2. Vangelo del giorno: Andate per le strade in tutto il mondo…

pace a voi
Sotto lo sguardo amorevole del Signore possiamo camminare sicuri perché Lui sarà con noi “fino alla fine del mondo…”

Attenzione, Gesù non compie personalmente questa missione universale di salvezza. La compie attraverso il suo corpo glorioso e la nostra fede. Sì, il nostro ristretto modo umano d’intendere può accogliere solo per fede la risurrezione! È la fede la grande scommessa. Ed è vincente quando passiamo dall’evento risurrezione alla persona di Gesù. È stato Lui a dire di sé: “Io sono la risurrezione e la vita. Se uno crede in me non morirà in eterno”.  È Lui il volto visibile di tutto l’amore del Padre. È il corpo di Gesù il mandato nel mondo, non il singolo discepolo. È il corpo apostolico che viene inviato presso ogni popolo, ogni lingua, ogni nazione. Il singolo discepolo evangelizza sempre come corpo di Cristo. Questa verità oggi non è più proclamata: ognuno si pensa missionario da sé stesso e per sé stesso. Manca la visione di fede e di teologia del corpo di Cristo. È questa la conversione, il cambiamento, la trasformazione che la verità della fede oggi si fa più pressante. Gli Apostoli hanno paura di fare questo salto in una novità così alta e per questo la rifiutano. Perché un uomo passi ad una fede attuale, libera anche da ritardi di secoli e di millenni, occorre la presenza personale di Cristo Signore. Lui viene, ci sconvolge con la sua luce, ci afferra con la sua forza divina, ci conquista con lo splendore della sua verità e si fa quel salto necessario perché la nostra fede sia di oggi e non più di ieri. Il corpo di Cristo è comunione, unità, indivisibilità. Ma anche, il corpo di Cristo è prima di noi, con noi, dopo di noi. Esso non comincia con noi, non si esaurisce in noi, non è da noi. È dagli altri e con gli altri. È con noi, se noi siamo con gli altri, altrimenti non può essere con noi, perché il corpo di Cristo è uno. È proprio nella potenza del suo mistero di morte e di resurrezione che noi passiamo, già qui e ora, dalle nostre opacità e tristezze di cose mortali alla gioia di ciò che, all’orizzonte del cuore, già è risurrezione e vita per sempre. Ieri come oggi Gesù manda i suoi discepoli in tutto il mondo a «proclamare il Vangelo ad ogni creatura». Il Vangelo deve essere dato a tutti, sempre, in ogni luogo, in ogni tempo. Sono un fautore del “Cortile dei Gentili”, scrivo e m’impegno su ecumenismo e dialogo interreligioso, ma l’annuncio cristiano deve però essere dato nella forma del Vangelo e cioè con i poteri di Cristo Gesù che sono di scacciare i demoni dalla nostra vita e quella dei fratelli e di liberare il corpo da ogni infermità e malattia (Ah! Se avessi fede come un granello di senape…). La fede di ieri non serve, perché non salva. Salva e redime la fede di oggi. Questa fede è creata nel cuore da Gesù, il Risorto. Forse noi suoi discepoli in quest’era secolarizzata, quasi sempre, viviamo con una fede non attuale, passata, di ieri, di qualche secolo fa. La vera missione scaturisce sempre dalla fede attuale, una fede non attuale è poco missionaria. Cioè il Vangelo è potenza di parola e di opera, di segni e di prodigi. È dono dello Spirito Santo, nel quale è ogni nostra forza, intelligenza, sapienza, ma anche capacità di conversione e di santificazione. Per questo è necessario che prima il demonio venga cacciato dalla nostra vita e lo si può cacciare in un solo modo: abolendo vizio, peccato, disobbedienza, imperfezione, ogni altra schiavitù spirituale. Non è più tempo di maestri ma di testimoni, ricordava il santo papa bresciano: cioè il mondo si libera da liberati e si santifica da santificati. Riguarda tutti noi il mandato missionario e la crescita del regno di Dio dipende da tutti e da ognuno: «Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare, ma per noi che sappiamo, anche la brezza sarà preziosa» (Rainer Maria Rilke).

Possiate navigare felici sull’onda dell’entusiasmo di una ritrovata gioia pasquale… auguri A. C.

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