2. Gli Esercizi Spirituali di S. Ignazio di Loyola

sant'ignazio 10Una premessa utile: Il profeta Geremia ci ricorda l’esperienza storica dei lontani padri nostri, e ci da un insegnamento profetico, che deve farci molto riflettere e farci sanamente temere: «Essi (cioè i nostri padri) seguirono ciò che è vano, diventarono loro stessi vanità». (Ger 2, 5). Dobbiamo stare attenti, nella nostra vita, per non diventare “vanità”. S. Ignazio ci avverte che possiamo educarci, esercitandoci. A questo proposito, ricordiamo, che anche il Papa Giovanni Paolo II ci faceva notare che basta lasciarsi andare, per perdere la fede, per ritrovarsi alla deriva della vita come canne sbattute dal vento. Ignazio ci spiega da uomo pratico qual’era, che cosa sono gli Esercizi e come farli. “Perché, ci dice S Ignazio negli Esercizi, come passeggiare, camminare e correre sono esercizi corporali; così anche tutte le maniere di preparare e disporre l’anima a toglier via da se tutti gli affetti disordinati e, toltili , a cercare e trovare la divina volontà, nella disposizione della propria vita, per la salvezza dell’anima, si chiamano Esercizi spirituali: «…non le cose dette a noi dal predicatore, ma quelle che noi stessi riusciamo a trovare e scoprire, “(che l’esercitante scopre)…nel discorrere e ragionare da se stesso, che sazia e soddisfa l’anime, giacché non è l’ abbondante sapere che sazia e soddisfa l’anima, ma nel gustare e sentire le cose internamente».

Chi propone a un altro un metodo o un procedimento per meditare o contemplare, deve esporre fedelmente il soggetto della meditazione o della contemplazione, limitandosi a toccare i vari punti con una breve e semplice spiegazione. Così chi contempla afferra subito il vero senso del mistero; poi, riflettendo e ragionando da sé, scopre qualche aspetto che gliele fa capire o sentire un po’ meglio, o con il proprio ragionamento o per una illuminazione divina, In questo modo ricava maggior gusto e frutto spirituale di quanto ne avrebbe se chi propone gli esercizi avesse spiegato e sviluppato ampiamente il senso del mistero. Infatti non è il sapere molto che sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose internamente.

Cfr. Massimo Rastrelli s.j. (moscati@gesuiti.it)

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