PONTI SUL MEDITERRANEO: Ebrei, cristiani, musulmani: testimoni in tutto il mondo dell’amore del Padre

ponte 27
Ponte dei Saraceni, Adrano, Centuripe (Sicilia)

È necessario mettersi insieme per realizzare iniziative concrete di carità, di servizio, di giustizia e di pace. L’etica cristiana e l’etica ebraica sono in gran parte identiche e tendono agli stessi obiettivi. Proprio per questo è possibile che ebrei e cristiani lavorino insieme in molti campi e si creino così quelle condizioni di mutua fiducia che sono la strada maestra per un dialogo interreligioso, interculturale e anche politico. Là dove vi sono dei conflitti, come attualmente tra israeliani e palestinesi, bisogna stare in mezzo e operare perché cessino tutte le violenze e ciascuno impari a comprendere anche il dolore dell’altro. Ci sono a Gerusalemme molte iniziative di dialogo, di incontro, di ascolto. Gerusalemme non è solo città del conflitto, come appare dai mass media, ma anche città dell’amore e della preghiera. Curviamoci sul fratello ebreo, sulla storia delle sue sofferenze, del suo martirio, delle persecuzioni che ha subito. Dissipiamo le incomprensioni che ancora ci rendono diffidenti riguardo alla buona volontà reciproca. In realtà noi tutti desideriamo ardentemente la stessa cosa: essere autentici, essere fedeli alla verità conosciuta. La tappa è un dialogo universale e aperto a tutti. Ebraismo e Chiese cristiane non possono fermarsi a un dialogo che esclude altri interlocutori. Questo rapporto, per sua natura, deve essere anzitutto aperto all’Islam, per le comuni radici cristiane (storiche, culturali, religiose) e per la comune discendenza da Abramo. Qui non possiamo aspettarci risultati a breve termine o vantaggi strategici preferenziali: al contrario, bisogna cominciare a proporre valori comuni, per scoprire obiettivi e strumenti di dialogo, sapendo di rendere così un servizio all’intera umanità. L’Ebraismo offre in tale contesto molti esempi di apertura al dialogo, non solo con l’Islam ma pure con altre religioni, così come con la scienza e la filosofia. Tra i cristiani, a proposito di questo dialogo, ricordiamo i nomi di Charles de Foucauld, e, più di recente, di Giorgio La Pira. Un primo obiettivo comune sarà di essere testimoni in tutto il mondo dell’amore del Padre, del fatto che tutti gli uomini sono ugualmente oggetto dell’amore di Dio. In questa testimonianza reciproca siamo dunque uniti, come da una meta che tutti ci attira. Se noi cristiani crediamo di essere in continuità e in comunione con i patriarchi, i profeti, con gli esuli di Babilonia e con i martiri Maccabei, è necessario che questa comunione si realizzi in tutti i modi possibili anche nei riguardi degli ebrei e dei musulmani. Andando oltre tutti gli eventi ed errori del passato dobbiamo tendere al tempo in cui saremo un unico popolo, che il Signore benedirà dicendo: “Benedetto sia l’Egitto mio popolo, la Siria opera delle mie mani, Israele mia eredità”.

Che ognuno di noi diventi strumento di pace, ad maiora, Aniello Clemente.

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