Mostra biblica a C.mare di Stabia

mostra biblicaDalle suore compassioniste in via Santa Croce, 36-40, dal 29 marzo al 17 aprile,  è allestita un’interessante mostra biblica: “Dal conflitto all’unità. Il percorso ecumenico del testo biblico”, curata da Fra Michele Perruggini ofm. La mostra è interessante sotto il profilo storico, bibliografico e iconografico: è un vero cammino dell’arte e dell’ingegno umano. Può essere, per chiunque, una “Rivelazione”: nella Bibbia troviamo il racconto della storia dei rapporti tra Dio e gli uomini, fatti di parole e gesti, silenzi e attese, che dimostrano la pedagogia di Dio e il suo amore per gli uomini. Eventi, o meglio, “gesta e parole” rimandano al concetto biblico di dabar, che indica parola e fatto. Scrive Mannucci che la storia di Dio con il suo popolo è una storia che parla. Dire che la Rivelazione si rapporta alla storia vuol dire che essa si verifica in un luogo e in un tempo e ha un preciso destinatario. Dalla creazione Dio parla e tutto si compie secondo la sua parola che è “efficace”. Parola che ha trovato il suo compimento in Cristo, che ci ha rivelato il Padre e ternerà nella parusia. Per “rivelazione” s’intende uno “svelamento” di una realtà nascosta. In greco apocàlupsis traduce “emigrare, andare in esilio”, ma anche “rivelare”, “essere visibile”, cioè il farsi conoscere dall’altro come appello d’incontro e di amicizia. Ma come può un Trascendente farsi capire dagli uomini? «Nella Sacra Scrittura dunque, restando sempre intatta la verità e la santità di Dio, si manifesta l’ammirabile condiscendenza della eterna Sapienza, “affinché possiamo apprendere l’ineffabile benignità di Dio e a qual punto egli, sollecito e provvido nei riguardi della nostra natura, abbia adattato il suo parlare”[1]. Le parole di Dio infatti, espresse con lingue umane, si son fatte simili al parlare dell’uomo, come già il Verbo dell’eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile all’uomo»  (DV 13).  La condiscendenza fa da battistrada ad un altro principio più importante: l’Incarnazione, che è il punto massimo al quale poteva giungere la synkatabasis. La condiscendenza di Dio si manifesta in vari momenti importanti della Storia della Salvezza, ma soprattutto nell’incarnazione del Figlio (Lc 1,26-38; cfr. Eb 1,5-10): il Verbo ha preferito nascere da una donna Gal 4,4 piuttosto che scendere dal cielo con un corpo già adulto, plasmato dalla mano di Dio (cfr. Gen 2,7)[2]. Dio aveva parlato (lalètas) ai padri per mezzo dei profeti (en toìs profètais), come diciamo nel Credo. I profeti, quindi, “trasmettitori”, mediatori, intelligenti e coscienti del parlare divino, come dice la DV 12: «Dio parla da uomo come mediante un uomo». La parola ha tre funzioni: informativa, espressiva, appellativa, funzioni che si esplicitano nella DV 2: «Dio parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi», ricalcando sia il Vecchio che il Nuovo Testamento: nell’Esodo (33,11) Dio parlava a Mosè “faccia a faccia” (panim el-panim), in Giovanni (15,15) Gesù ci chiama fìloi, cioè amici. L’intero cammino di dialogo tra Dio e gli uomini si può chiamare «Alleanza». Da Adamo a Noè, da Abramo a Mosè, si giunge a Cristo. Lo Shemà del Deuteronomio è un invito all’ascolto della Parola di Dio. In questo ci può essere d’aiuto la Tradizione, cioè la trasmissione dei contenuti della fede che, iniziando dagli Apostoli, si è prolungata fino a noi (DV8). La Tradizione non è alternativa alla Scrittura, infatti afferma DV9: «ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente formando un tutt’uno», cioè costituiscono la Rivelazione.

[1] Giovanni Crisostomo (San), In Gen. 3,8 (Om. 17,1): PG 53,134. La Condiscendenza (attemperatio in latino, synkatábasis in greco) è una qualità dell’agire di Dio verso gli uomini. Egli condiscende, cioè sa scendere accanto ad essi, mettersi al loro livello, esprimendosi in maniera che essi possano intendere.

[2] Giovanni Paolo II, Omelia ad Efeso, 30 novembre 1979.

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