7. “Crocifissi col Crocifisso”. Giampiero Tavolaro: L’edizione dei Diari di Teresa Musco: un primo bilancio.

tavolaroDocente di Teologia dogmatica ci presenta la sua indagine sulla catalogazione dei Diari di Teresa Musco, la mistica casertana stigmatizzata. Tavolaro ha spiegato il suo metodo d’indagine e la volontà di non escludere dalla sua catalogazione nessuno scritto, neanche quelli citati come “copiati” perché tutti formanti il corpo dell’Opera omnia di Teresa Musco. Ovviamente da attento filologo intenderebbe non più parlare di “Diari” ma di “Confessioni”. I casi noti di stigmatizzati mostrano spesso le cinque Sante Piaghe inflitte a Gesù, secondo i Vangeli, durante la Crocifissione: mani e piedi forati, costato trapassato. Alcuni santi stigmatizzati mostrano anche ferite sul capo simili a quelle causate dalla corona di spine, come S. Rita da Cascia. Altre stigmate riportate includono lacrime o sudore di sangue (riferimento a Lc 22,44), e ferite sulla schiena come da flagellazione[1]. Sono ricordati nella letteratura anche rari casi di stigmate luminose, come ad esempio quelle di S. Caterina de’ Ricci, oppure casi di stigmate invisibili, come quelle di S. Maria Faustina Kowalska. Si riportano anche casi di stigmate divenute invisibili a seguito di un’espressa preghiera dello stigmatizzato. Nella teologia e mistica cristiana il soggetto riceve le stimmate quando entra (per grazia divina, indipendente dalla sua volontà) in uno stato di perfetta unione con Gesù sofferente, fino a identificarsi fisicamente con lui. Si deve notare che la manifestazione visibile delle stimmate sul corpo del soggetto non è l’unico caso affermato dalla dottrina; innumerevoli i casi di stimmate “nascoste” o “invisibili” riconosciute dalla Chiesa e descritti anche nell’agiografia, condizioni mistiche in cui il soggetto si sente egualmente unito con Gesù, sente in sé tutte le sue sofferenze e rivive intimamente la sua passione, senza che tutto ciò si manifesti fisicamente sul suo corpo. Sebbene questo fenomeno segni profondamente la dottrina cristiana, permangono a tutt’oggi molti dubbi sulla loro genesi. Dalle prime manifestazioni ascritte a San Francesco d’Assisi, l’interpretazione di queste manifestazioni, ritenute come la trasposizione sulla carne delle ferite inferte a Gesù sulla croce, è sempre vissuta nel contrasto tra la venerazione e l’accusa di superstizione. Molti santi stigmatizzati hanno sperimentato forti sospetti e isolamento, sottoposti a un controllo attento.

Un grazie particolare al prof. Pasquale Giustiniani che ha introdotto i lavori e li ha saputo coordinare con particolare maestria rientrando il Convegno, cosa rara, negli orari stabiliti, e dando

[1] Cf. A. M. Turi, Stigmate e Stgmatizzati, Edizioni Mediterranee, Roma 1990; E. Baccarini, “Stigmate, segni divini o simboli terreni”, in Archeomisteri, i Quaderni di Atlantide n° 8 marzo – Aprile 2003.

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Ecumenismo e dialogo ebraico cristiano a Napoli

la tenda di abramoL’AECNa (Amicizia Ebraico-Cristiana di Napoli) organizza per il 4 maggio alle ore 17,30: «Dialogando tra ebrei e cristiani», LA TENDA DI ABRAMO: siamo tutti stranieri. L’incontro avverrà nella Sala Vasari a S. Anna dei Lombardi, piazza Monteoliveto, 4. Sarà visitabile la “Mostra Biblica” fino al 6 maggio.

