6. “Crocifissi col Crocifisso”. Giuseppe Falanga: La “lezione mistica” della liturgia.

falangaIl prof. Falanga, Docente di Liturgia, preliminarmente ricorda che la Chiesa cattolica annovera tra i Santi 14 stigmatizzati e con l’ausilio del Messale Romano e del Lezionario ricorda ai numerosi allievi presenti (ma anche ai docenti) che la liturgia non si apprende in aula ma si studia, si prega: «lex orandi, lex credendi». Divide il suo pregnante intervento in tre momenti: ricorrenza e memoria di S. Caterina da Siena, San Pio da Pietrelcina e S. Francesco nei libri liturgici. Rapporto tra Liturgia e Mistica. Conclusioni. Passa, quindi, a leggere i passi in cui il tema del convegno: il rapporto col Crocifisso, è ricordato nelle Feste o memorie dei Santi.

  Messale

 

Messale

 

Lezionario

1Gv 1,5-10

Lezionario

Gal 6,14-18

29 aprile Santa Caterina da Siena Colletta: «O Dio, che in santa Caterina da Siena, ardente del tuo spirito d’amore, hai unito la contemplazione di Cristo crocifisso e il servizio della Chiesa…»   «…Dio è luce e in lui non ci sono tenebre… Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce… il sangue di Cristo… ci purifica da ogni peccato…»  
23 settembre San Pio da Pietrelcina Colletta: «Dio onnipotente ed eterno, con grazia singolare hai concesso al sacerdote san Pio di partecipare alla croce del tuo Figlio…»

 

Prefazio (embolismo): «… Tu hai posto nel cuore di san Pio il fuoco di una così grande carità per Cristo. Egli, associato alla sua passione, lo ha seguito con amore perseverando fino alla croce e ai fratelli, afflitti da pene nell’animo e nel corpo, ha rivelato incessantemente la divina misericordia».   Porto le stigmate di Gesù nel mio corpo

«Quanto a me invece non ci si altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo…»

4 ottobre San Francesco d’Assisi Orazione sulle offerte: «… a celebrare il mistero della croce, che segnò l’anima e il corpo di san Francesco…»

 

Prefazio (embolismo): « Tu hai innalzato san Francesco… alle vette della perfezione evangelica; lo hai infervorato di ardore serafico… e insignito delle sacre stigmate, l’hai additato al mondo quale fedelissima immagine di Cristo crocifisso nostro Signore». La Sequenza è molto bella e, seppure facoltativa, sarebbe opportuno leggerla nella forma integrale. La lettura è sempre Gal 6,14-18 ma cambia la didascalia introduttiva: “Il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo”.

Il prof. Falanga ricorda quanto abbiamo perso distaccandoci dalla liturgia ortodossa per la quale la liturgia è «il cielo sulla terra». Sacramenti, Liturgia, mistero pasquale di Cristo, sono da considerare unitariamente ed inseriti nella Storia della Salvezza; per questo le caratteristiche di quest’ultima sono anche le caratteristiche dei primi, ferma restando peculiare ad ognuno le modalità di attuazione della redenzione. Così ad esempio la nuzialità che contraddistingue la relazione Dio-Israele nella generale Storia della Salvezza, contraddistingue anche il mistero pasquale di Cristo e naturalmente anche la Liturgia che si impernia sui sacramenti, in quanto ultimo momento della Storia della Salvezza. Nella Chiesa e per la Chiesa, fidanzata di Cristo, continua nel tempo l’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, perché come Cristo fu inviato dal Padre, anch’egli inviò gli apostoli, ripieni dello Spirito Santo, a predicare il Vangelo a tutti gli uomini e ad attuare per mezzo della Liturgia l’opera della salvezza che annunciavano. Perché possa accadere ciò, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, in modo speciale nelle azioni liturgiche, ne consegue che la Liturgia è opera di Cristo e della Chiesa, dunque quella nuzialità realizzata una volta da Cristo capo è realizzata oggi da Cristo capo e membra. Nel corso dei secoli, nella Chiesa, sono tantissimi i testimoni coerenti con le parole dell’apostolo Paolo: «Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo[1], a favore del suo corpo che è la Chiesa»[2]. Tra gli altri, Teresa d’Avila, Teresa Benedetta della Croce, figure eccellenti dell’ordine carmelitano, hanno fatto della croce il perno della loro vita: il talamo per le nozze con Cristo. Teresa d’Avila venne favorita in vita di grazie straordinarie vissute in estasi, come racconta ella stessa: «Quel cherubino teneva in mano un lungo dardo d’oro sulla cui punta di ferro sembrava ardesse un po’ di fuoco. Pareva che me lo conficcasse varie volte nel cuore, cacciandomelo dentro fino alle viscere, che poi mi sembrava strappasse fuori quando tirava il dardo, lasciandomi avvolta in una fornace d’amore. Lo spasimo della ferita era così vivo che mi faceva uscire gemiti, ma al tempo stesso tanto elevato, da impedirmi di desiderarne la fine e di cercare altro diversivo, fuorché in Dio»[3]. Suor Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, visse pienamente la sua appartenenza a Cristo. Filosofa tedesca, ebrea convertita al cattolicesimo, seppe coniugare perfettamente scienza e croce. Visse la sua vocazione al Carmelo come cammino di consegna di sé, consapevole che «se ti decidi per Cristo, può costarti la vita»[4], poiché, «se vuoi sposare l’Agnello, devi lasciarti inchiodare con Lui sulla croce»[5]. Sotto il segno della croce accolse e comprese la propria vocazione al Carmelo. Ella volle collaborare a ciò che manca alla  Passione di Cristo: «è per questo che il Signore ha preso la mia vita a vantaggio di tutti. Mi viene da pensare continuamente alla regina Ester. Io sono una povera e impotente piccola Ester, però il re che mi ha scelto è infinitamente grande e misericordioso. Questa è una grande consolazione»[6]. E il Re volle prenderla per sé, lasciando che il suo amore si esprimesse nella maniera più grande: attraverso il martirio[7].

[1] Per un approfondimento si consiglia A. Clemente, Completo nella mia carne. L’aspetto salvifico della sofferenza, EDI, Napoli 2016.

[2] Col 1,24.

[3] G. Papasogli, Fuoco in Castiglia Vita di Teresa d’Avila, OCD, Roma 2006, 189.

[4] Teresa Benedetta Della Croce, Lettera del 26.6.1934. Cito da: Girardello R., Edith Stein. In grande pace varcai la soglia, OCD, Roma 1998, 256.

[5] Ib.

[6] Teresa Benedetta Della Croce, Lettera 31.10.1938. Cito da: Girardello, Edith Stein, 265.

[7] Per parte dell’articolo ringrazio Patrizia De Iulio con la quale, spero presto, intendo pubblicare: «Ti farò mia sposa per sempre». La Chiesa segno d’amore nei Sacramenti, per i tipi della EDI di Napoli.

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