8. Fede, teologia, apparizioni..

madonna della salette
Madonna della Salette proteggi i nostri giovani e fa’ che siano artefici di un mondo migliore. Ave Maria…

1. L’estetica teologica[1]. Spetta a H. Urs von Balthasar[2] il merito di aver riproposto e valorizzato la categoria del bello nell’interpretazione del messaggio cristiano. L’estetica teologica svolge un duplice ruolo: scoprire Dio che si rivela attraverso l’esperienza sensibile e lasciarsi attrarre dello splendore della sua gloria in un’ammirazione non utilitaristica. Il procedimento estetico si applica a Maria, persona concreta che preclude la via all’astrazione raziocinante, qualora questa perdesse il contatto con l’individualità storica di lei. Lo splendore e la bellezza intangibile operati dall’artefice divino in Maria, si intuiscono come in un’opera d’arte, cioè nella forma sensibile. Ciò che risplende in lei è la disponibilità attiva, che pronuncia il sì perfetto della fede, offrendo un paradigma ideale alla chiesa cristiforme. Maria è lo splendore della Chiesa. Le indicazioni di Von Balthasar invitano il teologo a fare mariologia valorizzando la percezione sensibile (estetica) come riferimento vibrante di ammirazione alla figura della Vergine Madre, in cui rifulge la gloria di Dio senza annullamento della sua consistenza storica. La teologia estetica applicata alla mariologia scoraggia ogni costruzione astratta e puramente sillogistica ricordando che Maria non è un principio metafisico, né una pura funzione o una semplice idea: è una persona umana, densa di significato proprio in e attraverso la sua dimensione storica, biologica, esistenziale[3].

  1. Il pensiero simbolico. L’attività simbologenetica sorge dall’esigenza di esprimere una conoscenza intuitiva ed emozionale, cioè un’esperienza interiore, di realtà non raggiungibili con la sola ragione. Più ancora, il simbolo nasce dal bisogno dell’uomo di recuperare la sua origine e di integrarsi con il tutto. Esso «mette insieme» (symballo) il visibile e l’invisibile, rimandando a ciò che non si conosce e al mistero dell’essere, intuito: è l’epifania del significato inaccessibile. Se per simbolo intendiamo pertanto «un qualsiasi segno concreto che evoca, per un rapporto naturale, qualcosa di assente o di impossibile a percepire» (Lalande), si comprende come esso costituisca «una maniera legittima di esprimere il significato trascendente di Maria… È un altro cammino di approccio alla realtà e al mistero di Maria… Il concetto è insufficiente; il protocollo è freddo; ha bisogno del colorito dell’immagine e dei simboli. Solo essi esprimono adeguatamente il definitivamente importante per l’uomo. Così è della mariologia simbolica, Essa costituisce il cuore della teologia mariana; qui appare il teologico della teologia»[4]. È chiaro che la via simbolica, dominio privilegiato della poesia e dell’arte, conferisce alla mariologia un calore e una concretezza, che mancano alla costruzione puramente razionale: mentre il concetto è statico e proietta verso 1’intemporale, il simbolo porta allo spirituale senza abbandonare l’esperienza storica e reale. Al mariologo incombe il compito di valorizzare l’immensa tradizione simbolica della teologia mariana, dalla prima intuizione di Maria nuova Eva fino alla tipologia adottata dal Vaticano II che vede in lei l’icona escatologica della Chiesa. Si tratta di classificare i simboli mariani, decodificarli nel loro significato originario in base ai principi ermeneutici, cogliere nel loro carattere «intenzionale» di apertura alla realtà del mistero di Maria gli apporti alla mariologia.
  2. La tradizione artistica, La tradizione artistica mariana appare spesso come atto di culto o un omaggio verso colei che tutte le generazioni chiameranno beata (cfr. Lc 1, 48); essa deve però essere analizzata come espressione di fede o simbolo culturale di un dato periodo o di un particolare autore. Si avrebbe così il volto di Maria nell’interpretazione degli artisti di tutti i secoli, con le sue molteplici variazioni, involuzioni e approfondimenti. C’è chi prevede in tale studio l’emergere di autentici valori, come pure di «formidabili deviazioni o eresie» che hanno attraversato l’arte cristiana lungo i secoli, per esempio l’invasione del paganesimo nel Rinascimento. A noi sembra che la funzione principale delle espressioni artistiche mariane sia quello di rendere più plausibile l’immagine della Vergine trasmessa dalla riflessione mariologica nelle varie epoche culturali, aggiungendovi i dati intuiti da poeti, letterati, pittori, scultori, architetti e musicisti. È un campo sterminato che attende un’ermeneutica in funzione teologica.

[1] Per questo e per quel che seguirà, cf. Stefano De Fiores, Le «vie» della conoscenza di Maria, in www.culturamariana.com/pubblicazioni/fine-3/come3-De%20Fiores.htm (cliccare per una visione dell’articolo).

[2] Cfr. soprattutto la sua poderosa opera Gloria, vol.1: La percezione della forma, Jaca Book, Milano 1975.

[3] Qui si pongono i principi per un approccio storico a Maria sul modulo della cristologia, cfr. E. Schillebeeckx, Gesù, la storia di un vivente, Queriniana, Brescia 19762, 83-94.

[4] L. Boff, Il volto materno di Dio. Saggio interdisciplinare sul femminile e le sue forme religiose, Queriniana, Brescia 1981, 194.

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