1. Gli Esercizi Spirituali di S. Ignazio di Loyola

sant'ignazio 6

Dedico gli articoli a venire al caro prof. Pierluigi Cacciapuoti, maestro di spiritualità e animo fine, e a tutti i Gesuiti che hanno speso la loro vita per assecondare il dettato divino di portare l’Evangelo ai confini del mondo…

Ignazio di Loyola “Uomo forte” per la “Gloria di Dio” e “Maestro” di fortezza spirituale, può essere nostra guida nelle esperienze, che ci liberano dalle nostre “cecità” e debolezze e che ci aprono a Dio. Nella vita spirituale è necessario avere una guida, per non perdersi e per non perdere le “Grazie” che Dio ci offre, e che noi lasciamo perdere, perché neppure ce ne accorgiamo e non sappiamo neppure riconoscerle. E necessario averla anche per non essere presi dal disorientamento, che rende insicuri, paralizza e ci rende psichicamente malati. S. Ignazio è una delle grandi Guide alla santità cristiana, da Dio donata alla umanità, e acquisita dalla storia e dalla stima della Chiesa nella sua vita plurimillenaria. Vogliamo avvicinarlo ed ascoltarlo. Ignazio visse, per circa 26 anni, totalmente a servizio dell’Imperatore politico Spagnolo, per acquisire al suo cospetto “Gloria umana”, meriti e benefici. E Lo servì nel più raffinato impegno cavalleresco e nello stile del tempo. Ma ferito in battaglia, dove si comportò da eroe e meritò stima e riconoscimento anche dai nemici, si vide obbligato ad una dolorosa e lunga degenza e convalescenza. In quei giorni e nel corso di qualche notte insonne, si ritrovò a rendersi conto di quanto avesse trascurato Dio e l’onore dovuto a Dio, per procacciasi gloria e onori mondani. Per sapere con che uomo abbiamo a che fare dobbiamo ricordare quando Lui stesso scrisse nella sua Autobiografia: «…Si combatteva (in difesa di Pamplona) già da parecchio tempo quando un proiettile lo colpì a una gamba e gliela spezzò, rompendogliela tutta; e poiché l’ordigno era passato tra le gambe, anche l’altra restò malconcia.(era lunedì 2° maggio 1521)

“Caduto lui, tutta la guarnigione della fortezza si arrese subito ai francesi; essi, entrando a prenderne possesso, trattarono con ogni riguardo il ferito, e furono con lui cortesi e benevoli. Rimase a Pamplona dodici o quindici giorni; poi, in lettiga, fu trasportato nel suo castello. Là si aggravò; medici e chirurghi furono chiamati da varie parti: diagnosticarono che le ossa erano fuori posto; o erano state ricomposte male la prima volta, o si erano spostate durante il viaggio e questo impediva la guarigione. Per rimettere le ossa a posto bisognava rompere di nuovo la gamba. Si ripeté quella carneficina. In questa, come in tutti gli interventi prima subiti o che avrebbe affrontato poi, non gli sfuggì mai un lamento, e non diede altro segno di dolore che stringere forte i pugni».

Attenzione! E tutto questo per non venir meno ad un vano onore mondano.

Cfr. Massimo Rastrelli s.j. (moscati@gesuiti.it)

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