2. E… come esserci: I giovani in missione e i NEET

libertàSarà che vivendo a stretto contatto col mondo giovanile sono più incline all’emozione, ma il vedere tanti giovani riuniti insieme nel Duomo di Sant’Agata de’ Goti mi ha riempito il cuore di gioia e di speranza. Li vedevo lì seduti, fragili, naufraghi di una nave che noi adulti abbiamo affondato eppure parlare di speranza e di futuro. E, in loro, rivedevo i tanti volti di giovani che abbiamo visto in televisione accorrere in aiuto delle persone in difficoltà, accanto alle esperienze di servizio civile e di volontariato. Appena ieri il Papa diceva ai ragazzi accorsi alla Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia: «Noi adulti abbiamo bisogno di voi, per insegnarci a convivere nella diversità, nel dialogo, nel condividere la multiculturalità non come minaccia, ma come opportunità. E voi siete un’opportunità: abbiate il coraggio di insegnarci che è più facile costruire ponti che innalzare muri». In questa Quaresima il Vescovo della Diocesi di Cerreto Sannita – Telese – S. Agata de’ Goti ha deciso di inviare in missione gruppi di giovani. Una missione assimilabile ad un’esperienza di shadowing e cioè andare, parlare, osservare i mondi vitali e gli spazi quotidiani di vita dei loro coetanei. Quei ragazzi etichettati come NEET: Not in Employment, Education and Training, che sembra una sigla simpaticama che denuncia giovani in condizioni di povertà ed esclusione sociale. I giovani volontari, coadiuvati da parroci, suore, incontreranno giovani che hanno percorsi formativi frammentari, quasi mai portati a termine, alcuni coinvolti in processi di adultizzazione precoce. Ragazzi, come tanti nostri figli e nipoti, spesso privi di qualsiasi ambizione professionale, che non riescono a esprimere alcun tipo di progettualità lavorativa, forse col mito del “posto fisso”. In una società che gli ha tarpato le ali fanno anche fatica a sviluppare una concreta analisi della realtà in cui vivono, guardandola come da uno specchio, rinviando a un mittente astratto ogni forma di responsabilità. I giovani che seduti nella navata parlavano di progetti e di speranza, dovranno armarsi di tutta l’armatura descritta da san Paolo per affrontare coetanei che a volte appaiono rassegnati, corrosi dall’immobilità, con atteggiamenti poco propositivi nei confronti del futuro verso il quale non riescono a proiettarsi. Troveranno anche casi drammatici ma mi auguro che la stragrande maggioranza dei nostri ragazzi che non vediamo frequentare le chiese e si sono allontanati dai sacramenti dopo l’Iniziazione Cristiana, siano ragazzi a rischio d’isolamento sociale, ma non ancora alla deriva[1]. A loro i nostri “ragazzi” sussurreranno piano: «Non accontentarti di poco, chi va con una caraffa vuota alla sorgente della vita, ne tornerà con due piene» (K. Gibran) e li saluteranno così: «Possa tu avere molta gioia» che è il saluto rivolto dall’angelo a Tobia.

Aniello Clemente.

[1]Cf. W. Nanni – S. Quarta, Il triplo no dei ragazzi in panchina, in IC Italia Caritas, novembre 2016, Anno XLIX N° 9, 8-12.

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