Dio è bellezza e Raffaella è con Lui!

altareRingrazio don Carmine per la bellissima omelia di ieri e, non potendo aggiungere altro alla sua intuizione di una bellezza che si eleva liberandosi dai pesi, dai fardelli inutili, posso solo ricordare il connubio tra arte e bellezza. Oltre a quello antropologico, dell’uomo, naturalmente religiosus e per grazia liturgicus, che celebra l’azione rituale cristiana, Crispino Valenziano ha illuminato la via pulchritudinis come itinerario a Dio-Bellezza che si manifesta nell’armonia simbolico-rituale[1]. L’arte configura un livello particolarmente complesso della realtà fisica: tale livello di complessità può venire definito «spirito» per qualificarne la sua irriducibilità ai livelli meno complessi della realtà fisica[2]. Mi hai salvato, bellezza. Potrebbe essere l’eco della preghiera di Agostino, rivolta a Dio Trinità (“Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato[3]). L’arte cristiana è “via pulchritudinis” non in senso platonico, ma in senso biblico: Dio è bellezza perché ci ama per primo e senza che ce lo meritiamo. Bello è l’amore gratuito di Dio, che salva in quanto gratuito. È la gratuità che è bella. Infatti l’arte, per Dostoevskij, ha il divino valore di non servire a nulla. Bello è il creato in quanto dono di Dio. Bello non è semplicemente ciò che è esteticamente gradevole, ma «l’amore che induce l’infinito Bene a consegnarsi alla morte per il bene dell’amato» [4]. Bello è, prima di tutto, non tanto la chiesa-edificio, con i suoi tesori d’arte, ma il corpo di Cristo, che è la Chiesa, sua sposa, quando essa vive il primato della carità come “forma ecclesiae”, alla sequela del “bel Pastore” (Gv 10,11). Nella pienezza dei tempi, in Gesù Cristo il Logos si fa carne, Dio diventa uno di noi. «Egli è la parola che non nasce dalla bocca degli uomini, ma dal ventre di una donna»[5]. L’essenziale è ormai visibile agli occhi. Purché l’occhio veda dal cuore; infatti le radici dell’occhio sono nel cuore. Questo intendeva Agostino quando diceva che soltanto l’amore è capace di vedere[6]. Se Dio non avesse assunto un corpo, la Chiesa non avrebbe un’arte[7]. È a partire dall’incarnazione che il corpo, nell’arte cristiana, diventa edificio spirituale per incontrare Dio nella bellezza. In fondo ogni opera d’arte cristiana è un simbolo, un ponte che conduce a qualcosa che la oltrepassa: l’appuntamento con Dio. Ecco perché la chiesa ha bisogno dell’arte. C’è spazio anche per l’intelligenza emotiva! Estetica è la percezione della bellezza nella sensibilità. La contemplazione non è solo un fatto visivo, ma anche uditivo, tattile, olfattivo, gustativo, in base all’equazione estetica: il visibile sta all’invisibile come la parte sta al tutto[8]. L’arte cristiana è trasfigurazione del linguaggio estetico e poietico umano nella trasfigurazione del Figlio dell’uomo[9]. Quando il tutto abita il frammento, appare il volto del “Bel Pastore”. “Arte è vedere l’opera di Dio”, diceva Cézanne. L’uomo è ad immagine di Dio globalmente, corpo, anima e spirito, come afferma Ireneo di Lione, ma è anche «somigliante al suo autore per la pittura “graziosa” che il Salvatore fa di noi stessi»[10]. E dalle mani del Sommo fosti dipinta tu, Raffaella, e ora sei tornata nel Museo degli eletti dove il corpo glorioso danza nell’immensa Luce.

[1] Cf. C. Valenziano, Liturgia e antropologia, Dehoniane, Bologna 1997; Id., Bellezza del Dio di Gesù Cristo. Narrazione visibile del Dio invisibile, Gorle (Bergamo) 2000; A. Grillo – C. Valenziano, L’uomo nella liturgia, Cittadella, Assisi (Perugia) 2007.

[2] Cf. G. Bonaccorso, I colori dello spirito, Cittadella, Assisi (Perugia) 2009, 14-18.

[3] Conf., X, 27, 38: “Sero te amavi, pulchritudo tam antiqua et tam nova, sero te amavi!”.

[4] B. Forte, La “via pulchritudinis”. Il fondamento teologico di una pastorale della Bellezza. (Prolusione alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Cultura, Città del Vaticano 27 Marzo 2006), in < http://www.zenit.org/article-4366?l=italian >.

[5] Bonaccorso, I colori dello spirito, 184.

[6] Cf. R. Guardini, Esperienza liturgica ed epifania, in Scritti filosofici, Milano, Fabbri, 1964, 152.

[7] Cf. Valenziano, Scritti di estetica e di poetica, 254.

[8] Bonaccorso, I colori dello spirito, 198.

[9] Cf. Valenziano, Scritti di estetica e di poietica, 255.

[10] Cf. Ib., 47-48.

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