1. Auguri Matteo…

Matteo sorriso«La festa più bella è il sorriso di un povero». Caro Matteo spero che per quando sarai grande e in grado di votare la società in cui vivrai sarà un’ambiente di pace, dove carità e giustizia regneranno sovrane sorreggendosi a vicenda. E, sicuramente, sorriderai leggendo queste poche righe dedicate ate. Il Papa emerito Benedetto XVI (ti parlerò di lui, del grande teologo che è stato, del suo amore per la chiesa), quando aprì la «porta paolina» nella basilica di S. Paolo fuori le Mura, nello speciale anno giubilare che si concluse il 29 giugno 2009, ebbe a dire che «l’azione della Chiesa è credibile ed efficace solo nella misura in cui coloro che ne fanno parte sono disposti a pagare di persona la fedeltà a Cristo in ogni occasione». Quello che personalmente più mi ha colpito nella conversione di Matteo-Levi è che Dio manifesta la sua potenza nella debolezza dell’uomo. Questo dovrebbe farci riflettere molto perché è un’esperienza fondamentale non solo per ogni apostolo, ma per ogni uomo, perché possa rendersi conto che in ogni suo fare collabora ad un’opera che non è iniziata con lui, e che trascende infinitamente la sua persona, con le sue qualità e i suoi limiti. E anche le nostre crisi possono essere un’occasione speciale per l’intervento creatore di Dio nella nostra vita; perfino i nostri peccati possono diventare il punto di partenza per una vita nuova. san matteo 1E San Matteo ne è l’esempio! Da pubblicano a cantore dell’amore di Dio. Stupendo è il suo “Inno alle beatitudini”. «Beati i poveri…», dietro queste parole c’è l’impegno che noi siamo chiamati a vivere in ogni momento, in ogni istante della nostra vita. È sapere andare incontro a chi è solo, accogliere, costruire dei ponti con lui, poiché è a questo unicamente che siamo chiamati. Ma non sempre chi sta male, chi ha subito un’ingiustizia, chi è a vario titolo povero, chi è guardato con ribrezzo, chi si ritrova appiccicato l’etichetta di “sfigato”, è anche contemporaneamente simpatico e gentile. Anzi, al di là di una certa immagine molto romantica dei poveri, questi sono quasi sempre in realtà brutti e sporchi, e qualche volta puzzolenti. Di solito arrabbiati con la vita, ce l’hanno con tutti, e in particolare con chi considerano più fortunati di loro. I “brutti” hanno una faccia poco raccomandabile: tutti i povericristi che languono ai bordi delle nostre strade hanno una faccia poco raccomandabile! Anche nel senso che nessuno è disposto a “raccomandarli”, ad impegnare il proprio nome e il proprio onore per uno di loro. Vuoi mai che ti scoprano a frequentare “cattive compagnie” (ma badate bene che lo dicevano anche di un certo Gesù di Nazareth). Dal libro biblico di Giobbe, passando per il Golgota, viene riaffermata non la dignità della sofferenza (che anzi va combattuta in tutti i modi possibili, ciascuno assumendosi le proprie responsabilità), ma quella di chi soffre. E il diritto sacrosanto per lui di urlare, di arrabbiarsi direttamente col Padreterno, di imprecarne l’assenza o, comunque, il silenzio, la mancanza di senso. Un povero diavolo ha tutto il diritto di non accontentarsi della sua situazione, né di farsene passivamente una ragione. E noi, poi, non abbiamo il diritto, dall’alto della nostra situazione di tranquillità, di sermoneggiare o pontificare, spargendo sentenze e buoni consigli, su di lui e sulla sua vicenda. Né, tanto meno, di giudicare.

2. Homo naledi, Darwin e creazione

darwinDarwin[1]

