Pellegrini nel cammino di Quaresima

quaresima-2017-logoweb«Solo se amiamo la chiesa potremo mettere in pratica l’invito di Cristo di annunciare con gioia a tutto il mondo il suo amore salvifico»[1]. Appena ieri l’altro siamo stati segnati con lo sfraghìs delle ceneri. Il sacramento della Cresima o Confermazione viene amministrato attraverso un segno a forma di croce sulla fronte. Nel mondo agricolo antico sfraghìs era il segno che il padrone faceva sugli animali, per cui quel segno indicava che quegli animali appartenevano ad un proprietario, erano proprietà di un padrone. Dunque lo sfraghìs che riceviamo è il segno di appartenenza a Dio. Tutto il nostro essere, col capo cosparso di cenere, avrebbe dovuto essere partecipe di questo rito. Il nostro cuore, le nostre mani, i nostri piedi: il nostro corpo “segnato” come il Crocifisso! Il nostro cuore che dovrebbe ardere d’amore e penitenza in questa Quaresima per risorgere, come Araba Fenice, dalle sue ceneri a «cuore di carne» in sintonia col cuore di Dio. Di conseguenza le nostre mani segnate dalla violenza e dalle guerre dovrebbero riscoprire la gioia della tenerezza, del gesto, dell’abbraccio. I nostri piedi piagati come quelli del Figliol prodigo dipinto da Rembrandt, nudi, si purificheranno sul suolo sacro della Liturgia che arde come «roveto ardente», per iniziare il pellegrinaggio verso il volto del fratello, per scoprire il Volto di Dio (cf. Dt 30,15s.). Lavato il capo e profumato il corpo (per avere il «buon profumo di Cristo») iniziamo lieti il “digiuno” ricordandoci del profeta Isaia: «Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo» (cf. Is 58,1-9a). Sembra, dopo millenni, di risentire il profeta nelle parole di don Mimmo[2], infatti leggendo il testo per intero si vede che mentre il popolo attende «giusti giudizi», «la vicinanza di Dio», anch’Egli attende la conversione del cuore. Il digiuno più gradito al Signore non è solo l’astenersi dal cibo, quanto di “alleggerirci”, per dare spazio all’Altro.

Aniello Clemente

[1] V. L. Mondello, Breve commento della costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II, Libreria Editrice vaticana, 2015, 120.

[2] Don Domenico Battaglia, Vescovo nella Diocesi di Cerreto- Telese- Sant’Agata de’ Goti.

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