8.c) Il ruolo della donna nella Chiesa cattolica. Il Nuovo testamento

AcquaViva1I Vangeli

Nei Vangeli Gesù è presentato vicino ai più deboli, per esempio bambini, lebbrosi e donne. Con quest’ultime Gesù si comporta in modo liberale: difende una prostituta dal linciaggio (Gv 8,7), dialoga di religione con una samaritana (cioè una reietta, secondo le concezioni ebraiche, Gv 4,4-42), permette a una malata (l’emorroissa) di toccarlo e la guarisce per la sua fede (Mc 5,25-34). Infine, Gesù risorto si rivela per primo a delle donne. Questo atteggiamento ha di sicuro comportato dello scandalo non solo tra i suoi detrattori, ma anche tra i suoi più intimi (Gv 4,27). Nel Nuovo Testamento tutte queste prefigurazioni trovano il loro compimento. Da una parte Maria, come eletta figlia di Sion, nella sua femminilità, ricapitola e trasfigura la condizione di Israele/Sposa in attesa del giorno della sua salvezza. Dall’altra, la mascolinità del Figlio permette di riconoscere come Gesù assuma nella sua persona tutto ciò che il simbolismo antico-testamentario aveva applicato all’amore di Dio per il suo popolo, descritto come l’amore di uno sposo per la sua sposa. Le figure di Gesù e di Maria, sua Madre, non soltanto assicurano la continuità dell’Antico Testamento con il Nuovo, ma lo superano, dal momento che con Gesù Cristo appare – come dice Sant’Ireneo – «ogni novità»[1]. Questo aspetto è messo in particolare evidenza dal Vangelo di Giovanni. Nella scena delle nozze di Cana, per esempio, Gesù è sollecitato da sua madre, chiamata «donna», a offrire come segno il vino nuovo delle future nozze con l’umanità (cfr. Gv 2,1-12). Queste nozze messianiche si realizzeranno sulla croce dove, ancora in presenza della madre, indicata come «donna», sgorgherà dal cuore aperto del Crocifisso il sangue/vino della Nuova Alleanza (cfr. Gv 19,25- 27.34)[2]. Non c’è dunque niente di sorprendente se Giovanni Battista, interrogato sulla sua identità, si presenti come «l’amico dello sposo», che gioisce quando ode la voce dello sposo e deve eclissarsi alla sua venuta: «Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3,29-30)[3].

[1] Ireneo (sant’), Adversus haereses, 4, 34, 1: SC 100, 846: «Omnem novitatem attulit semetipsum afferens».

[2] La Tradizione esegetica antica vede in Maria a Cana la «figura Synagogae» e la «inchoatio Ecclesiae».

[3] Il quarto Vangelo approfondisce qui un dato presente già nei Sinottici (cfr Mt 9,15 e par.). Sul tema di Gesù Sposo, cfr. Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie (2 febbraio 1994), 18: AAS 86 (1994), 906- 910.

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