3. Maria di Magdala

Noli me tangereMatteo descrive la guarigione come un contatto personale con il Signore risorto che chiama alla propria sequela; Luca come un esorcismo del Salvatore che intima alla “forte febbre” di lasciare la propria preda. Marco sembra offrire una lettura più ecclesiologica, sottolineando il ruolo della nuova comunità, costituita da Gesù, per seguirlo sulla via della croce. Questa comunità, raccolta nella casa di Simone ed Andrea, presenta a Gesù la donna ammalata: a questa comunità essa offre il suo servizio una volta “fatta risorgere”, restituita alla vita da Gesù. La prova dell’avvenuta guarigione è il servizio. Questo termine importante è piuttosto raro in Marco dove indica: 1. un servizio verso Gesù da parte degli angeli (1,13); della donna guarita (1,31); delle donne presenti sul Calvario (15,40-41); 2. il significato della missione di Gesù nel mondo (10,45). Fermiamoci a riflettere su questo secondo dato: la ragione dell’incarnazione, morte e risurrezione di Gesù è espressa da Marco con il verbo “servire” specificato dal “dare la vita”: è un servizio radicale, che caratterizza anche il discepolo di Gesù sigillando la sua appartenenza a Lui e diversificando la “Sua” comunità da ogni altra realtà umana (cfr. 10,42-44). Giungiamo al culmine del Vangelo, ai piedi della croce, dove Gesù, nell’abbandono, muore. Marco pone proprio in questo momento il riconoscimento della sua figliolanza divina da parte del centurione pagano, per sottolineare che questa proclamazione di fede è puro dono del Padre offerto a tutte le genti. Ma subito dopo evidenzia la presenza di Maria di Magdala, di Maria madre di Giacomo e Salome precisando: lo seguivano; lo servivano; erano salite con lui fino a Gerusalemme. Seguire Gesù, servirlo, salire con lui verso Gerusalemme sono le tre caratteristiche che Marco esige dal discepolo (cfr. 8,34; 9,52). Sul Calvario la presenza delle donne diventa la necessaria integrazione della professione di fede del centurione. Alla giusta professione di fede deve aggiungersi un atteggiamento quotidiano di vita che comprende il servizio d’amore ed il sì alla croce. Per questo soltanto a loro viene affidato l’annuncio più grande, l’annuncio della risurrezione, perché attraverso di loro anche i dodici siano ricondotti alla sequela (cfr. 16,6). Offrendoci queste umili compagne di viaggio, Marco vuole dunque donarci una “carta d’identità” del discepolo: discepolo è colui che sperimenta in se stesso, nella propria debolezza, la potenza liberante di Gesù; discepolo è colui che aderisce incondizionatamente al proprio Maestro per essere poi inviato ad annunciarlo; discepolo è colui che segue Gesù nel cammino della croce e sigilla con la propria presenza la professione di fede; discepolo è colui che educa e riconduce alla sequela i fratelli; discepolo è colui che trasforma radicalmente la propria esistenza in un dono, in un servizio modellato sull’esistenza stessa del Cristo, di Colui che “non è venuto per essere servito ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10, 45).

L’esempio di Maria di Magdala, la sua vita, possono essere per ognuno di noi, seppur malato nel fisico o nell’animo in una nuova epifania, in un luogo di guarigione che attira coloro che hanno bisogno di salvezza verso l’unico capace di donarla: Gesù di Nazareth, il Risorto!

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