11.c) Il ruolo della donna nella Chiesa cattolica. Pensiero del Magistero

donna nella chiesa 2In questa prospettiva si comprende anche come il fatto che l’ordinazione sacerdotale sia esclusivamente riservata agli uomini[1] non impedisca affatto alle donne di accedere al cuore della vita cristiana. Esse sono chiamate ad essere modelli e testimoni insostituibili per tutti i cristiani di come la Sposa deve rispondere con l’amore all’amore dello Sposo[2]. La donna nella Chiesa sia essa sposa e madre o consacrata in un ordine religioso, non può che essere laica, non potendo accedere ad alcun ministero ordinato[3]. Dire laica vuol dire, innanzitutto, consacrata dalla grazia del battesimo, quindi sacerdotessa, profetessa, regina. Esprimere i doni battesimali al femminile fa un certo effetto, anche solo linguisticamente: ci siamo poco abituati, sebbene, lo capiamo senza difficoltà, non si toglie né si aggiunge nulla di sostanziale all’espressione che di solito usiamo al maschile. Ma oggi, data la convinzione che non si può fare teologia, ecclesiologia senza antropologia, è diventato necessario prendere atto della concretezza incarnata dei destinatari della rivelazione, uomini e donne, per rendere attuabile per tutti la proposta spirituale che ne consegue. Bisogna quindi che la chiesa, coerentemente anche con la nuova mariologia che essa stessa ha elaborato, con l’ecclesiologia comunionale espressa dal Concilio Vaticano II, con le riflessioni in atto sui ministeri della chiesa, affronti il problema-donna con un’ottica che veda le donne stesse come protagoniste nella ridefinizione del proprio ruolo nella chiesa[4] per una partecipazione congrua alla propria dignità di battezzate in Cristo Gesù, con un impegno concreto, che superi la fase delle affermazioni teoriche, perché non si dica più che per la chiesa «la donna vale molto, ma conta poco». Sempre nella Christifideles laici si ricorda che «come alle origini, così nello sviluppo successivo la chiesa ha sempre conosciuto, anche se in differenti modi e con accentuazioni diverse, donne che hanno esercitato un ruolo talvolta decisivo e svolto compiti di valore considerevole per la chiesa stessa. È una storia di immensa operosità, il più delle volte umile e nascosta ma non per questo meno decisiva per la crescita e la santità della chiesa. È cresciuta e universalizzata consapevolezza della dignità personale, della donna e della sua vocazione, nonché di fronte all’urgenza di una “nuova evangelizzazione” e di una maggior “umanizzazione” delle relazioni sociali. […] È necessario che la chiesa, per la sua vita e la sua missione, riconosca tutti i doni delle donne e degli uomini e li traduca in pratica»[5]. Non basta dire che quanto detto per i laici, va bene anche per la donna, poiché, scorrendo i commi del codice di diritto canonico che riguardano i fedeli laici, scopriamo che anche all’interno di questa categoria, si fanno distinzioni tra uffici che possono essere affidati solo agli uomini ed altri che possono essere estesi anche alle donne[6]. Nel can. 230, al § 3 viene poi detto che, in assenza di ministri, «anche i laici [quindi uomini e donne], pur senza essere lettori o accoliti, possono supplire alcuni dei loro uffici, cioè esercitare il ministero della parola, presiedere alle preghiere liturgiche, amministrare il battesimo e distribuire la sacra Comunione, secondo le disposizioni del diritto».

[1] Cfr. Giovanni Paolo II, Lett. ap. Ordinatio sacerdotalis (22 maggio 1994): AAS 86 (1994), 545-548; Congregazione per la Dottrina della Fede, Risposta al dubbio circa la dottrina della Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis (28 ottobre 1995): AAS 87 (1995), 1114.

[2] Cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo, 31 maggio 2004, Roma, IV. L’attualità dei valori femminili nella vita della chiesa, nn. 15-16.

[3] Cfr. G. Moschieri, La donna nella Chiesa, in IL MESSAGGIO del Cuore di Gesù, giugno 2008, 42-46.

[4] Cfr. Christifideles laici, n. 49.

[5] Ibidem.

[6] Cfr. Codice di diritto canonico, can. 230 § 1.

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