3. Gesù conosce le sue pecore…, ma noi lo conosciamo?

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Gesù conosce la “sua” pecora e, come il Padre in Genesi, esce, la chiama, per portarla nei pascoli eterni e se la pecora riconosce la sua voce, docile si affida alla mano misericordiosa del Bel Pastore…

Ritorna il titolo cristologico di Domenica scorsa: Cristo, modello del vero pastore; questa figura è presentata qui sotto l’aspetto specifico della qualità della relazione che lo unisce ai suoi discepoli. Tale relazione è modellata sul mistero trinitario: “conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono Me, come il Padre conosce Me e Io conosco il Padre” (vv. 14-15). Questa definizione della relazione diretta e personale che unisce i discepoli a Cristo, non menziona in modo esplicito lo Spirito Santo. Nondimeno è una definizione squisitamente trinitaria. Si tratta di una omissione solo apparente. La presenza dello Spirito è infatti il presupposto necessario di ogni relazione tra il Padre e il Figlio. La reciproca conoscenza del Padre e del Figlio non avviene se non nello Spirito. Cristo aggiunge che la reciproca conoscenza tra Lui e il suo gregge, corrisponde allo stesso schematismo, indicato secondo un rapporto di analogia: “come (in maniera analoga) il Padre conosce Me”. Di conseguenza, il divino dinamismo della reciproca conoscenza del Padre e del Figlio, diventa il modello delle relazioni che nascono sulla radice del discepolato. L’incontro del credente col Cristo risorto e l’unione personale con Lui nell’amore, traggono origine dall’azione dello Spirito Santo. La medesima azione dello Spirito crea la comunione fraterna nella comunità di Gesù e unisce i fratelli non con un legame estrinseco, ma con l’intesa profonda che nasce dalla condivisione di una sola fede. La comunità di Gesù non si ferma però ai confini di Israele. Vi sono anche altre pecore, che pur appartenendo a un altro ovile, devono essere condotte dal vero Pastore verso il nuovo ovile, che unificherà l’umanità in un solo gregge sotto un solo Pastore. Il privilegio del popolo eletto era quindi soltanto un’ombra delle cose future: la vera elezione è quella che si realizza in Gesù. Tutta l’umanità è chiamata da Dio a compiere il suo esodo di liberazione verso la luce, ma solo quelli che ascolteranno la voce del Pastore potranno realizzare in sé il carattere dell’elezione, prefigurato in Israele, ma offerto, nella sua verità escatologica, a tutti gli uomini.

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