Maria, Madre di misericordia

bruno-forte-blogLa Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, sez. “S. Tommaso” (Napoli), ha avuto l’onore di relazionare il 51° Convegno Nazionale dei rettori e operatori dei Santuari Italiani sul tema: «Maria Madre di Misericordia». Mercoledì 23 u.s. S. E. Mons. Bruno Forte, Arcivescovo Metropolita della Diocesi di Chieti-Vasto, professore emerito della PFTIM ci ha parlato di alcuni dei molteplici aspetti che fanno di Maria l’icona della Misericordia del Padre.

Chi contempla Maria si approssima al cuore stesso della rivelazione e si apre alla verità più profonda dell’essere della creatura davanti al Creatore. Non stupisce pertanto che anche la misericordia si trovi riflessa e offerta compiutamente in Maria, non a caso invocata come “Mater misericordiae”. Nell’approfondimento teologico di questo messaggio i diversi aspetti della Vergine-Madre-Sposa possono essere rapportati alle Persone divine: in quanto Vergine, Maria sta davanti al Padre come recettività pura della divina misericordia, e si offre come icona di Colui che nell’eternità è puro ricevere, il Generato, l’Amato, il Figlio. In quanto Madre del Verbo Incarnato, Maria si rapporta a Lui nella gratuità del dono, quale sorgente dell’amore misericordioso che dona la vita, ed è perciò l’icona materna di Colui che da sempre e per sempre ha iniziato ad amare, ed è sorgente pura del dono, il Generante, l’eterno Amante, il Padre.  In quanto arca dell’alleanza nuziale fra il cielo e la terra, Sposa in cui l’Eterno unisce a sé la storia e la ricolma della sua misericordia, Maria si rapporta alla comunione fra il Padre e il Figlio e fra loro e il mondo, e si offre perciò come icona dello Spirito Santo, nuzialità eterna, vincolo di carità infinita ed apertura permanente del mistero di Dio alla storia degli uomini.

  1. La Vergine dell’ascolto: Maria ricolma di misericordia

Che Maria, Vergine dell’ascolto, sia ricolma della misericordia divina ce lo fa comprendere la scena dell’annunciazione, che l’evangelista Luca (1,26-38) presenta secondo un modello biblico pregnante, da lui seguito anche nel racconto dell’annuncio a Zaccaria (cf. Lc 1,11-20). Si tratta del modello delle annunciazioni, frequente nell’Antico Testamento, articolato in cinque momenti: l’apparizione di un angelo; la reazione del destinatario; l’annuncio; l’obiezione umana; l’offerta di un segno. Si possono mettere a confronto questi cinque elementi così come sono presenti nel racconto dell’annuncio a Maria e in quello dell’annuncio a Zaccaria. Da questo confronto emerge chiaramente il messaggio che Luca ha voluto trasmettere riguardo alla misericordia di cui la Vergine è ricolma. Il tratto fondamentale di Maria che emerge dalla scena dell’annunciazione è quello della sua fede, espressa nel libero e docile consenso all’amore misericordioso del Padre. Maria è tutta per Dio, tutta da Lui, in tutto terreno d’avvento per il Regno che Egli stabilisce fra gli uomini. Maria testimonia che la fede è acconsentire all’amore di Dio, lasciandosi agire, plasmare dalla Sua misericordia.

