12.Il bene comune: genesi dell’antipolitica

terra dei fuochi
la terra dei fuochi

Dialettica che è anche, se non innanzitutto, capire il particulare, come direbbe Guacciardini, scendere nelle pieghe della storia ed analizzarne da vicino i contenuti, intervenendo nel problema con i linguaggi che lo hanno generato[1]. Mi spiego meglio: le emergenze a Napoli, a Bari, a Palermo, che raccontano una triste realtà in tanti paesi del meridione, e lʼultima “ferita” della “Terra dei fuochi” sembra una punizione inevitabile, come una dovuta “piaga d’Egitto”, solo che qui non c’è in ballo  né Dio, la cocciutaggine del Faraone, ma semplicemente l’incapacità delle Autorità di governare un problema legato alla società dei consumi (e quindi simile a tante altre realtà urbane) e l’inciviltà, l’ineducazione di stili di vita che s’innesta su una devianza malavitosa che ben controlla i disagi quando “dall’alto” non si risolvono i problemi. Altro esempio è il fatto che tutti, politici e mass media, cioè il “Potere” nelle sue più forti forme di espressione, parlano della difficoltà di un consistente numero di anziani e di famiglie che hanno difficoltà a raggiungere la quarta settimana del mese, e s’interrogano del perché del disincanto della politica, anzi non intervengono dal pericolo più insidioso per una democrazia: l’anti-politica, termine coniato da poco ma che è generato, minimo, da quattro madri: 1) l’idea qualunquistica per la quale i politici “sono tutti uguali”, nel senso che baderebbero principalmente agli interessi personali. Sappiamo che non è così, ma questa opinione negativa ha generato il fenomeno del “grillismo” ed altre forme di contestazione; 2) l’anti-politica si alimenta di demagogia e populismo, e qualcuno ha saputo vendere questi “vizi” come “virtù”, è vero che il binomio paga in termini immediati di consenso ma non portano da nessuna parte. Gli ultimi quindici anni non hanno favorito la crescita di una coscienza civica ed hanno solo rafforzato elite di potere ed interessi personali. Perché, d’altronde, avere a cuore i destini del popolo affidatogli se per parecchi politici la demagogia e il populismo vengono premiati in termini di consenso? 3) la tentazione di essere sempre in attesa di un “salvatore della Patria”, novello messia che si autodefinisce “l’uomo della provvidenza”. Credevo che ormai eravamo abbastanza vaccinati da insidie del genere ma le ultime elezioni hanno dimostrato che sono un illuso. 4) sembra strano ma l’anti-politica si sostiene con la cattiva politica. Il presidente della Repubblica e del Consiglio ci hanno ricordato il ritorno ad un’etica della politica, abolendo privilegi, sprechi, dilettantismo, litigiosità, incontinenza verbale, smania di apparire, arrivismo, nepotismo, senza entrare in palazzi ed alcove private!

Si abbattono scuri sugli Ospedali e sulla Scuola, ma le «teste di legno» non cadono mai![2]. Ad maiora, Aniello Clemente.

[1] Il canovaccio di questi articoli è costituito dalle riflessioni presenti su: Quale uomo per le virtù, «Dialoghi», Anno VII, settembre 2007, n. 3; Alla ricerca del bene comune, «Dialoghi», Anno VIII, marzo 2008, n. 1.

[2] L’aforisma è tratto dal mio libro Detti e aforismi di prossima pubblicazione.

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