Nato da un’agiata famiglia della borghesia inglese, Charles Darwin (1809-1882) crebbe in un’ambiente stimolante, che già in suo nonno Erasmus aveva cominciato ad esplorare la nozione di trasformazione dei viventi. Giovane studente a Cambridge nel 1828 si troverà a occupare la stanza in cui aveva dimorato il noto teologo anglicano William Paley (1743-1805), di cui leggerà con interesse l’intera opera[2]. Nella Natural Theology egli incontrerà una dimostrazione dell’esistenza di Dio a partire dalla considerazione scientifica dell’armonia della natura[3]: una prospettiva assai diffusa nell’Inghilterra del tempo[4], da cui egli sarà affascinato, ma dalla quale la sua ricerca lo porterà via via ad allontanarsi. Benché i suoi studi, inizialmente rivolti alla medicina, si fossero poi orientati alla teologia, la sua vera passione erano le scienze naturali. È ben lieto, quindi, di accettare la possibilità. Offertagli nel 1835, di partecipare a un viaggio intorno al ondo di cinque anni sul brigantino Beagle, per svolgere osservazioni naturalistiche. Egli si appassionerà alla sua attività, convincendosi che il miglior modo di impiegare la sua vita fosse «quello di portare un modesto contributo alle scienze naturali»[5]. Nel corso del viaggio un particolare interesse susciterà in lui la fauna delle isole Galapagos, in cui sperimenterà la compresenza a breve distanza di forti somiglianze e significative differenze tra specie diverse. Sono osservazioni che gli renderanno assai poco plausibile l’idea che tale diversità correlata, finemente adattata al proprio ambiente, possa essere sorta da tanti atti di creazione indipendenti. Egli si metterà, invece, alla ricerca di possibili meccanismi in grado di rendere ragione di tali atti sulla base di trasformazioni a partire da antenati comuni. È l’inizio di un «lungo ragionamento»[6], ampiamente ricostruito a partire dai taccuini di Darwin[7], che già nel 1837 ne inaugurava uno «sulla trasmutazione delle specie». Importanti spunti trovò nella lettura dei testi di Thomas Malthus (1766-1834) sul rapporto tra la capacità di riproduzione delle popolazioni e la finitezza di quelle risorse che fungono da fattore limitante: c’è un effetto di selezione che lascia fuori alcuni delle generazioni successive. Darwin non pubblicò subito i suoi risultati preoccupato dell’ampiezza delle loro implicazioni concettuali. Il genio, lo studioso, a volte concepiscono prima di altri orizzonti sconfinati ma devono fare i conti con la mentalità dei loro tempi! A cavallo dell’800 l’orizzonte dell’epoca era segnato da una temporalità corta, che misurava la storia della Terra sulla base di una comprensione letterale della narrazione biblica e, quindi, in poche migliaia di anni. Tale prospettiva ben si articolava con una biologia fissista, in cui la classificazione delle specie poteva apparire come una vera e propria rivelazione dell’armonico ordine direttamente impressovi dal suo Creatore. Basti pensare che il grande naturalista George-Louis Leclerc, conte di Buffon (1707-1788) era stato aspramente criticato già solo per aver assegnato alla Terra un’età di 75.000 anni, ben più di quanto si potesse evincere dalla storia biblica, ma decisamente assai meno dei miliardi di anni di cui parliamo oggi. La prudenza di Darwin era dunque comprensibile: oltre al delicato problema della collocazione dell’uomo nella natura, vi erano prospettive cariche di vaste implicazioni concettuali, che occorreva fondare davvero bene.

[1] Cf. S. Morandini, Interpretare Darwin. Pensare la creazione: libertà della scienza e dignità del credere, in Rassegna di teologia, 3 luglio-settembre (2008) – Anno XLIX, 2. Darwin, 385-388.

[2] C. Darwin, Autobiografia (1809-1882), Einaudi, Torino 2006, 40.

[3] Cf. W. Paley, Natural Theology, Oxford University Press, Oxford 2006 (ed. or. ingl. 1802).

[4] In italiano è disponibile, ad esempio, J. Rae, La sapienza di Dio manifestata nelle sue opere, Marietti 1820, Genova 2004 (ed. or. ingl. 1691).

[5] Darwin, Autobiografia (1809-1882), 108.

[6] Tale espressione, con cui si apre l’ultimo capitolo de L’origine della specie, è diventata corrente per indicare la traiettoria intellettuale di Darwin; cf. E. Mayr, Un lungo ragionamento. Genesi e sviluppo del pensiero darwiniano, Bollati Borighieri, Torino 1994.

[7] C. Darwin, Taccuini, Laterza, Roma-Bari 2008.

