1. Maria: la bellezza dell’obbedienza

annunciazione
Beato Angelico, Annunciazione

Dio ha scelto, perché si compisse il suo disegno, una figura di donna discreta e straordinaria, «un’innamorata della normalità»: Maria, figlia di Sion. Egli, infatti, «rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili» (Lc 1, 52) poiché è attraverso costoro che compie cose grandi. Come Ruth, Giuditta, Sara ed Elisabetta, altri luminosi esempi di donne celebrate nelle Sacre Scritture, anche Maria ha condotto la sua azione nel segno del sacrificio, della donazione e della fiducia. L’umiltà del cuore e la speranza della fede sono le virtù che hanno generato la sua forza; Con gioia e senza rassegnarsi allo scoraggiamento ma confidando sempre nell’amore misericordioso, Maria si lascia visitare dal divino (“Beata colei che ha creduto al compimento di ciò che le è stato detto dal Signore”, Lc 1, 45). Ha dato il suo “si” al piano di redenzione di Dio ed è un “si” che merita tutta la nostra attenzione, detto non per una credulità vaga ma con semplicità e affidamento profondo. È un assenso dolcissimo, un atto di totale libertà che è insieme, però, anche un atto di obbedienza; qualcosa che non sembra molto apprezzato oggi in cui la libertà in quanto scelta personale e responsabile ci appare poco compatibile con la passività dell’obbedienza. Ma, se guardiamo alla Vergine Maria, saremmo costretti a cambiare opinione: il suo “si” ha la serietà e la pienezza di un atto totalmente libero, la gravità di un impegno che sa di abbracciare senza rimpianti tutta la vita e che è insieme carico di conseguenze tali che decidono non solo della sua salvezza personale ma del destino di tutta l’umanità; allo stesso modo in cui il “no” di Eva ci aveva vincolato alla caduta, il suo “si” intercede per la nostra salvezza. Appare allora più giusto dire che l’obbedienza è il modo più pieno di compiere la libertà e, anzi, è in essa che prende dimora la grandezza stessa della libertà. Così, «il nodo della disobbedienza di Eva è stato sciolto dall’obbedienza di Maria; ciò che Eva aveva legato con la sua incredulità, la Vergine Maria l’ha sciolto con la sua fede». Dio ha, infatti, assegnato a Maria la funzione di mediatrice: «Io ti costruirò quale ponte di coloro che sono scossi dai marosi, arca di quelli che si salvano, intercessione per i peccatori e scala che ha il potere di far salire gli uomini al cielo»[1]. Ma attraverso la chiamata di Maria noi impariamo anche quella grande lezione del rispetto dell’altro che Dio stesso ci dà e che non può non commuoverci: Egli non forza le decisioni, non interviene con invadenza nella conversione dei cuori; Egli ci sollecita, ma la sua fiducia in noi sa nutrirsi di attesa e ci lascia il tempo e il potere di decidere tra errore e salvezza[2].

[1] Germano, III Omelia sulla Dormizione di Maria.

[2] Ringrazio Rebecca Nazaro per questo contributo e gli articoli successivi, scusandomi se non ricordo altri riferimenti bibliografici.

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