I magi non son tre

i Magi 1Il paese classico dei “Magi” era la Persia (moderno Iran), motivo per cui diversi esegeti ritengono provenissero da là. Le pitture antiche li raffigurano con una specie di tipici cappelli persiani, per esempio a Roma nell’affresco di S. Priscilla. Presso i Persiani, i Medi e altri popoli mediorientali i “Magi” costituivano una speciale casta sacerdotale che si dedicava all’astrologia, alla divinazione e alla medicina. Anche Geremia ricorda un ufficiale della corte di Nabucodonosor “capo dei magi”: Ger 39,3: «Tutti i capi del re di Babilonia entrarono, e si stabilirono alla porta di mezzo: Nergal-Sareser, Samgar-Nebu, Sarsechim, capo degli eunuchi, Nergal-Sareser, capo dei magi, e tutti gli altri capi del re di Babilonia». Eppure nonostante la loro grande scienza e sapienza nulla poterono contro il giovane Daniele e i suoi tre amici, Dan 1,19-20: «Il re parlò con loro; ma fra tutti quei giovani non se ne trovò nessuno che fosse pari a Daniele, Anania, Misael e Azaria, i quali furono ammessi al servizio del re. Su tutti i punti che richiedevano saggezza e intelletto, sui quali il re li interrogasse, li trovava dieci volte superiori a tutti i magi e astrologi che erano in tutto il suo regno».

A volte il nome “mago” assume nella Bibbia il valore popolare del nostro “indovino”. Così doveva essere Simone Mago[1] (At 8,9: «Or vi era un tale, di nome Simone, che già da tempo esercitava nella città le arti magiche, e faceva stupire la gente di Samaria, spacciandosi per un personaggio importante») e il mago Elima (At 13,8: «Ma Elima, il mago (questo è il significato del suo nome), faceva loro opposizione cercando di distogliere il proconsole dalla fede»). Matteo è l’unico che parla dei “Magi”, che interpretano l’apparizione di una stella (cometa) come segno premonitore della nascita del “Re dei Giudei” e partono per rendergli omaggio, ma rileggiamo più attentamente i vari versetti, Mt 2,1.7.11.16: «Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all’epoca del re Erode. Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme (…) Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s’informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa (…) Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra (…) Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo, e mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio dall’età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi». Ebbene sì, non sono tre e non sappiamo come si chiamavano. Il numero dei doni ha deciso anche il numero di chi li portava. I Padri della Chiesa vi hanno visto simboleggiata la regalità (oro), la divinità (incenso) e la passione (mirra) di Gesù. I Vangeli apocrifi oltre a confermare il numero gli affibbiano anche i nomi: Gaspare, Pudizarre e Baldassarre che era nero. Più tardi il re nero sarà Gasparre e Pudizarre si chiamerà Melchiorre, come li conosciamo oggi. L’adorazione dei Magi[2] compie gli oracoli messianici che annunciavano l’omaggio delle nazioni al Dio d’Israele. 1Re 9,28: «Andarono a Ofir [nell’Arabia sudoccidentale], vi presero dell’oro». Is 49,23: «I re saranno i tuoi precettori e le loro regine saranno le tue balie; essi si inchineranno davanti a te con la faccia a terra, lambiranno la polvere dei tuoi piedi; tu riconoscerai che io sono il Signore, che coloro che sperano in me non saranno delusi». Is 60,6: «Quelli di Seba verranno tutti, portando oro e incenso». Sal 72, 10-15: «I re di Tarsis e delle isole gli pagheranno il tributo, i re di Seba e di Saba gli offriranno doni; tutti i re gli si prostreranno davanti, tutte le nazioni lo serviranno. Poich’egli libererà il bisognoso che grida e il misero che non ha chi l’aiuti. Egli avrà compassione dell’infelice e del bisognoso e salverà l’anima dei poveri. Riscatterà le loro anime dall’oppressione e dalla violenza e il loro sangue sarà prezioso ai suoi occhi. Egli vivrà; e a lui sarà dato oro di Seba, la gente pregherà per lui tutto il giorno, lo benedirà sempre». Ez 27,22-23: «I mercanti di Seba e di Raama anch’essi commerciano con te; provvedono i tuoi mercati di tutti i migliori aromi, di ogni tipo di pietre preziose e d’oro. Aran, Canné e Eden, i mercanti di Seba, d’Assiria, di Chilmad, commerciano con te». Ger 6,20: «Che m’importa dell’incenso che viene da Seba [o Saba, nell’Arabia sudoccidentale]». La regina di Saba[3], quando andò a trovare Salomone, portò pure aromi e oro in abbondanza (1Re 10,1-2); e Gesù la chiamò “regina del sud” (Mt 12,42). Il regno di Saba occupava il sud-ovest della penisola arabica e questa regina era la reggente di una delle colonie stabilite nell’Arabia del nord. Il motivo della sua visita fu forse quello di stabilire relazioni commerciali. Salomone, che dominava sulla Transgiordania controllava le strade delle carovane che andavano dall’Arabia del nord in Siria e in Egitto. Saba è annoverata tra le grandi tribù carovaniere ed è più volte ricordata nella Bibbia: Ez 27, 22-23: «I mercanti di Seba e di Raama anch’essi commerciano con te; provvedono i tuoi mercati di tutti i migliori aromi, di ogni tipo di pietre preziose e d’oro. Aran, Canné e Eden, i mercanti di Seba, d’Assiria, di Chilmad, commerciano con te». Ger 6,20: «Che m’importa dell’incenso che viene da Seba, della canna odorosa che viene dal paese lontano? I vostri olocausti non mi sono graditi, i vostri sacrifici non mi piacciono». Gb 6,19: «Le carovane di Tema guardano là, i viandanti di Saba sperano in essi».

[1] Cf. Filippino Lippi, Storie di san Pietro: La disputa con Simon Mago (1478-1485), Firenze, Santa Maria del Carmine, cappella Brancacci.

[2] Cf. Stephan Lochner, Adorazione dei Magi (1435-1440), Trittico dei santi Patroni (parte centrale), Colonia, Duomo.

[3] Cf. Piero della Francesca, Leggenda della croce: L’adorazione del sacro legno e l’incontro di Salomone con la regina di Saba (1452-1462), Arezzo, San Francesco.

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