2. I magi: profezia di ciò che avverrà

il quarto re magioI Magi, dunque, sono “figura”, “tipo” delle nazioni, dei popoli che riconosceranno il Messia. Un film con Raul Bova credo intitolato “Il quarto re” o qualcosa di simile, narra le vicende dei tre Magi, ma una tradizione parla anche di un quarto re che giunto in ritardo all’appuntamento con il Bambino trascorre la vita nella sua ricerca e lo troverà, finalmente, mentre sta per essere crocifisso.

Una tradizione racconta che l’imperatrice Elena trova le spoglie dei “Magi” e le regala al vescovo di Milano e il loro culto è già attestato dal IX sec. È raro vederli rappresentati dall’aureola di santità ma Giotto ce ne dà un esempio nell’affresco della cappella degli Scrovegni all’Arena a Padova. Anche i doni dell’incenso e della mirra hanno un grande valore simbolico. L’incenso proviene da una pianta diffusa in Arabia, Somalia, Abissinia; è un cespuglio di media grandezza, da cui si estrae per incisione il vero incenso che veniva importato in Israele e in Egitto. In ebraico è indicato con la parola “lebonah”, mentre “kethoreth” indica una miscela di aromi (tra cui l’incenso) usata nell’olio dell’unzione sacerdotale e bruciata nelle offerte rituali. Di queste preparazioni viene data la ricetta precisa nel libro dell’Esodo. Per l’olio dell’unzione: «Il Signore parlò a Mosè: “Procurati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di cinquecento sicli, cinnamòno odorifero, la metà, cioè duecentocinquanta sicli, canna odorifera, duecentocinquanta, cassia, cinquecento sicli, secondo il siclo del santuario[1], e un hin d’olio d’oliva. Ne farai l’olio per l’unzione sacra[2]…Ungerai anche Aronne e i suoi figli… chi ne farà di simile a questo o ne porrà sopra un uomo estraneo sarà eliminato dal suo popolo»[3]. Per il profumo da bruciare: «Il Signore disse a Mosè: “Procurati balsami: storàce, ònice, galbano come balsami e incenso puro: il tutto in parti uguali. Farai con essi un profumo da bruciare… chi ne farà di simile per sentirne il profumo sarà eliminato dal suo popolo»[4]. Allo stesso Aronne viene prescritto di bruciare incenso nel sacrificio del grande giorno dell’espiazione: «Aronne… poi prenderà l’incensiere pieno di brace tolta dall’altare davanti al Signore e due manciate di incenso odoroso polverizzato; porterà ogni cosa oltre il velo. Metterà l’incenso sul fuoco davanti al Signore»[5].

Alcuni autori ritengono che la mirra, in ebraico “lot”, citata più volte nell’Antico Testamento, sia il ladano invece che la mirra tropicale. La mirra vera invece è una gommoresina estratta dalla commyfera abissinica (famiglia Berseraceae), un albero che vive in alcune regioni dell’Africa e dell’America tropicale e che cresceva anche in Arabia e, infatti, Giustino, Origene, e altri scrittori ritengono i “Magi” arabi, a differenza degli occidentali che li ritengono persiani. La mirra, secondo alcune interpretazioni, vuole prefigurare il destino di quel bambino, infatti veniva usata per i defunti come leggiamo nei Vangeli: Mc 16,1: «Passato il sabato, Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo, e Salome comprarono degli aromi per andare a ungere Gesù»; Lc 24,1: «Ma il primo giorno della settimana, la mattina prestissimo, esse si recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparati»; è in Giovanni che troviamo però il riferimento più preciso: «Nicodemo, che in precedenza era andato da Gesù di notte, venne anch’egli, portando una mistura di mirra e d’aloe di circa cento libbre. Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in fasce con gli aromi, secondo il modo di seppellire in uso presso i Giudei» (Gv 19, 39-40).

[1] Il “siclo del santuario” appare solo nei testi tardivi (qui, 38,24-26; Lv 5,15; 27,25; Nm 3,47; 18,16). Forse è il siclo antico, del valore di 1/50 di mina e del peso di circa gr. 11,4.

[2] Queste prescrizioni sull’uso dell’olio, come quelle che seguono sul profumo, sono tardive: tutti i sacerdoti sono unti, nessun laico deve esserlo. Nei testi storici antichi, l’unzione è riservata ai re (1Sam 10,1s; 16,1s; 1Re 1,39; 2Re 9,6; 11,12). Questa unzione dà al re un carattere sacro: egli è l’unto di Jhvh (1Sam 24,7; 26,9.11.23; 2Sam 1,14.16; 19,22), in ebraico «il Messia», in greco «il Cristo». Applicato spessi dai salmi a Davide e alla sua dinastia, questo titolo è divenuto per eccellenza quello del re dell’avvenire, il Messia, di cui Davide era il tipo, e il Nuovo Testamento lo dà al Cristo Gesù.