  1. La Madre del Bell’Amore: Maria, fonte di misericordia

Avvolta nel grembo della Trinità, come mostra la scena dell’annunciazione, Maria diviene il grembo del Figlio incarnato, la Madre del Messia: in quanto tale ella è la figura perfetta della creatura inabitata dalla grazia. È quanto l’evangelista Luca intende trasmettere narrando l’episodio della visita ad Elisabetta: ricolma della presenza dell’Altissimo, la Vergine Madre la irradia nel gesto della carità. Il mistero della Sua voce, che appena udita dalla Madre del Battista fa esultare il Bambino nel suo grembo, indica questa sovrabbondanza del cuore, nel dono dell’amore, della vita nuova, resa presente dalla misericordia divina nella giovane Donna. Contemplando la scena della visitazione diviene allora possibile riconoscere le caratteristiche dell’agire del discepolo che, credendo all’annuncio pasquale, si lascia introdurre nel seno della vita trinitaria per divenire a sua volta testimone trasparente e innamorato della misericordia divina fra gli uomini. La Vergine accogliente nella fede è la Madre generosa nell’amore: proprio così, Vergine e Madre, Maria è l’icona del discepolo trasformato dalla misericordia divina in sorgente d’amore per gli altri. I tratti dell’amore sollecito e misericordioso che Maria esercita verso la cugina Elisabetta sono un modello cui ispirare l’esercizio concreto della misericordia da parte del discepolo di Gesù. La prima caratteristica è l’attenzione: ella ha capito il bisogno della donna divenuta gravida in età già avanzata e le corre in aiuto. L’attenzione è la disponibilità verso l’altro, la prontezza a notarne l’attesa e l’attiva generosità del donarsi senza aspettare appelli o precetti: la misericordia vive di un movimento sorgivo del cuore, di cui può essere veramente artefice solo lo Spirito Santo, inviato ad effondere in noi l’amore del Padre (cf. Rm 5,5). Proprio così l’agire misericordioso è concreto: esso non indulge a sogni di bene, opera senza alibi o fughe. La terza caratteristica è la gioia: la sua visita è mossa da un amore così sorgivo e irradiante, che colma lei e la sua voce di un fiume di gioia, capace di contagiarsi agli altri. Abitata dalla misericordia divina, Maria dà gratuitamente quanto gratuitamente ha ricevuto: in lei tutto è grazia, e proprio così tutto è gioia. In tal modo, il suo agire si carica di tenerezza, di quell’amore di misericordia che non crea distanze, che avvicina i lontani, facendoli sentire accolti, e li riempie dello stupore e della bellezza di scoprirsi oggetto di gratuità, di dono.

  1. La Sposa della nozze messianiche: Maria, vivere la gioia della misericordia

Il racconto evangelico della scena della visitazione si conclude con il canto di Maria, il Magnificat (Lc 1,46-55), il cantico che mostra come lei sia la Sposa delle nozze messianiche, in cui l’Eterno è venuto a realizzare nel tempo le meraviglie dell’alleanza del Suo amore. Il testo esprime la fede pasquale nel Crocifisso – Risorto. Presentando Maria come portavoce dell’attesa messianica dei poveri, che trova il suo compimento nell’agire di Dio nella Pasqua di Gesù, Luca vuole indicare in lei la figura esemplare della prima discepola cristiana: “beata” perché ha creduto (cf. Lc 1,45), Maria è colei in cui si realizza in maniera esemplare la novità del Vangelo, il nuovo inizio che Dio opera a partire dai poveri. La gioia di Maria, espressa nel suo canto, ha quattro aspetti: il primo è quello del sentirsi amata, raggiunta dallo sguardo del Dio misericordioso e provvidente. È la gioia di esistere in risposta al dono del Creatore. La gioia della Vergine Madre è però la gioia messianica, l’esultanza della venuta del Figlio eterno fra noi. Questa gioia domanda di essere annunciata e donata: è la gioia del servizio, di cui Maria è testimone nella scena della visitazione. Infine, la gioia della Vergine Madre è quella escatologica, pregustata da chi vive secondo lo Spirito: “Perciò – scrive l’apostolo Pietro – esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la meta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime” (1 Pt 1,9). È la gioia delle beatitudini, che tirano nel presente degli uomini il domani della promessa di Dio. Il cantico di Maria, allora, ci fa comprendere che accogliere e donare fedelmente la misericordia di Dio ci rende felici come nulla e nessuno al mondo potrebbe renderci: è la gioia di chi si riconosce amato dal Padre, la gioia contagiosa dell’incontro sempre nuovo col Signore Gesù, la gioia di chi per la fede e la carità dimora nella Trinità. È la gioia di chi non esita a dare il primo posto alla dimensione contemplativa della vita, lasciandosi colmare dall’amore dei Tre, e accetta di farsi servo degli altri per amore, costituito tale dall’amore di Dio ricevuto in Gesù Cristo, collaboratore della gioia altrui (2 Cor 1,24). Ci aiuti a vivere questa gioia la Vergine Madre del Magnificat, Madre della misericordia accolta e donata, in modo che il suo cantico di Sposa delle nozze messianiche sia anche il nostro.

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