AVVISO ai colleghi Insegnanti di Religione cattolica

convegno napoliL’Insegnamento della Religione cattolica si inserisce nel quadro delle finalità della scuola e contribuisce alla formazione integrale degli alunni, con particolare attenzione alla loro dimensione religiosa, attraverso contenuti di valenza culturale. A tal fine, ricordando che il centro dell’azione didattica è l’allievo, che deve diventare il principio cardine del nostro lavoro, suggerisco di portare, se è possibile, gli alunni al Convegno che si terrà domani alla Pontifica facoltà Teologica, sez. S. Tommaso, a Napoli. La tematica ben si potrebbe inserire nelle Unità Tematiche che affrontano i grandi perché della vita e aprono alla scoperta di Dio e lo studio delle Sacre Scritture.

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Convegno P.F.T.I.M. Il carmelitano Paolo Antonio Foscarini

convegno napoli 1Il 13 maggio prossimo nell’Aula Magna della sezione san Tommaso della Pontificia Facoltà Teologica di Napoli, dalle 9,30 alle 13,00, si terrà un interessante Convegno tra esegesi biblica ed esegesi scientifica moderna. Per sollecitare la vostra curiosità vi premetto che P. Antonio Foscarini seguì la stessa sorte di Galileo.

Paolo Antonio Foscarini  è stato uno scienziato e religioso italiano. Padre carmelitano come il fratello Polibio, studiò a Napoli nel convento del Carmine Maggiore dove poi fu professore di teologia. Fu priore del convento di Tropea, vicario provinciale dell’Ordine e, dal 1608, padre provinciale della Calabria. Autore, nel 1615, della Lettera sopra l’opinione de’ Pittagorici, e del Copernico, della mobilità della terra e stabilità del sole, nella quale affermava la verità dell’interpretazione eliocentrica di Niccolò Copernico, il suo libro fu condannato nel 1616 dalla Chiesa cattolica. Il Foscarini precisava che l’opera, rivolta principalmente «alli dottissimi Signor Galileo Galilei e Signor G. Keplero», oltre che «a tutta la illustre e virtuosissima Accademia de’ Signori Lincei», intendeva «accordare molti luoghi della Scrittura» con la concezione copernicana e «interpretarli (non senza fondamenti teologici e fisici) in modo tale che non gli contradicano affatto»[1]. È certa la convinta adesione al sistema copernicano del Foscarini, che egli però derivava, più che da una solida convinzione scientifica, da ragioni di maggiore armonia presente nella descrizione copernicana dell’Universo rispetto al tradizionale modello geocentrico: come non sufficientemente esperto in questioni astronomiche, egli scrisse infatti al Galilei dei propri dubbi sugli effetti della rotazione terrestre, preannunciandogli un successivo scritto al riguardo[2]. Da alcuni anni, infatti, Galileo si era dichiarato apertamente copernicano, suscitando reazioni negative negli ambienti conservatori: il domenicano fiorentino Tommaso Caccini lo aveva pubblicamente attaccato durante un sermone tenuto in Santa Maria Novella nel dicembre del 1514, un altro domenicano, Nicolò Lorini, il 7 febbraio 1615 aveva denunciato Galileo al prefetto dell’Indice, il cardinale Paolo Camillo Sfondrati, e infine lo stesso Caccini aveva testimoniato a Roma contro Galileo, il 20 marzo, di fronte al commissario generale del Sant’Uffizio, il domenicano Michelangelo Seghezzi. La nuova opera che Foscarini promise a Galileo non vedrà mai la luce, ma suscitò speranze nei sostenitori di Galileo di trovare così un alleato in ambito ecclesiastico. A questo proposito il Cesi scriveva a Galileo il 20 maggio 1615 che «tolte le difficultà e levato ogni attacco alla passione, l’opinione [copernicana] restarà permessa et approvata tanto pienamente, che chi vorrà tenerla potrà liberamente farlo»[3]. In realtà, già a quella data, le cose stavano andando molto diversamente, poiché al Foscarini, erano pervenute accuse di «aver esposto le Sacre Scritture diversamente da come le hanno interpretate i Santi Padri» e il cardinale Bellarmino aveva definito «temeraria» la sua opinione. Foscarini inviò allora a Bellarmino una copia della Lettera insieme con una sua Defensio epistolae super mobilitate Terrae, nella quale scriveva di essersi assunto «di difendere la teoria sulla mobilità della terra, in base alla quale non risulta nessun danno alla fede cattolica, come anch’io penso, ma semmai alla teologia». Ribadito di ritenere la teoria eliocentrica «non discordante affatto dalla Sacra Scrittura», egli chiedeva al Bellarmino di esprimersi sulla questione, «perché io non sembri aver fiducia in me stesso più di quanto sia conveniente, o voler attribuire alle doti del mio ingegno più di quanto sia giusto»[4]. Non ci furono però altre pubblicazioni curate dal Foscarini. Il 5 marzo 1616 veniva reso noto il decreto dell’Indice con il quale si sospendevano, fino a correzioni da apportarvi, l’opera del Copernico e il Commento a Giobbe del Zúñiga, mentre lo scritto del carmelitano era del tutto proibito: «[…] perciò, perché non si insinui ulteriormente a discapito della verità Cattolica un’opinione di tal genere, ha stabilito che i suddetti Nicolò Copernico De revolutionibus orbium e Didacus Astunica Commento a Giobbe debbano essere sospesi finché non vengano corretti; che il libro del padre Carmelitano Paolo Antonio Foscarini debba essere proibito e condannato sotto ogni aspetto»[5]. In giugno l’editore della Lettera, Lazzaro Scoriggio, fu arrestato a Napoli con l’accusa di averla pubblicata senza la prescritta autorizzazione ecclesiastica. L’editore fu condannato a una multa, mentre il Foscarini moriva proprio durante lo svolgimento del processo, il 10 giugno 1616.