[3] Es 30, 22-25.33.

[4] Es 30, 34-35.38.

[5] Lv 16, 11-13.

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I magi non son tre

i Magi 1Il paese classico dei “Magi” era la Persia (moderno Iran), motivo per cui diversi esegeti ritengono provenissero da là. Le pitture antiche li raffigurano con una specie di tipici cappelli persiani, per esempio a Roma nell’affresco di S. Priscilla. Presso i Persiani, i Medi e altri popoli mediorientali i “Magi” costituivano una speciale casta sacerdotale che si dedicava all’astrologia, alla divinazione e alla medicina. Anche Geremia ricorda un ufficiale della corte di Nabucodonosor “capo dei magi”: Ger 39,3: «Tutti i capi del re di Babilonia entrarono, e si stabilirono alla porta di mezzo: Nergal-Sareser, Samgar-Nebu, Sarsechim, capo degli eunuchi, Nergal-Sareser, capo dei magi, e tutti gli altri capi del re di Babilonia». Eppure nonostante la loro grande scienza e sapienza nulla poterono contro il giovane Daniele e i suoi tre amici, Dan 1,19-20: «Il re parlò con loro; ma fra tutti quei giovani non se ne trovò nessuno che fosse pari a Daniele, Anania, Misael e Azaria, i quali furono ammessi al servizio del re. Su tutti i punti che richiedevano saggezza e intelletto, sui quali il re li interrogasse, li trovava dieci volte superiori a tutti i magi e astrologi che erano in tutto il suo regno».

A volte il nome “mago” assume nella Bibbia il valore popolare del nostro “indovino”. Così doveva essere Simone Mago[1] (At 8,9: «Or vi era un tale, di nome Simone, che già da tempo esercitava nella città le arti magiche, e faceva stupire la gente di Samaria, spacciandosi per un personaggio importante») e il mago Elima (At 13,8: «Ma Elima, il mago (questo è il significato del suo nome), faceva loro opposizione cercando di distogliere il proconsole dalla fede»). Matteo è l’unico che parla dei “Magi”, che interpretano l’apparizione di una stella (cometa) come segno premonitore della nascita del “Re dei Giudei” e partono per rendergli omaggio, ma rileggiamo più attentamente i vari versetti, Mt 2,1.7.11.16: «Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all’epoca del re Erode. Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme (…) Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s’informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa (…) Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra (…) Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo, e mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio dall’età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi». Ebbene sì, non sono tre e non sappiamo come si chiamavano. Il numero dei doni ha deciso anche il numero di chi li portava. I Padri della Chiesa vi hanno visto simboleggiata la regalità (oro), la divinità (incenso) e la passione (mirra) di Gesù. I Vangeli apocrifi oltre a confermare il numero gli affibbiano anche i nomi: Gaspare, Pudizarre e Baldassarre che era nero. Più tardi il re nero sarà Gasparre e Pudizarre si chiamerà Melchiorre, come li conosciamo oggi. L’adorazione dei Magi[2] compie gli oracoli messianici che annunciavano l’omaggio delle nazioni al Dio d’Israele. 1Re 9,28: «Andarono a Ofir [nell’Arabia sudoccidentale], vi presero dell’oro». Is 49,23: «I re saranno i tuoi precettori e le loro regine saranno le tue balie; essi si inchineranno davanti a te con la faccia a terra, lambiranno la polvere dei tuoi piedi; tu riconoscerai che io sono il Signore, che coloro che sperano in me non saranno delusi». Is 60,6: «Quelli di Seba verranno tutti, portando oro e incenso». Sal 72, 10-15: «I re di Tarsis e delle isole gli pagheranno il tributo, i re di Seba e di Saba gli offriranno doni; tutti i re gli si prostreranno davanti, tutte le nazioni lo serviranno. Poich’egli libererà il bisognoso che grida e il misero che non ha chi l’aiuti. Egli avrà compassione dell’infelice e del bisognoso e salverà l’anima dei poveri. Riscatterà le loro anime dall’oppressione e dalla violenza e il loro sangue sarà prezioso ai suoi occhi. Egli vivrà; e a lui sarà dato oro di Seba, la gente pregherà per lui tutto il giorno, lo benedirà sempre». Ez 27,22-23: «I mercanti di Seba e di Raama anch’essi commerciano con te; provvedono i tuoi mercati di tutti i migliori aromi, di ogni tipo di pietre preziose e d’oro. Aran, Canné e Eden, i mercanti di Seba, d’Assiria, di Chilmad, commerciano con te». Ger 6,20: «Che m’importa dell’incenso che viene da Seba [o Saba, nell’Arabia sudoccidentale]». La regina di Saba[3], quando andò a trovare Salomone, portò pure aromi e oro in abbondanza (1Re 10,1-2); e Gesù la chiamò “regina del sud” (Mt 12,42). Il regno di Saba occupava il sud-ovest della penisola arabica e questa regina era la reggente di una delle colonie stabilite nell’Arabia del nord. Il motivo della sua visita fu forse quello di stabilire relazioni commerciali. Salomone, che dominava sulla Transgiordania controllava le strade delle carovane che andavano dall’Arabia del nord in Siria e in Egitto. Saba è annoverata tra le grandi tribù carovaniere ed è più volte ricordata nella Bibbia: Ez 27, 22-23: «I mercanti di Seba e di Raama anch’essi commerciano con te; provvedono i tuoi mercati di tutti i migliori aromi, di ogni tipo di pietre preziose e d’oro. Aran, Canné e Eden, i mercanti di Seba, d’Assiria, di Chilmad, commerciano con te». Ger 6,20: «Che m’importa dell’incenso che viene da Seba, della canna odorosa che viene dal paese lontano? I vostri olocausti non mi sono graditi, i vostri sacrifici non mi piacciono». Gb 6,19: «Le carovane di Tema guardano là, i viandanti di Saba sperano in essi».

