2. Il mistero della fede

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Gesù di Nazareth accetta la tradizione di Israele, contenuta nei libri sacri; considera però semplicemente umane, e perciò caduche, le pur antiche tradizioni interpretative che gli scribi trasmettono con essa. A sua volta il Maestro dà avvio alla propria tradizione di insegnamenti e gesti, che i discepoli ricevono e trasmettono. La comunione di vita comporta innanzitutto la trasmissione orale, strumento privilegiato e sicuro della memoria in quel tempo. Gli apostoli “trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalla bocca, dal vivere insieme e dalle opere di Cristo, sia ciò che avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo”. Si sviluppa così la “Tradizione apostolica”, in una varietà di forme: racconti, professioni di fede, inni, formule e riti liturgici, esempi e regole di vita, ordinamenti e istituzioni. Anche questa Tradizione ben presto si deposita in testi scritti, redatti da autori divinamente ispirati in seno alla comunità cristiana delle origini. In fatto di fede c’è chi si contenta di un sottile pragmatismo: afferma di credere semplicemente perché lo trova bello, significativo, gratificante. Non basta però che un messaggio sia funzionale ai nostri bisogni, perché sia vero. La fede cristiana è risposta motivata e ragionevole a Dio che ci viene incontro e in qualche modo lascia trasparire la sua presenza nella storia. Ma cosa ha di così rilevante la vicenda di Israele e della Chiesa, perché si possa vedere in essa una speciale manifestazione di Dio? Non presenta forse luci e ombre come ogni altra vicenda umana? È vero: in questa storia, per chi non vuol vedere, c’è abbastanza oscurità; ma c’è anche abbastanza luce per chi vuol vedere. Al centro di essa sta la figura di Gesù di Nazareth, che irradia in ogni direzione la forza della verità e dell’amore: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14). Cristo è il grande segno di Dio; egli è il rivelatore e nello stesso tempo il motivo di credibilità della rivelazione. Egli completa la rivelazione e ne conferma l’autenticità con la sua stessa presenza, con le parole e le opere, con i miracoli, con la sua morte e risurrezione, con la manifestazione dello Spirito Santo nella comunità dei credenti. La scelta di fede, di adesione a Cristo deve essere consapevole e responsabile, tanto più nella situazione di pluralismo culturale e religioso in cui viviamo. La rivelazione di Dio, la sua parola e il progetto di vita, donato a noi in Cristo e nello Spirito Santo, non sono una delle tante verità, ma la Verità che dà luce e fondamento a tutta l’esistenza. Nella Chiesa siamo chiamati ad accogliere il dono della fede e a crescere in essa, per poterla esprimere e testimoniare nella vita.

Qualsiasi sia la vostra fede, siatele “fedeli”, ad maiora, Aniello Clemente.

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