3E… come esserci: I giovani in missione alla sequela di Gesù

pastore-pecora-ritrovata-Sant’Agostino dice che «non si può trovare uno che non voglia essere felice». La gioia è richiesta dalla natura stessa dell’uomo, è un suo bisogno, a maggior ragione per un giovane, specialmente se ha perso l’entusiasmo tipico dei suoi verdi anni. Ai tanti che forse usano lo slogan: «Cristo sì, chiesa no» si dedicheranno i volontari della missione giovani della Diocesi. E saranno come i profeti dell’attesa messianica e come agli israeliti quando sono ritornati dall’esilio, rincuorati da Neemia, diranno: «Non vi rattristate perché la gioia del Signore è la vostra forza» (Ne 8,10). Saranno sostenuti dalle parole di Gesù che prevedendo momenti di sconforto e debolezza disse: «Voi sarete afflitti ma la vostra afflizione si cambierà in gioia» (Gv 16,20); «Chiedete e otterrete perché la vostra gioia sia piena» (Gv 16,24).Saranno portatori di letizia e speranza perché avranno dalla lorola tradizione secolare della chiesa, già nel II secolo il Pastore d’Erma riporta: «Caccia da te la tristezza perché è sorella del dubbio e dell’ira. Armati di gioia. L’uomo allegro fa il bene, pensa il bene ed evita la tristezza». Papa Francesco invita la comunità cristiana a riscoprire quest’immagine di una chiesa aperta al mondo, “in uscita” verso le periferie dell’umano, che si mette «nella vita quotidiana degli altri, accorcia le distanze, si abbassa fino all’umiliazione… e assume la vita umana, toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo» (EG 24). E offre a supporto di questo stile ecclesiale una significativa prospettiva teologica: «ogni volta che ci incontriamocon un essere umano nell’amore, ci mettiamo nella condizione di scoprire qualcosa di nuovo riguardo a Dio. Ogni volta che apriamogli occhi per riconoscere l’altro, viene maggiormente illuminatala fede per riconoscere Dio (EG 272).È attraverso l’umanità di Gesù, la sua kenosi, il suo abbassamento, che proviamo la gioia della gloria divina che a noi si è manifestata. E i giovani “missionari” condivideranno la gioia di quanti li hanno preceduto. La prima epifania gioiosa di Gesù si ha quando Maria raggiunge Elisabetta e Giovanni Battista esultò di gioia nel ventre della madre (Lc 1,44). L’angelo annuncia ai pastori «una grande gioia» (Lc 2,10). Quando i Magi vedono nuovamente la stella «provano una grandissima gioia» (Mt 2,10). E abbiamo letto di Zaccheo che accolse Gesù nella sua casa «pieno di gioia» (Lc 19,6), delle pie donne che «abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, corsero dai discepoli» (Gv 20,20). Discepoli che dopo l’Ascensione «tornarono a Gerusalemme con grande gioia». Dalla mangiatoia al monte dell’Ascensione è, dunque, un solo Vangelo della gioia.B. Häring è categorico: «Solo gli ottimisti possono cambiare il mondo… L’ottimismo costituisce spesso anche un’efficace medicina. Chi si rallegra nel Signore, concepisce una gioia riconoscente e impara l’arte di comunicare la gioia agli altri, è spesso in grado di produrre il doppio del vicino che ha una costituzione fisica più robusta, ma non possiede la gioia della vita».La gioia è causata dall’amore; gioia e amore camminano insieme. La gioia non nasce da sola, ha la sua sorgente nell’amore e la sorgente dell’amore è Dio: «Dio è amore» (1Gv 4,8). La gioia che nasce dall’amore è un nostro dovere di uomini e di cristiani; è la testimonianza più credibile e avvincente. La gioia che emana dal cristiano non può essere un fatto eccezionale, come un abito che si indossa nelle feste solenni. Deve essere un fatto quotidiano, perché Dio, nostra gioia, è con noi e dentro di noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20).

Aniello Clemente.

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