Mi permetto piccoli spunti di riflessione. La Bibbia non si deve leggere in maniera fondamentalista. Dobbiamo liberarci di una religione chiusa solo nel sacro perché essa è proiettata in tutta la nostra esistenza, intessuta di trascendenza. La religione comincia dal rito ma abbraccia tutti gli altri aspetti della vita. La fede è al servizio dell’uomo. La vera religione cristiana è servire l’uomo: Dio si inginocchia davanti all’uomo. Nel 1986 vi fu l’Incontro di Pace ad Assisi e il Papa offrì il suo anello al primate anglicano, gesto dalla grande valenza teologica ed ecumenica. Giovanni Paolo II in un viaggio a Damasco entra per la prima volta in una moschea e lo fa scalzo, come vuole la consuetudine, perché è il luogo dove abita Dio. Allo stesso modo Benedetto XVI quando ha pregato a Gerusalemme, perché siamo tutti figli dello stesso Dio. Tutti i popoli della terra appartengono a Dio. Cosa possiamo attingere dalle altre religioni? Dall’Oriente possiamo mutuare l’amore per la natura, dal buddhismo la non violenza, dall’islam e dall’ebraismo la valenza della preghiera, e il rispetto del Libro Sacro. Se lo Spirito Santo è presente ovunque, lo sarà anche in popoli diversi da noi. Non può esserci pace nel mondo se non c’è pace fra le religioni. I tanti conflitti in atto forse cesserebbero se ci fosse armonia e pace fra le religioni. Giovanni Paolo II richiamava continuamente al dialogo e alla ricerca di una verità comune perché nessuna la tiene confezionata o ne possiede il monopolio. Già Joseph Ratzinger, anni fa, disse che spesso le verità cristiane ci vengono presentate come alberi abbattuti, senza vita, dove nessun uccello potrà più fare il nido. Oggi c’è un’idea deturpata di Dio. Si è più portati a credere al Dio dei filosofi che al Dio misericordioso. J. P. Sartre avendo da bambino incendiato un lembo del tappeto, pur avendo nascosto il fatto sentiva che Qualcuno lo seguiva dappertutto e, pur di non sentirsi colpevole, “ruppe” con Dio, disse: «Non lo frequento più». Purtroppo essendo invalsa per parecchio tempo la definizione degli uomini come «massa di dannati» anche Dio è stato relegato in un angolo, offuscato, togliendomi la Sua caratteristica di Padre che perdona ed aspetta il figlio che torna. La conversione è l’azione di grazia, è Dio che ci prende per mano.

Aniello Clemente.

Quaresima e Vita

crocifissiponeDice il Deuteronomio: «Vedi, io pongo davanti a te la vita e il bene… Io ti pongo davanti la vita e la morte… scegli dunque la vita» (Dt 30,15s.).  Scegliere la vita sembra quasi scontato, eppure chi non è più “sano” nel corpo, nella mente, nello spirito può scegliere volontariamente la morte. In conclusione, in questo periodo di Quaresima tutti noi cristiani siamo invitati a vivere più intensamente il clima di preghiera e di carità. I recenti fatti di cronaca che hanno attinenza con il termine della nostra vita ci pongono responsabilmente di fronte al problema di come rendere bella la vita, anche quando è segnata dalla sofferenza e dalla malattia. La morale cristiana è a favore sempre e comunque alla vita e mai a favore della cultura della morte, anche se la si definisce come dolce morte, oppure suicidio assistito. La nostra vita, quella che il Signore ci ha donato, anche se è segnata dalle croci insopportabili, vale sempre la pena viverla fino in fondo, fino a quel momento in cui Dio ci ha chiama a sé e ci porta con sé nell’eternità. Cristo ci insegna che non siamo noi la fonte del bene, ma che siamo chiamati ad essere mediatori, a patto di resistere alle vertigini del nostro vuoto, fidandoci della Vita. La vita è un cammino, dobbiamo alzare il passo per farne un altro e in un attimo perdiamo la stabilità, ma attraverso la fiducia la ritroviamo per fare un altro passo. La stabilità non è una nostra caratteristica, a meno che non stiamo fermi. Fidiamoci della fonte del Bene e della Vita e uniamoci a Gesù anche e, specialmente, quanto orante ci vuole vicini nell’Orto del Getsemani!

Aniello Clemente.

Quaresima: salone di bellezza

trasfigurazione2Vi sembrerà strano ma questa piccola storia nasce dalla mente di uno dei più grandi inventori del mondo, Leonardo da Vici: «Fermo sulla soglia il piccolo bruco guardava intorno il pullulare della vita, chi saltava, chi cantava, chi correva, chi volava; tutti gli insetti erano in continuo movimento. Lui solo, poveretto, era senza voce e non poteva né correre né volare. Eppure non invidiava nessuno: sapeva di essere un bruco e che i bruchi devono imparare a filare una bava sottilissima per tessere il loro nido. «Così è, e così sarà, a ognuno il proprio destino» pensava e, con nuovo zelo, riprese il suo lavoro di tessitore. In breve si trovò chiuso in un tiepido e avvolgente bozzolo di seta preziosa, isolato dal resto del mondo. Non potendo più filare pensò: «E ora cosa accadrà?», «Sta quieto e aspetta… un po’ di pazienza e vedrai» sentì una voce che gli sussurrava nel cervello e nel cuore. Al momento giusto il bruco si svegliò e… non era più un bruco: uscì dal bozzolo con due ali bellissime, dipinte di vivi colori e subito si volò in alto nel cielo[1]. È vero che nelle favole o nei racconti tutto può accadere e avvengono trasformazioni inimmaginabili: Cenerentola si trasforma in principessa, il ranocchio in Principe Azzurro, Pinocchio in un bel bambino. Anche noi possiamo vivere la nostra favola e vivere “trasfigurati” dalla Luce di Dio, basta pregare e fare la Sua volontà.

