11.a) Il ruolo della donna nella Chiesa cattolica. Pensiero del Magistero

annunciazione 1Esperta in umanità, la Chiesa è sempre interessata a ciò che riguarda l’uomo e la donna. In questi ultimi tempi si è riflettuto molto sulla dignità della donna, sui suoi diritti e doveri nei diversi settori della comunità civile ed ecclesiale. Avendo contribuito all’approfondimento di questa fondamentale tematica, in particolare con l’insegnamento di Giovanni Paolo II[1], la Chiesa è oggi interpellata da alcune correnti di pensiero, le cui tesi spesso non coincidono con le finalità genuine della promozione della donna[2]. Per quanto riguarda la Chiesa, il segno della donna è più che mai centrale e fecondo. Ciò dipende dalla identità stessa della Chiesa, che essa riceve da Dio ed accoglie nella fede. È questa identità «mistica», profonda, essenziale, che occorre tenere presente nella riflessione circa i rispettivi ruoli dell’uomo e della donna nella Chiesa. Fin dalle prime generazioni cristiane, la Chiesa si è considerata come comunità, generata dal Cristo e legata a lui da una relazione d’amore, di cui l’esperienza nuziale è l’espressione migliore. Di qui deriva che il primo compito della Chiesa è di restare alla presenza di questo mistero dell’amore di Dio, manifestato nel Cristo Gesù, di contemplarlo e di celebrarlo. A questo riguardo la figura di Maria costituisce nella Chiesa il riferimento fondamentale. Si potrebbe dire, con una metafora, che Maria porge alla Chiesa lo specchio in cui essa è invitata a riconoscere la sua identità così come le disposizioni del cuore, gli atteggiamenti ed i gesti che Dio attende da lei. L’esistenza di Maria è un invito fatto alla Chiesa a radicare il suo essere nell’ascolto e nell’accoglienza della Parola di Dio, perché la fede non è tanto la ricerca di Dio da parte dell’essere umano, ma piuttosto il riconoscimento da parte dell’uomo che Dio viene a lui, lo visita e gli parla. Questa fede, per la quale «nulla è impossibile a Dio» (cfr. Gn 18,14; Lc 1,37), vive e si approfondisce nell’ubbidienza umile e amante con cui la Chiesa sa dire al Padre: «Avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38). La fede continuamente rimanda a Gesù — «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5) — e lo accompagna nel suo cammino fino ai piedi della croce. Maria, nell’ora delle tenebre più profonde, persiste coraggiosamente nella fedeltà, con l’unica certezza della fiducia nella parola di Dio.

[1] Cfr. Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Familiaris consortio (22 novembre 1981): AAS 74 (1982), 81-191; Lett. ap. Mulieris dignitatem (15 agosto 1988): AAS 80 (1988), 1653-1729; Lettera alle famiglie (2 febbraio 1994): AAS 86 (1994), 868-925; Lettera alle donne (29 giugno 1995): AAS 87 (1995), 803-812; Catechesi sull’amore umano (1979-1984): Insegnamenti II (1979) – VII (1984); Congregazione per l’Educazione Cattolica, Orientamenti educativi sull’amore umano. Lineamenti di educazione sessuale (1o novembre 1983): Ench. Vat. 9, 420-456; Pontificio Consiglio per la Famiglia, Sessualità umana: verità e significato. Orientamenti educativi in famiglia (8 dicembre 1995): Ench. Vat. 14, 2008-2077.

[2] Cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo, 31 maggio 2004, Roma, 1. Introduzione.

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