternidad, la bienaventuranza eterna, la visión y la alabanza de la verdad, oh Dios! Amén.

Donne-moi, Seigneur Dieu, la vie sans mort, la joie sans douleur, où il ya la liberté de la somme, la sécurité libre, sûr et tranquille, le bonheur joyeux, l’éternité heureuse, le bonheur éternel, la vision et la louange de la vérité, ô Dieu! Amen.

Give me, Lord God, life without death, joy without pain, where there is the sum freedom, the free safety, safe quiet, joyous happiness, happy eternity, eternal bliss, vision and praise of truth, O God! Amen.

Il Vangelo della Domenica (Mc 1,14-20): “Passa la figura di questo mondo… Il tempo è ormai compiuto”.

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Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo (Mc 1,15).

1Cor 7,29.31: “Il tempo si è fatto breve…passa la figura di questo mondo”; Mc 1,15: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”. Da ieri c’è un’urgenza che genera fretta, inquietudine in ogni cristiano: che non ci capiti di perdere l’ultima occasione per essere felici: il regno di Dio! Qualora non sapessimo cosa fare Paolo ce lo ricorda con una serie di opposizioni che sono un richiamo a non assolutizzare il presente. Non ci pensiamo mai abbastanza ma se non siamo felici è perché il “presente” influisce fortemente condizionando le nostre scelte. Qualcuno penserà che, grazie, coi tempi che corrono c’è ben poco da essere felici, relegando il tutto «a ‘na rancuccella ‘è renar’» (a un pugno di soldi). Si è infelici anche quando il presente va a gonfie vele, quando siamo nell’abbondanza, nella gioia, perché sempre si annida il tarlo della provvisorietà: che tutto quello di cui godiamo può non essere per sempre. Contempliamo la nostra bella casa, i nostri preziosi mobili, la macchina di lusso, la scrivania in radica di noce, ma basta che ci passi per la mente che potremmo perdere tutto che piombiamo nella disperazione e inconsolabili lacrime di coccodrillo scivolano  sulle nostre guance senza scavare in profondità. L’uomo, lo dice la Filosofia, la Teologia, lo statuto ontologico, è nato per essere felice, ma non sappiamo coniugare i tempi, il quando e il come e vorremmo essere felici sempre e, quindi, anche i beni momentanei, del presente, non goduti appieno, possono essere motivo di infelicità. Che dire poi quando l’avversa sorte decide di guardare verso di noi o quando Atropo taglia il sottile filo di una persona amata, allora sì che dovremmo dirci infelici. E Paolo con i suoi dinieghi sembra spronarci oltre, e ci suggerisce “fa come se non lo fossi”: chi è sposato…, come se non o fosse; chi è ricco…, come se non lo fosse. Oh, parecchi si staranno fregando le mani pensando che li ha autorizzati a chissà quali libertà, Paolo non ci dice di disprezzare ciò che abbiamo, il coniuge, i beni, sono ricchezze che non dobbiamo tralasciare ma vivere come se non li avessimo per sempre. Non assolutizzare il presente, gioioso o di lacrime, ricco o povero, perché la solidità del nostro essere, e qui è il fulcro del Vangelo e della nostra vita, è oltre, è… domani, è nell’Eternità del Dio trinitario. «Passa, infatti, la figura di questo mondo», ci ammonisce Paolo lasciandoci. Passa la “scena” di questo mondo, la sua scenografia, davanti alla quale, noi siamo gli attori di questo melodramma, di questo film che è la nostra vita, di cui, già qui, scriviamo il finale: di salvezza o di condanna. Alcuni, cinicamente, stupidamente, stanno pensando, come Rossella rossellaO’ Hara: “Domani è un altro giorno”, è vero, ma non sappiamo se è l’ultimo…, “Ci penserò domani”. Ma attenzione anche se Dio non è  Rhett  che (in risposta alla domanda “che ne sarà di me”) quando non trova più una ragione di continuare la loro vita matrimoniale la lascia con la famosa frase, «francamente me ne infischio», conviene non rischiare! La mia tesi di dottorato verterà sul dimostrare “il corpo che avremo”, è troppo presto farne anticipazione ma ricordiamoci che avremo il corpo che ci saremo meritati!!!

Che la misericordia del Signore e la sua provvidenza ci guidino, buona settimana, A.C.