Aniello Clemente.

[1] Cf. Leonardo da Vinci, Favole e leggende, Giunti Junior, Milano 2009.

Quaresima luogo di preghiera

assunzione 5Pregare non è trovare le argomentazioni più valide per indurre Dio ad acconsentire ai nostri bisogni e ai nostri desideri. Pregare è avere in sé lo spirito di figli per chiamare Dio «Abbà». In questi giorni abbiamo contemplato il Volto trasfigurato di Gesù, anche per noi, dice papa Francesco, c’è bisogno di andare in disparte, di salire sulla montagna, per trovare noi stessi e percepire meglio la voce del Signore. Eppure l’incontro con Dio nella preghiera ci spinge a scendere dalla montagna per andare incontro alle necessità dei fratelli. Quando abbiamo nel cuore la Parola di Gesù ella cresce dandola all’altro[1]. Per questo, la vera preghiera, tocca il cuore del padre che trabocca di amore per coloro che lo riconoscono come Padre. Preghiera è anche tacere al suo cospetto: Gesù ha detto: «Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole» (Mt 6,7). Gesù non ha sprecato parole: tutto il suo insegnamento l’ha riassunto nel “Pater” e poi, per dimostrane la validità, si è fatto egli stesso “preghiera” cioè offerta, sacrificio, testimoniando con la sua vita il rapporto d’amore profondo col Padre. Un brav’uomo passava ogni giorno davanti ad una immagine di Maria dipinta sul muro di una strada. Ogni volta le rivolgeva un saluto: «Buongiorno, Madre!». Una sera, dopo qualche anno, sentì distintamente una voce provenire dall’immagine: «Buonasera, figliolo!». Se non sentiamo la risposta alle nostre preghiere è perché in fondo non ce l’aspettiamo.

Aniello Clemente.

[1] Cf. Papa Francesco, Angelus del 16 marzo 2014.

Prima Domenica di Quaresima: con la Parola sconfiggeremo le tentazioni

quaresimaUna settimana fa la Parola ci parlava di un Dio Padre/Madre che si commuoveva come una partoriente e che, come madre, sa benissimo di cosa abbiamo bisogno: cercare il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte le altre cose ci saranno date in aggiunta. Noi siamo immagine e somiglianza di Dio e anche a noi Satana sembra dire: se sei Figlio di Dio… e ci suggerisce di interrompere il “digiuno” intrapreso per “soddisfare” i nostri desideri. Noi siamo come Mosè che dovendosi preparare a ricevere le tavole della legge non mangiò per quaranta notti e per quaranta giorni. Ciò che stiamo vivendo, la preparazione alla Pasqua, è così grande che richiede una forte preparazione. Forse perché celebriamo con più enfasi in questa Quaresima le celebrazioni, ancor “segnati” dalle ceneri, pensiamo di essere invincibili e Satana ci viene a tentare proprio “a Gerusalemme”, cioè nel luogo di culto, nella chiesa, all’oratorio, al catechismo. Ci porta sul pinnacolo del tempio (luogo privilegiato della presenza di Dio secondo gli israeliti) sui nostri campanili, per dimostrare quanta fiducia abbiamo in Dio. Finita la tentazione spirituale ecco comparire quella più subdola, quella del potere, qui Satana subdolamente si sostituisce a Dio offrendo il dominio e la gloria (meglio: vanagloria), eppure basta ricordare un proverbio napoletano: «’O tauto che sacche nun è stat’ ancor’ criato» (La bara con le tasche non è stata ancora creata). Ricordando il ricco epulone sappiamo quanto questo è vero! Ma come resiste Gesù alle tentazioni? Semplicemente citando testi biblici, già qui ci dice che lui è il vangelo della vita: Gesù è la Parola di Dio donata perché noi avessimo la vita eterna. Sono certo che nelle nostre case abbiamo una Bibbia, o un Vangelo, di quelle con le copertine in pelle e rilegature decorate, spesso messe in bella mostra, spolverate anche con devozione, mai aperte. Abbiamo bisogno di aprirle, consultarle quotidianamente, perché lì è la risposta da dare a chi ci tenta e ci vuole far desistere dai nostri santi propositi. «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Invece rincorriamo sogni fugaci, realizziamo desideri che durano un attimo; certo il lavoro, la salute, la tranquillità, sono importanti, ma li possiamo ottenere prima ascoltando ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Gesù non fa nulla di straordinario semplicemente si riferisce a quello che sta scritto… Non tenterai il Signore Dio tuo: Dio non si può comperare, né mettere alla prova; di Lui bisogna imparare a fidarsi! «Ed ecco angeli si avvicinarono e lo servivano». Gesù vince le tentazioni e viene servito dagli Angeli: questa è la nostra ricompensa ed è vero… perché «Sta scritto…».