1. Homo naledi, Darwin e creazione

Homo naledi
ricostruzione dei fossili ed elencazione

Mi sono giunte da più parti lettere e mail per chiedermi cosa ne penso e come risponde la teologia in merito alla divulgazione del ritrovamento di resti fossili umani classificati  come homo naledi. Rinvenuto nel 2013 in Sud Africa nella Dinaledi Chamber, caverna facente parte del complesso delle Rising Star cave, Homo naledi[1] è stato accettato come nuova specie nel 2015. Si stima che sia vissuto circa 2 milioni di anni fa. Questa specie, alta circa 150 cm, mostra caratteristiche intermedie tra Australopithecus e Homo: la morfologia del cranio, della mandibola e dei denti sono simili a quelli delle altre specie di Homo, ma le dimensioni del cervello, grande all’incirca come un’arancia, sono comparabili a quelle di Australopithecus; gli arti inferiori hanno una forma molto simile a quella di Homo sapiens mentre la conformazione del bacino ricorda quella di Australopithecus afarensis; le proporzioni delle dita della mano sono simili a quelle dell’uomo ma le falangi prossimali sono estremamente ricurve, anche in misura maggiore rispetto a qualsiasi australopiteco. La forma delle vertebre è simile a quelle delle specie del genere Homo del Pleistocene, mentre la cassa toracica si allarga nella parte inferiore come in Australopithecus afarensis[2]. Esaurita la breve scheda di presentazione dovrei entrare nell’argomento ma, come ormai sapete bene, preferisco sempre documentarmi al meglio sull’argomento per consigliarvi un approfondimento anche personale e, quindi, per la parte scientifica vi consiglio di Piero e Alberto Angela, La straordinaria storia della vita[3]. Per ciò che attiene, invece, allo stretto legame tra fede e scienza e la rivalutazione dell’opera e del pensiero di Darwin ringrazio il prof. Simone Morandini[4] che mi ha concesso di utilizzare un suo saggio: Interpretare Darwin. Pensare la creazione: libertà della scienza e dignità del credere[5].

Son passati 156 anni dalla pubblicazione de L’origine della specie[6] e l’evoluzionismo è quanto mai attuale anche col suo carico di attrito e scontro tra fede e scienza. Da più parti si cerca di gettare ponti su fronti diversi, parole come ecumenismo e dialogo sono entrate nel lessico comune e nel cuore di tanti ecco perché una serena analisi sulle nostre origini può essere occasione per un «dialogo alto, laico e costruttivo, tra credenti e non credenti»[7]. È ben chiaro ormai che l’eredità di Darwin non è riducibile alla pura e semplice affermazione di una trasformazione delle specie viventi e come notava anni fa P. Costa «il darwinismo appare come un’entità ambigua e proteiforme […] non c’è intesa sull’orizzonte naturalistico che egli ci ha dischiuso»[8]. Sarà opportuno, allora, comprendere il pensiero di Darwin prima di approfondire le varie questioni in atto[9].

[1] Dal sesotho: naledi = stella

[2] Homo naledi, a new species of the genus Homo from the Dinaledi Chamber, South Africa in eLife, eLife Sciences Publications, Ltd., 10 settembre 2015, DOI:10.7554/eLife.09560, ISSN 2050-084X

[3] Piero e Alberto Angela, La straordinaria storia della vita. Dalle prime molecole organiche all’uomo d’oggi, Mondadori, Milano 1999; specialmente la Parte seconda: la storia dell’uomo.

[4] Simone Morandini è docente all’Istituto di Studi Ecumenici «San Bernardino» di Venezia. Collabora con la Fondazione Lanza di Padova ed è membro del Gruppo sulla Responsabilità per il Creato costituito presso l’Ufficio per il Lavoro e i Problemi Sociali della CEI. Tra i suoi libri: Terra splendida e minacciata. Per una spiritualità ecumenica della creazione (Ancora, 2004). Presso la Morcelliana ha pubblicato: Teologia ed ecologia (2005); Teologia e fisica (2007).

[5] Cf. S. Morandini, Interpretare Darwin. Pensare la creazione: libertà della scienza e dignità del credere, in Rassegna di teologia, 3 luglio-settembre (2008) – Anno XLIX, 383-420. Il saggio è stato ampliato e rivisto in Id., Darwin e Dio. Fede, evoluzione, etica, Morcelliana, Brescia 2009; Id., Evoluzione ed etica, Cittadella, Assisi 2010.

[6] C. Darwin, L’origine della specie o la preservazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita, Newton Compton, Milano 2006 (ed. or. 1859).

[7] Cf. O. Franceschelli, Dio e Darwin, Natura e uomo tra evoluzione e creazione, Donzelli, Milano 2005, 8.

[8] P. Costa, Un’idea di umanità. Etica e natura dopo Darwin, EDB, Bologna 2007, 220.80.

[9] Cf. Morandini, Interpretare Darwin, 1. Interrogativi, 383-385.

Buonanotte…

amore 2Sarai stanco amore, perché è tutto il giorno che cammini nella mia testa (William Shakespeare).

Da stamane, quando ti lasciato con quel fugace bacio sulla guancia, quasi carpito perché ancora, dopo anni, ritrosa e schiva se qualcuno ci osserva. E ancora girovagavi nella mia mente e mi perdevo nei meandri della memoria inseguendoti per darti un bacio, un altro e… un altro ancora. Ora se qui e non vedo l’ora di accucciarmi nel tuo grembo, chiudere gli occhi e…, sognarti!