In memoria di Teresa Biscardi

Madonna di Palmentata
Immagine della Madonna di Palmentata

Avevamo pensato di addobbare la chiesa come per un matrimonio perché ogni funzione eucaristica, anche questa, è una celebrazione nuziale e, infatti, proprio mentre mia suocera giungeva al trono dell’Altissimo, in Duomo si celebrava un matrimonio, proprio perché il Signore voleva ribadirne l’aspetto nuziale e l’approdo dell’anima di Teresa nell’Amore trinitario.

La pedagogia del Signore è imperscrutabile ma la Madonna di Palmentata ha voluto portare per mano questa sua amata figlia nel giorno del Signore, mentre la Liturgia della Parola ne sintetizzava la vita: «Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore» e lei gli apparteneva totalmente, solo così ha potuto accettare «settanta volte sette» le prove e le tribolazioni, a volte senza capire, «serbando nel suo cuore» ciò che le capitava, ma sempre con lo sguardo rivolto alla Vergine Madre e al Crocifisso. Ha avuto una vita piena, coronata dalla nascita dei figli, ma i suoi silenzi, le sue solitudini, la sua devozione e le sue preghiere, sono le gemme incastonate sulla sua croce, diventata, perciò, non segno di lutto ma albero di vita. Il Signore, per intercessione della Madonna, le ha risparmiato l’Ora del Getsemani per consegnarla al giorno di Pasqua.

Il sepolcro non appartiene alla morte: la Croce è nuda perché dal grembo squarciato della terra è risorto il Vivente. Consumato nella sacralità del sacrificio, “l’arrivederci” di Teresa diventa testimone della Pasqua, dell’esodo verso la Patria eterna.

Siamo certi che da lassù guarderà, ancor più amorevolmente, la sua famiglia, la sua S. Agata e implorerà i nostri Santi protettori e la Vergine di Palmentata affinché noi, ancora viandanti, possiamo vivere coi fianchi cinti, i calzari ai piedi, impugnando il bastone e camminare verso la Pasqua, nella Terra Promessa dove un giorno, tutti insieme, canteremo le lodi del Signore nella pace dell’armonia celeste.

Advertisements