Quaresima, 40 giorni, un “tempo favorevole”

deserto
deserto: luogo di conversione…

Il numero “quaranta” scandisce la vita di Mosè, di Noè, degli Ebrei, di Gesù, la Quaresima: sembra che il Signore “misuri cronologicamente il tempo della conversione. Ma questo “tempo favorevole” non è una corsa contro il tempo, bensì un’occasione che il Signore ci offre per dedicarci al maquillage del nostro cuore, un “tempo interiore” per riflettere. Le letture di questo periodo ci suggeriscono che c’è anche un luogo dove poterci appartare: il deserto. Luogo di tentazioni ma anche dove si può vivere in armonia con chi lo popola[1] (cf. Mc 1,13). Lo sguardo deve essere colmo di speranza e vedere oltre l’orizzonte della Quaresima già il mattino di Pasqua. Quasi a conferma di ciò, scrive Pavel Evdokimov: «Il deserto quaresimale consisterà nel riposo creativo, nella quiete e nel silenzio dove l’uomo ritrova la facoltà di concentrarsi per la preghiera e la contemplazione, perfino in mezzo a tutti i rumori del mondo, nella metropolitana, fra la folla, ai crocicchi di una città. Ma più di ogni altra cosa il deserto interiore consiste nella facoltà di comprendere la presenza degli altri, gli amici di ciascun incontro. Il deserto sarà, all’opposto di una macerazione fine a se stessa, la rinuncia gioiosa al superfluo, la sua spartizione con i poveri, sarà una serenità pacata e spontanea della coscienza». In breve, imitando Gesù , con l’aiuto dello Spirito, ognuno di noi può uscire dal deserto della propria solitudine per entrare nella dimensione salvifica che troverà compimento cn la Risurrezione.

Aniello Clemente

[1] Marco omette le tentazioni e il riferimento alle fiere evoca l’ideale messianico annunziato dai profeti: il ritorno alla pace del Paradiso (cf. Is 11,6-9), unito al tema del ritiro nel deserto (cf. Os 2,16).