Il Cortile dei gentili

tempio di gerusalemmeAll’incirca nell’anno 20 avanti Cristo, il re Erode diede inizio ai grandi lavori di ricostruzione del tempio di Gerusalemme, quello che era stato costruito dopo l’esilio. Oltre alle aree riservate ai membri del popolo di Israele (sacerdoti, uomini e donne), vi era uno spazio nel quale tutti potevano entrare, giudei e non giudei, circoncisi e incirconcisi. Qui si radunavano rabbini e maestri della Legge disposti ad ascoltare le domande della gente su Dio, e a rispondere in uno scambio rispettoso e misericordioso. Questo spazio era il cortile dei gentili o pagani, uno spazio che tutti potevano attraversare e nel quale potevano permanere, senza distinzioni di cultura, lingua o professione religiosa, un luogo di incontro e di diversità.

cortile dei gentiliA chiusura della «Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani», per essere a servizio dell’Ecumenismo e del Dialogo interreligioso, a memoria dell’amicizia ebraico-cristiana, da oggi nasce questa nuova rubrica per ricordarci chi siamo tutti viandanti verso la Meta: «la pace nel volto dell’unico Dio» (Papa Francesco, Evangelii Gaudium 244).

Il primo intervento, per ringraziamento, lo dedico ai proff. Scognamiglio Edoardo e Falanga Giuseppe. Sarà solo una poesia, in vernacolo, che ci ricorda il tema della «Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani»: “Dammi un po’ d’acqua da bere” (cf. Vangelo secondo Giovanni 4,7).

Sul pozzo di Sicar

Mentr’ cammin’, stanc’

pe’ sti vie chiene e pret’, ca pover’ che s’assecca ‘ngann’,

Gesù se ferma, te guarda rint’ all’uocchie,

e cu nu fil’ e voce: «Ramm’ nu surz’ e acqua».

Te ‘uard attuorn’, ma vicin’ ‘o puzz’ nu vir’

né a fun, e né u sicchio.

Cu ‘ll’uocchie circh’ nu piatt’,

nu bicchier’, na butteglia, na caccavella, ma…, niente!

E allor’ te gir’, ‘O tien’ ment’ e dice:

“Gesù, tieneme pé pier’, tieneme forte,

ché acalannemm’ rint’ ‘o puzz’

ch’e mman’ a cuppetiello,

nu surz’ e acqua To’ pozz’ piglià!

(Mentre cammina stanco/ per queste strade piene di pietre/ con la polvere che gli secca la gola/

Gesù si ferma/ ti guarda negli occhi/ e con un filo di voce ti dice:/ “Dammi un sorso d’acqua”./

Ti guardi intorno/ ma vicino al pozzo non vedi/ né la fune, né il secchio./

Con gli occhi cerchi un piatto/ un bicchiere/ una bottiglia/una ciotola/ ma… niente!/

E allora ti giri/ Lo guardi e dici:/ “Gesù, tienimi per i piedi/ tienimi forte/

Perché abbassandomi nel pozzo/ con le mani a mo’ di mestolo/

Un sorso d’acqua/ riesco a prenderteLo).

Un abbraccio, come figli nel Figlio, A.C.

Uniti nell’Amore dell’unico Dio

buongiornoNon in un luogo va cercata la presenza di Dio ma negli atti, nella vita, nel comportamento. Se tutto questo è secondo Dio, se si compie in conformità al suo precetto, poco importa che tu sia in casa o in piazza, poco importa che tu ti trovi a teatro: se tu servi il Verbo di Dio, tu vivi alla sua presenza, non dubitare (Origene).

No es un lugar para buscar la presencia de Dios, sino en actos, en la vida, en el comportamiento. Si todo esto es según Dios, si usted hace de conformidad con su obligación, no importa si usted está en casa o en la calle, no importa que usted está en el teatro: si sirves la Palabra de Dios, que vive en su presencia, no hay duda.

Pas un endroit à rechercher la présence de Dieu, mais dans les actes, dans la vie, dans le comportement. Si tout cela est selon Dieu, si vous faites conformément à son obligation, il n’a pas d’importance si vous êtes à la maison ou dans les rues, il ne importe pas que vous êtes dans le théâtre: si vous servez la Parole de Dieu, vous vivez en sa présence, sans doute.

Not a place to be sought the presence of God but in acts, in life, in the behavior. If all this is according to God, if you make in accordance with its obligation, it does not matter whether you’re at home or in the streets, it does not matter that you are in the theater: if you serve the Word of God, you live in his presence, no doubt.