Presentazione

Giorno verrà in cui troveranno conferma le parole del Signore: «Né alcuno avrà più da istruire il suo concittadino: né alcuno il proprio fratello, dicendo: Conosci il Signore! Tutti infatti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande di loro» (Eb 8, 11). Ogni cristiano, ogni “operaio della vigna”, ognuno col suo bagaglio di esperienze e di cultura dovrebbe chiedersi, come san Paolo,: «Che devo fare, Signore?» (At 22, 10). E, di rimando, sento che il Signore, ancora oggi, più forte che mai, mi chiede, ci chiede: «Voi, chi dite che io sia?» (Mc 8, 29).

«E Gesù se ne andava con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarea di Filippo. Intanto, durante il cammino, interrogava i suoi discepoli domandando loro: “Chi dicono gli uomini che io sia? Ed essi risposero: Alcuni dicono che sei Giovanni Battista, altri Elia, ed altri uno dei Profeti”. Poi domandò loro: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Pietro, rispondendogli, disse: “Tu sei il Cristo!”. E ordinò loro di non dire nulla a nessuno» (Mc 8, 27-30).

Invitando gli Apostoli ad andare oltre le risposte della gente, egli vuole stimolare a vedere più a fondo il mistero che è in lui e che non viene esaurito neppure dal fatto di riconoscere in lui qualche grande profeta o personaggio del passato.

La confessione di fede, che Pietro fa a nome di tutti, già orienta ad afferrare qualche cosa del suo mistero: Gesù è il “Messia“, predetto da tutto l’Antico Testamento, e in special modo da Isaia.

Il Profeta, però, con i suoi famosi “canti” del “Servo di YHWH” preannunciava un Messia “sofferente”, il quale proprio attraverso la morte avrebbe salvato gli uomini. Questo spiega, forse, l’equivoco in cui cade in quella occasione Pietro che, per un verso riconosceva Gesù come Messia e, per un altro, si scandalizzerà davanti alla predizione della morte imminente fatta da Gesù subito dopo la confessione di fede dell’Apostolo:

«E cominciò a spiegare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai grandi sacerdoti, dagli scribi, essere messo a morte e risuscitare dopo tre giorni. E diceva questo apertamente. Allora Pietro, presolo in disparte, si mise a fargli delle rimostranze. Ma egli, voltatosi, e vedendo i suoi discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: “Allontanati da me, Satana! Perché tu non ragioni secondo Dio, ma secondo gli uomini”» (Mc 8, 31-33).

Proprio mentre sembra che gli uomini abbiano afferrato qualcosa del suo mistero, Gesù ributta tutto all’aria, dicendo che la sua realtà è più complessa ancora: il divino che è in lui è un divino che passa attraverso l’umano più corposo e realistico che si possa immaginare, cioè la sofferenza e la morte, a cui normalmente ciascuno di noi si ribella. Gesù non è qualcuno che gli uomini possano “prefabbricarsi” secondo i loro gusti o preferenze, ma è il “dono” che il Padre fa di se stesso agli uomini, nella forma e nella misura che Lui preferisce.

«Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e manifestare il mistero della sua volontà» (Dei Verbum 2).

Dio non è mai prevedibile: per questo è infinitamente più grande di noi! Il problema è di non rifiutare nulla delle molteplici componenti che confluiscono nella persona del Cristo: la divinità e l’umanità, la messianicità sofferente e quella gloriosa, l’umiliazione della Passione e lo splendore della Risurrezione. Gesù è il Crocifisso, è il Risorto, è il Vivente. Proprio il coesistere in lui di tutti questi elementi, apparentemente contraddittori, fa esplodere tutti i normali criteri di valutazione umana e fa intravedere in lui una realtà che trascende ogni esperienza storica, sia passata che futura. Proprio perché trascende ogni limite umano, può realizzare una sua misteriosa, più intensa presenza in ogni creatura che soffre ed è respinta dai fratelli.

Inizio questa nuova esperienza confidando in tutti voi e nelle vicendevoli preghiere perché il viaggio ci sia lieto e la Meta più facile da raggiungere. Ad maiora!

Aniello Clemente

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