10. Fede, teologia e apparizioni…

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Madonna di Loreto proteggi l’Italia, l’Europa e fa’ che la pace regni sovrana nel mondo sentendoci tutti figli nel Figlio. Ave Maria gratia plena…

3. Bellezza di Maria e salvezza del mondo[1]

Se vale la pena insistere sulla bellezza di Maria nell’annuncio del suo mistero, ne consegue che occorre imboccare la «via della bellezza» anche nei mezzi espressivi di comunicazione. In altre parole: è opportuno ricorrere alle varie forme dell’arte (pittura, musica, teatro, cinema) per trasmettere i contenuti mariani nel loro dinamismo salvifico? Conviene veicolare la «bellezza» di Maria attraverso strumenti «artistici», cioè «belli»? La risposta dipende dalla soluzione del vecchio problema circa la funzione dell’arte. Platone si è mostrato esitante ora condannando l’arte come copia del visibile e ancoraggio al mondo materiale, ora facendone l’apologia in quanto invasamento delle Muse e capacità di far intuire il vero mondo dei valori. Nel corso dei secoli ha prevalso, anche nel cristianesimo dopo la drammatica lotta iconoclasta (VIII sec.), la visione positiva delle espressioni artistiche nella loro funzione catartica, didascalica e mistagogica. Anzi con una frase celebre Dostoevskij ha asserito: «La bellezza salverà il mondo»; ma lo ha fatto in un contesto problematico dove ammette che «la bellezza è un enigma» e che quindi bisogna intendersi: quale bellezza salverà il mondo[2]? Solzenicyn è del parere che «ogni autentico capolavoro ha una forza di convinzione assolutamente irresistibile e finisce per soggiogare i cuori più ribelli»[3]. L’arte è un persuasore occulto, capace di scuotere le coscienze assopite e di suscitare gioia ed eroismo; perciò anche quando veicola contenuti mariani possiede tale efficacia risvegliando i cuori al riconoscimento dei valori incarnati in Maria. La funzione critica, anamnesica e prolettica dell’arte trova il suo campo di applicazione in tutto ciò che riguarda Maria: le espressioni artistiche mariane, quando raggiungono un certo livello qualitativo, contestano il vissuto ecclesiale, richiamano gli aspetti dimenticati, anticipano le verità che saranno poi riconosciute universalmente.

Per Evdokimov salverà il mondo quella bellezza redenta, che sorge dallo Spirito ed è apparentata con le ultime realtà: essa opera una coincidenza tra l’esperienza estetica e quella religiosa[4].

La rottura tra cultura attuale e vangelo è forse la causa principale dell’assenza di autentiche raffigurazioni, opere d’arte mariane nel nostro tempo. Mancando un’esperienza profondamente religiosa, tante espressioni artistiche a soggetto mariano somigliano a studi o esercizi «occasionati» dal riferimento a Maria più che a creazioni ispirate, captanti le profondità del suo mistero e insieme le pulsazioni della vita contemporanea. Similmente quando fa difetto il raccordo con la totalità dell’essere, la genialità profetica e la fantasia creatrice, l’arte religiosa o mariana scade nel kitsch o nell’oleografia devozionistica, spesso languida e sentimentale. Occorre pertanto invocare e promuovere all’interno della chiesa una seria iniziazione cristiana degli artisti in modo che possano assimilare e vivere l’intero mistero salvifico, comprendente anche la persona di Maria con il suo ruolo unico e determinante. Da questa esperienza cristiana e mariana sorgeranno i nuovi artisti, che come già Dante o Jacopone da Todi, interpreteranno con il fascino della poesia (e delle altre arti) la vicenda sempre significativa della Madre di Gesù.

Ne ha dato prova, dopo Péguy e Claudel, anche Giovanni Testori con l’opera di teatro Interrogatorio a Maria[5] rappresentato in chiese affollate da giovani in oltre 100 città italiane. Nel dialogo tra il coro e Maria, l’autore riconquistato alla fede «snoda in un disegno armonioso, una sintetica e sostanziosa mariologia esistenziale, illuminata dalla Bibbia e condotta da una acuta riflessione»[6].

Per bocca di Maria, il drammaturgo si trasforma in profeta, che denuncia ingiustizie e delitti dell’umanità ormai «sul limite della sua totale distruzione» e accende la fiamma della speranza additando l’ultima spiaggia di salvezza nella donazione totale a Cristo («… ma a lui bisogna darsi; / in lui, di lui vivere e fidarsi»). Con questo esempio di teatro a contenuto mariano Testori mostra l’efficacia della via pulchritudinis per ripresentare la figura di Maria in modo da coinvolgere l’uditore e tramutarlo in attore del dramma vitale del cristianesimo, che si attualizza in ogni tempo.

La comunicazione del messaggio cristiano su Maria in forma artistica è un cammino privilegiato ed efficace: esso servirà a far risaltare la bellezza del piano divino della salvezza nella figura di Maria, microcosmo della Chiesa, e la imprimerà non nel labile razionicino, ma in tutte le facoltà dell’uomo provocando un’esperienza vitale, trasformante e incancellabile. Dalla bellezza di Maria, seguendo la linea sapienziale (Sap 13, 5), ci si eleverà al riconoscimento dell’autore stesso della bellezza.

[1] Per questo e per quel che seguirà, cf. Stefano De Fiores, Le «vie» della conoscenza di Maria, in www.culturamariana.com/pubblicazioni/fine-3/come3-De%20Fiores.htm (cliccare per una visione dell’articolo).

[2] Cf. A. Clemente, «La Bellezza salverà il mondo». Via pulchritudinis: la sede della bellezza è la Croce, Pontificia Facoltà Teologia dell’Italia Meridionale, Tesi di Licenza in Teologia Dogmatica, grazie al contributo di Edoardo Scognamiglio e Antonio Ascione, ho indagato la ricchezza della croce, dei segni, delle figure e dei simboli per individuarne i tratti, le caratteristiche, le modalità di espressione, il significato di «bellezza che salverà il mondo».

[3] Cfr. A. Martin, Solzenicyn il credente, Ed. Paoline, Bari 1974, 94-95.

[4] P. Evdokimov, Teologia della bellezza. L’arte dell’icona, Ed. Paoline, Roma 21981, 63.

[5] G. Testori, Interrogatorio a Maria, Mondadori, Milano 41980.

[6] G. Francini, L’Interrogatorio a Maria di Giovanni Testori, in Marianum, 72 (1980) 152.