1 Fede, teologia e apparizioni…

buongiorno3
Preghiamo lo Spirito di illuminarci e aprirci ai misteri insondabili dell’Amore trinitario…

LE «VIE» DELLA CONOSCENZA DI MARIA[1]

Dopo il mio articolo sul “Cuore Immacolato di Maria” tanti mi hanno scritto chiedendomi cosa penso delle ultime parole del Papa e, in genere, sulle apparizioni mariane. Il teologo ha come binari la Sacra Scrittura e il magistero della Chiesa. Su quanto non riconosciuto o da indagare studia, fà valutazioni personali, innanzitutto prega lo Spirito di illuminarlo, ma non dà per scontato e per assodato quanto altri asseriscono (fossero pure folle oceaniche!). D’altronde anche per gli eventi già riconosciuti: Fatima, Lourdes, Guadalupe…, la Chiesa chiede l’assenso lasciando, però, libero ogni singolo fedele di una sua personale “esperienza” di fede. Mi spiego meglio: se non “credo” a Fatima sarà, forse, disdicevole, ma non è peccato! Quindi, chi si astiene dal giudizio su apparizioni che durano da quasi sette lustri lustri, mi riferisco a Medjugorie (l’inizio delle apparizioni credo risalga alla sera del mercoledì 24 giugno 1981, verso le 17) è in linea con le indicazioni della Chiesa: «si può rifiutare la propria adesione alle rivelazioni private senza compromettere l’integralità della fede cattolica, a condizione di farlo con la dovuta modestia, senza arbitrio, né disprezzo». Riconoscendo che parlare della Vergine Madre è per me un compito troppo arduo mi faccio aiutare da un noto mariologo, Stefano De Fiores, per cercare di far luce sulla figura di Maria. Ogni articolo sarà numerato così da poterne fare una dispensa corredata da puntuali indicazioni bibliografiche.

Un sentimento di trepidazione e di gioia è comune a quanti si accingono a parlare di Maria. Lo esprimeva già S. Bernardo con le celebri parole: «Non c’è nulla che tanto mi piaccia e insieme mi spaventi quanto dover parlare della gloria della Vergine Madre… Tutti bramano di parlare di lei, ma tutto ciò che si dice di una realtà inesprimibile (de indicibili) diviene, per il fatto stesso di tradurla in parole, meno gradito, meno piacevole, meno accettabile»[2]. San Bernardo ci manifesta la ragione profonda di questo fatto indicando Maria come persona ineffabile e densa di mistero poiché in lei Dio ha congiunto realtà contrastanti come verginità e maternità: «duplice novità, duplice prerogativa, duplice miracolo»[3]. Lo stesso sentimento proviamo noi nell’indicare le vie per la conoscenza di Maria:

  • Innanzitutto perché Maria è una persona e, in quanto tale, porta con sé un segreto, un centro intimo, un io profondo che non si può scandagliare senza un vero incontro personale. Conoscere Maria diviene impossibile e impensabile, se si intende conoscenza come studio oggettivo. Rilevava tempo fa E. Schillebeeckx: «Studiare una persona vivente non è una cosa di per sé molto simpatica. Non si analizza una persona con cui si hanno intimi rapporti d’amicizia. Ma Dio, il Cristo e Maria hanno diritto all’omaggio della nostra intelligenza, del nostro pensiero orante»[4]. Comprendiamo che per Maria non si tratta tanto di conoscenza come informazione o studio sistematico astratto, ma di conoscenza nel senso di «riconoscere, entrare in contatto»[5]. Si conosce Maria quando si entra nel segreto della sua persona, nella sua spiritualità, nella sua libertà che opta per Dio: in una parola quando si conosce il suo «cuore» inteso biblicamente.
  • In secondo luogo Maria appare come un essere paradossale difficile a comprendere. In lei si concentrano e uniscono simbolo e realtà, storia e leggenda, vangelo e apocrifi, fede e religione, teologia e arte. Chi è Maria? – si chiede Marina Warner tra rabbia e nostalgia: figura storica, creazione popolare, specchio magico di inappagati desideri, codice etico, «l’immagine più bella e sublime dell’aspirazione dell’uomo al bene e alla purezza, o… il più disprezzabile prodotto della superstizione e dell’ignoranza»? Certo, in ogni caso, «la sua figura rappresenta un tema centrale nella storia della concezione della donna in occidente»[6]. Come notava S. Bernardo in Maria si congiungono maternità e verginità; ma anche le dimensioni storica e soprastorica. Umile donna del popolo d’Israele, la Vergine è pure la Madre del Signore; è colei che viene imitata, ma anche colei che viene pregata; apice dell’Antico Testamento e insieme prima cristiana; ha abitato nella casetta di Nazareth, ma ora abita «in un luogo luminoso, nella terra dei viventi»[7]. Maria possiamo dire appartiene al genere paradossale, il cui ruolo consiste nel provocare un urto per invitare ad un approfondimento[8], superando una prima impressione di irrazionalità o realtà al di fuori della logica ordinaria.
  • Infine, Maria è «Madre del mistero» (Nisseno) in quanto è implicata nel «mistero di Cristo» (Ef 3, 4; Col 1, 27; 2, 2; 4, 3): fa parte della volontà salvifica di Dio e della realizzazione del disegno divino nella storia della salvezza, in cui consiste il mistero della Sapienza di Dio[9].

[1] Cf. Stefano De Fiores, Le «vie» della conoscenza di Maria, in www.culturamariana.com/pubblicazioni/fine-3/come3-De%20Fiores.htm (cliccare per una visione dell’articolo e per un approfondimento vi consiglio di leggere altre opere dello stesso autore e gli articoli della rivista «Teotokos»).

[2] Bernardo (san), In Assumptione B. Mariae Virginis sermo IV, PL 183, 423D.

[3] Ivi, 424 B.

[4] E. Schillebeeckx, Maria madre della redenzione, Edizioni Paoline, Catania 1965, 15.

[5] Cfr. P. Prini, Conoscenza, in Enciclopedia Filosofica, I, c. 1190. (Qui andrebbe inserito il discorso sulla pre-comprensione, che implica la propria esperienza di fede e il proprio mondo culturale. Tutto ciò è aiuto e insieme condizionamento per la conoscenza di una verità o di una persona).

[6] M. Warner, Sola fra le donne. Mito e culto di Maria Vergine, Sellerio, Palermo 1980, 17-19.

[7] Severiano di Gabala, Oratio VI in mundi creationem, PG 56, 496-498.

[8] A. Vanhoye, La Mère du Fils de Dieu selon Gal 4, 4, in Marianum 40 (1978) 244-247.

[9] Cfr. G. Söhngen, Sapienza della teologia sulla via della scienza, in Mysterium Salutis I /2, 512-520.

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