[1] Cf. P. A. Foscarini, Lettera sopra l’opinione de’ Pittagorici, e del Copernico, della mobilità della terra e stabilità del sole, 1615, 13-14.

[2] Cf. G. Galilei, Opere, Edizione Nazionale, XII, 215.

[3] Ib., 190.

[4] Citato da S. Caroti, Un sostenitore napoletano della mobilità della Terra: il padre Paolo Antonio Foscarini, in F. Lomonaco – M. Torrini, Galileo e Napoli. Atti del Convegno tenuto a Napoli il 12-14 aprile 1984, Guida Editore, Napoli 1987, 81-121.

[5] Cf. I documenti del processo di Galileo Galilei, a cura di S. Pagano e A. G. Luciani, Documento XXII, Archivio Segreto Vaticano, Città del Vaticano 1984. Il testo originale in latino del decreto di condanna è in G. Galilei, Opere, XIX, 323.

12. Il ruolo della donna nella Chiesa cattolica. Portata ecumenica dell’argomento

donna preteOra, da un certo numero di anni, diverse Comunità cristiane, sorte dalla Riforma del XVI secolo o in epoca successiva, hanno ammesso le donne all’ufficio di pastore, allo stesso titolo degli uomini; la loro iniziativa ha provocato, da parte dei membri di tali Comunità o di gruppi simili, richieste e scritti tendenti a generalizzare questa ammissione, come anche, del resto, reazioni in senso contrario. Ciò costituisce, dunque, un problema ecumenico, sul quale la Chiesa cattolica deve far conoscere il proprio pensiero, tanto più che in diversi settori dell’opinione pubblica ci si è domandato se, a sua volta, essa non dovrebbe modificare la propria disciplina ed ammettere le donne all’Ordinazione sacerdotale. Alcuni teologi cattolici hanno addirittura posto pubblicamente questo problema e hanno provocato ricerche non solo nell’ambito dell’esegesi, della patristica, della storia della Chiesa, ma anche nel campo della storia delle istituzioni e dei costumi, della sociologia, della psicologia; i diversi argomenti, capaci di portare un chiarimento in questo importante problema, sono stati sottoposti ad un esame critico. Trattandosi di una discussione sulla quale la teologia classica non s’è molto attardata, l’attuale modo d’argomentare rischia di trascurare elementi essenziali. Per questi motivi, in esecuzione di un mandato ricevuto dal Santo Padre e facendo eco alla dichiarazione che Egli stesso ha fatto nella sua Lettera del 30 novembre 1975[1], la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede ritiene di dover richiamare che la Chiesa, per fedeltà all’esempio del suo Signore, non si considera autorizzata ad ammettere le donne all’Ordinazione sacerdotale, e crede opportuno, nelle presenti circostanze, di spiegare questa posizione della Chiesa, che sarà forse risentita dolorosamente, ma il cui valore positivo apparirà con l’andar del tempo, in quanto potrebbe aiutare ad approfondire la missione rispettiva dell’uomo e della donna[2].

[1] Cfr. AAS 68 (1976), 599-600; cfr. ibid., 600-601.

[2] Cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione circa la questione dell’ammissione delle donne al sacerdozio ministeriale, Roma, 15 ottobre 1976, Introduzione. Il posto della donna nella società moderna e nella chiesa.