Aniello Clemente

Riscoprire don Bosco educatore

buongiorno-14La sua particolare vocazione era scaturita da una chiamata speciale che il Signore più volte gli aveva rivolto attraverso sogni profetici. Il periodo successivo agli anni 1850 è quella della prima rivoluzione industriale: a frotte, ragazzi e giovani delle valli piemontesi emigrano in città per offrirsi come manodopera di basso costo alle industrie manifatturiere, alle botteghe artigiane, ai cantieri edilizi. Molti di loro, indifesi, senza cultura né fissa dimora, sono vittime d’ingiustizie, abusi, violenze; sperimentano incertezze, paure, privazioni, e perdono la gioia di vivere. Alcuni scelgono la strada della delinquenza. Fu proprio l’esperienza con i ragazzi carcerati a sconvolgere Don Bosco, sollecitando in lui un nuovo modo di essere prete: «Vedere turbe di giovanetti… sani, robusti, d’ingegno svegliato… là inoperosi, rosicchiati dagli insetti, stentare di pane spirituale e temporale, fu cosa che mi fece inorridire»[1]. Questo è il primo elemento da registrare: Don Bosco ha saputo interpretare la realtà sociale e tirarne le conseguenze. Così nacque in lui un’immensa compassione per quei ragazzi. Di fronte ai più diseredati e sfruttati, sentì l’urgenza di offrire un ambiente accogliente e una proposta educativa che potessero rispondere ai loro bisogni: «Chi sa, diceva tra di me, se questi giovani avessero fuori un amico che si prendesse cura di loro, li assistesse e li istruisse nella religione… che sa che non possano tenersi lontani dalla rovina o almeno diminuire il numero di coloro che ritornano in carcere? »[2]. Ed ecco un secondo elemento da percepire: la fantasia pastorale che portò don Bosco a cercare con creatività e generosità risposte adeguate alle nuove sfide, il che implicava creare strutture che potessero rendere possibile un mondo alternativo per quei ragazzi. Don Bosco voleva «prevenire», accogliendo i ragazzi che arrivavano a Torino in cerca di lavoro, gli orfani o quelli abbandonati dai genitori. Cominciò con l’offrire una proposta educativa centrata sulla preparazione al lavoro che li aiutasse a recuperare dignità e fiducia in se stessi, integrata dall’offerta di un ambiente positivo, ricco di gioia e di amicizia, nel quale quasi per contagio, potessero assumere valori morali e religiosi. I giovani erano tanti e i loro bisogni ancor di più; egli si consumava per loro, continuava a sognare, ma cominciava anche a realizzare i sogni: avere un “esercito di collaboratori” che potessero affrontare la grande emergenza educativa di quei tempi di prima industrializzazione, un suo “esercito”: chierici, sacerdoti, religiosi e religiose, celibi e sposati e i giovani più grandi, educati a diventare leader dei compagni. Come conclusione di questa panoramica articolata sulla figura di don Bosco, nasce l’urgenza di una serie di domande: in una società sempre più secolarizzata e secolarizzante, o prettamente relativista,  per le sue scelte di “onnipotenza umana” con le quali si pone al di sopra di Dio, «il materialismo individualista… il consumismo… il deterioramento dei valori familiari basilari… dell’onestà pubblica e privata»[3], quale può essere il segno e la testimonianza degli adulti “significanti”? Cioè, di ognuno di noi? Il santo dei giovani ci faccia riscoprire la gioia degli Oratori e dello spendersi per i ragazzi a noi affidati. Pace e gioia, Aniello Clemente.

[1] Cfr. Bosco G., Memorie dell’Oratorio, a cura di Ferreira A., LAS, Roma 1992.

[2] Cfr. Bosco G., Memorie dell’Oratorio, op. cit.

[3] Celam, L’evangelizzazione nel presente e nel futuro dell’America Latina, Puebla 1979, 54-58.