[1] Cf. Filippino Lippi, Storie di san Pietro: La disputa con Simon Mago (1478-1485), Firenze, Santa Maria del Carmine, cappella Brancacci.

[2] Cf. Stephan Lochner, Adorazione dei Magi (1435-1440), Trittico dei santi Patroni (parte centrale), Colonia, Duomo.

[3] Cf. Piero della Francesca, Leggenda della croce: L’adorazione del sacro legno e l’incontro di Salomone con la regina di Saba (1452-1462), Arezzo, San Francesco.

Liturgia del giorno: Santa Marta

Lazzaro
Resurrezione di Lazzaro

Grado della Celebrazione: Memoria

Colore liturgico: Bianco

Antifona d’ingresso
Gesù entrò in un villaggio
e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. (Lc 10,38)

Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
il tuo Figlio fu accolto come ospite a Betania
nella casa di santa Marta,
concedi anche a noi
di esser pronti a servire Gesù nei fratelli,
perché al termine della vita
siamo accolti nella tua dimora.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (1Gv 4,7-16)
Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito.
E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi.
Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 33)
Rit: Gustate e vedete com’è buono il Signore

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.
Gustate e vedete com’è buono il Signore
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.
Gustate e vedete com’è buono il Signore
Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.
Gustate e vedete com’è buono il Signore
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.
Gustate e vedete com’è buono il Signore
Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.

Canto al Vangelo (Gv 8,12)
Alleluia, alleluia, alleluia.
Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.
Alleluia.

VANGELO (Gv 11,19-27)
Io credo che sei il Cristo, il Figlio di Dio.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Parola del Signore.
Preghiera dei fedeli
+ Accogliere, ascoltare, servire Gesù che viene è il senso della vita cristiana. Vivendo insieme l’atteggiamento di Marta e di Maria chiediamo:
Signore, donaci un cuore attento.
Perchè la Chiesa diventi la tenda in cui tutti gli uomini si sentano accolti e amati. Preghiamo:
Perchè ogni battezzato viva le opere di misericordia come un dovere amoroso. Preghiamo:
Perchè il nostro atteggiamento umile e servizievole cementi l’unione in famiglia, fra amici, e in ogni occasione d’incontro. Preghiamo:
Perchè i cristiani imparino a dosare i tempi della loro giornata, riservandone la primizia alla lode del Signore. Preghiamo:
Perchè l’accoglienza di Gesù nell’eucaristia e nella sua parola ci insegni a prediligere l’essenziale della vita. Preghiamo:
Per le madri di famiglia.
Per chi, nelle comunità, compie i servizi più umili.
+ O Dio, che hai promesso di essere nostro ospite fino alla fine dei tempi, donaci di saperti riconoscere e servire nei fratelli, e fà che rimaniamo in te, pur nella stretta quotidiana di mille occupazioni. Te lo chiediamo nel nome di Gesù, che con te vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiera sulle offerte
Salgano a te, Signore, le nostre lodi
e ti sia accetto il nostro servizio sacerdotale,
come ti fu gradita
la premurosa ospitalità di santa Marta,
che accolse nella sua casa il Cristo, tuo Figlio.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Antifona di comunione
Marta disse a Gesù:
“Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente,
che sei venuto nel mondo” (Gv 11,27)

Preghiera dopo la comunione
La comunione al corpo e sangue del tuo unico Figlio
ci liberi, o Padre, dagli affanni delle cose che passano,
perché sull’esempio di santa Marta
collaboriamo con entusiasmo all’opera del tuo amore,
per godere in cielo la visione del tuo volto.
Per Cristo nostro Signore.

Redazione LaChiesa.it
www.lachiesa.it/liturgia