1. Stabat Mater alla Venerabile Arciconfraternita di S. Monica – Sorrento –

cricifissione di GrunewaldSabato 12 marzo il M° direttore Antonio Maione ha diretto la soprano Maria Grazia Schisano e l’Orchestra della cappella Musicale di Sant’Antonino in una magistrale esecuzione dello Stabat Mater di Luigi Boccherini. Questi compose due versioni dello Stabat Mater: la prima, per soprano, due violini, viola, violoncello obbligato e contrabbasso, venne scritta nel 1781 ad Arenas in Avila per ordine dell’Infante di Spagna Don Luis; la seconda versione del 1800 (forse dedicata a Luciano Bonaparte, ambasciatore di Francia a Madrid e suo ultimo protettore) è una rielaborazione della stesura originaria arricchita nell’organico vocale (due soprani, tenore e archi). Proprio alcune modifiche, marginali in apparenza ma sostanziali nel risultato, hanno decretato ingiustamente maggior fortuna alla seconda versione a scapito della prima. Infatti, mentre la stesura del 1781 rimase manoscritta e pressoché sconosciuta fino a pochi anni fa, la seconda stesura venne immediatamente data alle stampe dallo stesso Boccherini, e godette di tale considerazione da poter essere annoverata subito tra i capolavori del musicista e subito accostata allo Stabat Mater di Pergolesi, il modello assoluto del genere nella seconda metà del Settecento. Allo Stabat Mater del 1781 toccò l’avversa sorte di essere considerato manchevole rispetto alla versione del 1800. L’analisi della partitura rivela viceversa quanto più ricca di contenuti spirituali, di spunti originali e di ricchezza interiore appaia la prima versione rispetto alla seconda. La struttura metrica è quella della sequenza: un distico ottonario in rima baciata e un senario sdrucciolo; ciascun gruppo di tre versi legato al successivo forma una strofa, secondo lo schema aab ccb.

Stabat Mater dolorosa      (a)

iuxta Crucem lacrimosa   (a)

dum pendebat Filius;        (b)

cujus animam gementem  (c)

contristatam et dolentem  (c)

pertransivit gladius           (b)

Come sequenza fu dapprima inserito nella liturgia, da questa poi abolito in seguito alle norme del concilio tridentino, che introdussero invece la consuetudine di far recitare o cantare lo Stabat Mater nell’Ufficio del Venerdì Santo, venne infine ripristinato nell’uso liturgico nel 1727 per la celebrazione della festa dei Sette Dolori della Beata Vergine. È stato detto che Boccherini, nel musicare il famoso testo di Jacopone da Todi, ha tenuto presente l’omonima composizione di Pergolesi scritta in punto di morte: ciò in parte è vero per quel senso di intima e profonda malinconia che l’avvolge, ma questo non toglie nulla al valore dello “Stabat” di Boccherini, una pagina di schietto e puro sentimento religioso. Le prime quattro strofe hanno un contenuto descrittivo e rappresentano il dolore della Madre ai piedi del Figlio crocifisso. Dalla quinta strofa, Eja mater, il testo da contemplativo si trasforma in una sorta di meditazione e di riflessione interiore, di partecipazione emotiva, di preghiera.

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