7.b) Il ruolo della donna nella Chiesa cattolica. Valore permanente della prassi apostolica

ordinazione sacerdotale 2Come ricordava Pio XII, «la Chiesa non ha alcun potere sulla sostanza dei Sacramenti, vale a dire su tutto ciò che il Cristo Signore, secondo la testimonianza delle fonti della Rivelazione, ha voluto che si mantenga nel segno sacramentale»[1]. Questo era stato già l’insegnamento del Concilio di Trento, che aveva dichiarato: «Nella Chiesa è sempre esistito questo potere, che cioè nell’amministrazione dei Sacramenti, mantenendo inalterata la loro sostanza, essa possa stabilire o modificare tutto ciò che giudica più conveniente all’utilità di quelli che li ricevono o al rispetto verso gli stessi Sacramenti, secondo il variare delle circostanze, dei tempi e dei luoghi »[2]. D’altra parte, non bisogna dimenticare che i segni sacramentali non sono convenzionali; e anche se è vero che sono, sotto certi aspetti, dei segni naturali perché rispondono al simbolismo profondo dei gesti e delle cose, essi sono più di questo: sono destinati principalmente a coinvolgere l’uomo di ciascuna epoca con l’Evento supremo della storia della salvezza, a fargli comprendere, mediante tutta la ricchezza della pedagogia e del simbolismo della Bibbia, quale grazia essi significhino e producano. Così, il Sacramento dell’Eucaristia non è soltanto un convito fraterno, ma è, ad un tempo, il memoriale che rende presente ed attualizza il sacrificio del Cristo e la sua offerta mediante la Chiesa; il sacerdozio ministeriale non è un semplice servizio di carattere pastorale, ma garantisce la continuità delle funzioni affidate dal Cristo ai Dodici, e dei poteri relativi ad esse. L’adattamento alle civiltà ed alle epoche, dunque, non può abolire, nei punti essenziali, il riferimento sacramentale agli avvenimenti costitutivi del cristianesimo e al Cristo medesimo. In ultima analisi, è la Chiesa che, per la voce del suo Magistero, assicura, in questi vari campi, il discernimento tra ciò che può cambiare e ciò che deve restare immutabile. Quando essa ritiene di non poter accettare certi cambiamenti, è perché sa di essere legata al modo d’agire di Cristo; il suo atteggiamento, nonostante le apparenze, non è allora quello dell’arcaismo, bensì quello della fedeltà: essa non si può veramente comprendere se non a questa sola luce. La Chiesa si pronuncia, in virtù della promessa del Signore e della presenza dello Spirito Santo, al fine di proclamare meglio il mistero di Cristo, di salvaguardarne e di manifestarne la ricchezza nella sua integrità. Questa pratica della Chiesa riveste, dunque, un carattere normativo: nel fatto di non conferire l’Ordinazione sacerdotale se non ad uomini è implicita una tradizione continua nel tempo, universale in Oriente e in Occidente, ben attenta nel reprimere tempestivamente gli abusi. Una tale norma, che si appoggia sull’esempio del Cristo, è seguita perché viene considerata conforme al disegno di Dio per la sua Chiesa[3].

[1] Pio PP. XII, Costit. Apost. Sacramentum Ordinis: 30 novembre 1947: AAS 40 (1948), 5.

[2] Concilio di Trento, Sessione 21, cap. 2: Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion symbolorum …, n. 1728.

[3] Cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione circa la questione dell’ammissione delle donne al sacerdozio ministeriale, Roma, 15 ottobre 1976, 4.Valore permanente dell’atteggiamento di Gesù e degli Apostoli.

 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s