8. Sabato Santo

discese agli inferi
DOMENICO BECCAFUMI, Discesa di Cristo al limbo, Siena, Pinacoteca Nazionale

Dopo la riforma di Pio XII il Sabato Santo riprende il suo antico valore. Si celebra il riposo del Signore, la sua discesa agli Inferi. Beccafumi raffigura figure nude di inusitata monumentalità all’interno di una struttura asimmetrica, dominata da una cromia accesa da bagliori improvvisi e colori cangianti. Al centro, illuminato da un fascio di luce, Cristo sta davanti alle porte degli inferi avvolto ancora nel sudario in cui è stato sepolto e recante il vessillo crociato, che sventola in alto ben oltre il confine della pala. Qui aiuta i patriarchi dell’Antico Testamento e gli eroi biblici a uscire (Adamo, Re Davide ed Eva in primis), portandoli in paradiso. Dietro di lui un personaggio lo segue portando la croce: si tratta probabilmente del Buon ladrone, che attende pure di essere condotto in paradiso. L’antro infernale brulica di personaggi, con improvvisi bagliori dovuti alle fiamme. Accade così che sotto un’arco diroccato, su cui si levano piante secche e sinistre, si intravede un santo che aiuta Gesù nel suo riscatto. Anche in basso, dove stanno figure distese in varie pose, un baratro appare illuminato in controluce (a sinistra), mentre un altro è buio pesto e vi appare una testa di fanciullo o fanciulla di idealizzata bellezza (a destra). Numerose figure citano Michelangelo e la statuaria antica, come Eva, che ricorda una Venus pudica, o l’uomo sdraiato in basso, che assomiglia a un dio fluviale. Il Vittorioso scende nello sheol, è il punto più basso della kenosi. Per capirne il significato meditiamo sulla 1 Pietro, il CCC 631-637, la 4/a preghiera Eucaristica o solamente il Credo (discese agli Inferi). Meditazione e silenzio, andiamo a rileggerci Giobbe 2,13ss. La chiesa attende nella speranza. Questo giorno si definisce a-liturgico, cioè senza liturgia, ma non è così perché si celebrano la Liturgia delle Ore, le Lodi, ed anche il digiuno e il silenzio sono atti cultuali, cioè celebrazione misterica della speranza. Non ci sono Letture, si vive l’esperienza del vuoto perché il Signore nasconde il suo volto. Facciamo esperienza del vuoto, ma non è il vuoto di Genesi 1,2, qui è pieno di speranza, che si riempirà di una presenza gloriosa. Questo vuoto ci mette a disagio, ma anche in contemplazione. E il sabato passa in una trepidante attesa perché Isaia aveva predetto: «Il suo sepolcro sarà glorioso». Fra poco celebreremo l’Eucaristia che è la nostra Pasqua.

Cf. S. Zuffi (a cura di), La Storia dell’Arte, 9. Il Rinascimento, Mondadori Electa S.p.A., Milano 2006, 619.

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